150 mila bar, 18 miliardi di fatturato, ma il numero degli esercizi registra ancora un saldo negativo di 5.664 attività.

Si è tenuto a Torino un incontro con il presidente FIPE Lino Enrico Stoppani in occasione di Gourmet Expoforum un incontro promosso con Pubblici Esercizi Associati e Ascom dello stesso capoluogo, dove sono stati presentati i dati sui Pubblici Esercizi italiani.

Il numero dei bar in attività in Italia sono 149.154 con un volume d’affari complessivo di 18 miliardi di euro. 5,4 milioni di italiani amano fare colazione al bar e con una spesa media di 2,40 euro a persona. Si consuma prevalentemente bevande calde (36,6 %) al primo posto c’è l’irrinunciabile caffè con un costo medio di 1,00 euro e a seguire cappuccino con un prezzo medio di 1,30 euro. La regione con il più alto numero di bar è la Lombardia con 16,9% segue il Lazio 10,4% e la Campania con il 9,6% segue il Veneto e il Piemonte.

Tra le tipologie di bar prevalgono i breakfast e i morning (30%) seguiti dai generalisti (24%), lunch bar (17%), bar serali (16%) e bar multifunzione (14%). A consumare il loro pranzo al bar, sono invece, 1,3 milioni di italiani con una spesa media di 7,50 euro a persona.

Il dato meno incoraggiante è il saldo negativo del 2017 di 5.664 imprese che hanno chiuso i battenti, la differenza tra le iscritte (6.335) e le cessate (11.979.

Come avevo già segnalato in un mio precedente articolo “Come far chiudere un pubblico esercizio in 10 mosse” gli errori che si commettono e che sono la causa principale della chiusura di un bar, sono sempre gli stessi:
• Avere una proposta generalista senza elementi distintivi
• Personale scadente e a buon mercato
• Ubicazione sbagliata in punti non nevralgici.
• Scarsa pulizia degli ambienti
• Offerta limitata e ripetitiva nel tempo.
• Difficoltà di parcheggio.
• Accoglienza scadente o assente.
• Mancanza delle capacità relazionali con la clientela, talvolta si è protervi o riottosi.
• Assenza di un controllo di gestione adeguato aggiornato
• Incapacità della gestione finanziaria dell’attività

e altri ancora, si potrebbe continuare con altre innumerevoli ragioni. Ma da addetto al settore, ritengo che una delle ragioni principali sia la scarsità della formazione degli addetti al settore; non è più sufficiente saper fare un buon caffè, le competenze richieste sono sempre più trasversali, che variano dal controllo di gestione al web marketing, dalla gestione del personale alla customer sactisfaction …

Suggerisco di cominciare a crearsi i rudimenti (i principi elementari di una disciplina), seguendo anche un semplice video-corso (in eLearning) di Food and Beverage Manager accessibile a tutti, con una spesa modica e fruibile da qualsiasi dispositivo pc, smartphone, iPad ecc. come quella che la Team Management propone ormai da anni, dopo averlo divulgato a centinaia di studenti in ogni parte d’Italia.