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Intervista al Dott. Addabbo al termine del suo intervento alla BTM di Lecce

Il pubblico numeroso ha partecipato all’intervento del Dott. Emanuele Addabbo Business Coach e fondatore della Team Management  sull’Hospitality Business Coaching che si è tenuto a Lecce il 17 febbraio 2017; ecco un breve passaggio dell’intervista fatta dalla tv trm h24:

 

Le abilità Manageriali

Le abilità manageriali sono le capacità di assolvere ad una serie di funzioni che il ruolo manageriale richiede. Molte di queste funzioni richiedono esercizio, impegno, volontà, per cui anche se alcune sono innate in natura non sempre emergono in maniera ben definita.

A differenza delle competenze che si intendono invece: le capacità di un individuo, che consentono di effettuare una prestazione lavorativa. Una caratteristica individuale che è correlata a una performance definita. E queste possono anche non essere innate o naturali, ma le si possono acquisire con la pratica o lo studio.

Talvolta la proprietà di una impresa non sempre corrisponde a persone che hanno un’innate capacità di saperla gestire, pertanto si crea una frattura tra il ruolo di chi possiede un’azienda (intesa come somma dei beni materiali ed immateriali) e chi la deve gestire.

Chi “guida un’impresa” deve avere l’umiltà di chiedersi se ha abilità manageriali.

Nell’immagine qui sotto, le abilità manageriale, sono illustrate a raggiera:
Sviluppo-delle-abilità-manageriali1
Il “Business Coach” nelle organizzazioni produttive, aiuta il manager (proprietario) a migliorare le abilità che il suo ruolo richiede, perché se queste non sono ben sviluppate producono effetti contrari a quelli desiderati, talvolta complica i problemi anziché risolverli, trasformandosi in perfetti COMPLICATOR MANAGER!

Dove c’era un solo problema ed è intervenuto, è stato così bravo, da crearne altri tre!

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Piano Strategico del Turismo 2016 – 2025 Intervento del Dott. Emanuele Addabbo

Si è tenuto a Foggia il 14 aprile 2016 il primo dei tre incontri previsti per raccogliere proposte per la formazione da inserire nel “Piano Strategico del Turismo 2016 – 2025” per la Puglia.

Ecco l’intervento del Dott. Emanuele Addabbo della Team Management Coaching che rappresentava l’Associazione Albergatori di Gallipoli (LE) “Puglia Bella” che ha realizzato un primo percorso di formazione in aula, con la HOSPITALITY SCHOOL di Gallipoli,  per acquisire le competenze di base gli addetti all’ospitalità, con varie qualifiche, da assumere per la stagione estiva 2016 nelle loro strutture ricettive di Gallipoli.

Il primo percorso di formazione si è svolto a Gallipoli durante il mese di marzo 2016, ha visto la partecipazione di 64 studenti e l’attività di formazione si è svolta nelle stesse strutture ricettive di Gallipoli.

 

1° Parte dell’intervento

 

 

2° Parte dell’intervento

 

Il “Business Coaching” negli alberghi italiani, funziona?

La TEAM MANAGEMENT è impegnata da tempo e con molte strutture ricettive disseminate su tutto il territorio nazionale, con programmi di Business Coaching per l’ospitalità. I programmi vengono elaborati su misura, secondo le specifiche esigenze dei clienti e in relazione ad i loro obiettivi.

I risultati che si ottengono sono:

– Aumento del punteggio delle recensioni su Booking.com, TripAdvisor, Holidays-Check.
– Aumento del fatturato camere e servizi complementari.
– Miglioramento del clima aziendale, benessere organizzativo e crescita professionale.
– Feed-back positivo della clientela che apprezzano il livello di servizio e di attenzione.
– Creazione di maggiore “Valore Economico” con iniziative e nuove proposte.

Ecco una recensione pubblicata su TripAdvisor da un ospite dell’Hotel Marinetta di Marina di Bibbona (LI) che segue un programma di Business Coaching da 2 anni, costruito su misura:

Tripadvisor

 

 

La qualità non è ciò che noi pensiamo di aver assicurato ai clienti, ma è ciò che i clienti percepiscono durante il loro soggiorno nella struttura ricettiva.

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Come riconoscere un vero “Leader”.

Vi è mai capitato di avvertire un’energia incontenibile, che vi spinge a fare qualcosa per qualcuno? E che la fareste ad ogni costo…?

Avete mai avvertito il desiderio irrefrenabile di incontrare qualcuno senza sapere qual’è sarà l’oggetto del vostro incontro, ma la sola cosa che vi spinge a farlo è stare con quella persona…?

Avete mai avuto un interminabile zampillio di idee, propositi, progetti dopo aver incontrato una persona di questo genere ?

Desiderate incontrare nuovamente quella persona e non vedete l’ora di raccontargli tutto quello che vi è passato per la mente dall’ultima volta che l’avete incontrato…?

Bene! Se siete in presenza di queste sensazioni, emozioni e stati d’animo avete incontrato un VERO LEADER!

Il vero leader non lo si riconosce come persona, ma per quello che sprigiona in voi…

Il mondo delle organizzazioni produttive è carente di Leader. Piuttosto si entra in contatto con veri KILLER DELLE EMOZIONI, non appena hai una buona idea te la uccidono e con essa muore anche una piccola parte di te. Di conseguenza e per precauzione, ti guarderai bene dall’esprimere buone idee e dall’avere buoni propositi.

Le comunità produttive diventano dei veri e propri cimiteri di emozioni, luoghi di annientamento dell’animo umano, in cui il capo, carente di leadership, riversa sui propri collaboratori parte delle proprie frustrazioni e fa di loro un’estensione dei propri limiti.

Quando le organizzazioni non sono feconde, quando sono prive di progetti rigenerativi, significa che il terreno relazionale è arido! Non attecchisce più nulla…

Si dice che le cose nascano due volte: la prima volta nella testa e nel cuore di chi le genera e la seconda volta quando vengono finalmente realizzate. Pensate ai grandi progetti, alle meravigliose invenzioni che il genio umano ha saputo sfornare. Sono nate prima nel cuore e poi nel mondo.

Cosa fa un coach in azienda per favorire processi creativi e per riattivare la leadership di chi è deputato alla guida di un gruppo di persone?

Fa da specchio! Ripropone a chi ha profuso attacchi micidiali alle emozioni dei propri collaboratori le stesse parole e poi gli chiede: e adesso come ti senti…? E tu adesso come reagisci?

Se il coachee (cliente) è sensibile e attento si accorgerà che la mancanza di sensibilità, l’incapacità di comunicare un disappunto o la difficoltà a contenere rabbia e dissapori, nuoce innanzitutto a se stesso e poi a chi è sotto il proprio coordinamento.

E’ molto più facile essere temuti piuttosto che essere amati, quando si è un CAPO.

Ma, il vero LEADER è colui che riesce a far fare spontaneamente, di più, di ciò che le persone farebbero normalmente.

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Hotel Coaching

Il programma di intervento di “Hotel Coaching” può essere erogato a tutto lo staff e diviso in singole sessioni di Team Coaching per reparto; generalmente si lavora su un programma specifico di obiettivi da raggiungere, prestabilito a priori con la proprietà e con la Direzione. L’intervento di coaching cioè di miglioramento delle performance dei singoli collaboratori e dei reparti viene sviluppato con attività di training on-the-job e con sessioni formative.

I temi sui quali vertono le sessioni possono essere:

– aumento della redditività per reparto, come vendere di più e meglio
– come migliorare le performance di reparto (RevPath per la SPA, RevPAR per le camere, RevPASH per il ristorante)

– sviluppo delle delle abilità relazionali nel saper gestire reclami, recensioni negative ecc.
– web reputation, incremento del punteggio delle recensioni su Booking.com, Tripadvisor, Holiday-check ecc.

– miglioramento delle performance e delle abilità professionali
– qualità della relazione tra reparti, gestione dei conflitti interni
– crescita delle vendite interne tra reparti (cross-selling) e comunicazione.

Questi sono alcuni dei temi possibili sui quali si può costruire un percorso di crescita professionale (Hotel Coaching) del team, possono essere concordati anche altre misure e iniziative. I progressi dei dipendenti e delle loro prestazioni vengono misurate attraverso schede di performance evaluation somministrate a ogni singolo collaboratore.

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Napoleone e il Management

Senza un sistema di principi, di valori, di regole, non si ottiene alcun risultato. Questo vale in qualsiasi impresa. Napoleone lo aveva ben compreso e applicava delle regole auree per la condotta delle sue truppe. Guidava i suoi uomini con esempi: era sempre in prima fila, condivideva con loro tutto. Era intransigente sulla qualità dei suoi uomini, li ricompensava generosamente con titoli onorifici e con i proventi delle guerre vinte. Il suo era uno stile di management esemplare.

Per le organizzazioni produttive vale la stessa cosa, senza un sistema di regole chiare e condivise non si arriva da nessuna parte.

Platone asseriva che: nemmeno i due peggiori malfattori potrebbero compiere alcun crimine se non avessero delle regole.

Se volessimo estrapolare “dall’arte della guerra” di Napoleone un decalogo di regole, di principi applicabile anche alle organizzazioni produttive potremmo fare questo elenco:

 

1 – Acquisire una profonda conoscenza della’ambiente e del contesto in cui si opera. 

2 – Definire in modo chiaro e dettagliato la propria strategia.

3 – Preparare un piano operativo chiaro e dettagliato.

4 – Realizzare un sistema di comunicazione estremamente efficiente e rapido.

5 – Non rimandare mai a domani ciò che può essere eseguito oggi.

6 – Non scendere mai a compromessi con la qualità dell’esecuzione.

7 – Non scendere mai a compromessi con la qualità dei propri collaboratori.

8 – Focalizzare le migliori risorse su un ristretto numero di obiettivi strategici.

9 – Il buon esempio deve sempre venire dal capo.

10 – Ricompensare in modo adeguato chi eccelle nel perseguimento di obiettivi e risultati.

 

Se questo decalogo fosse applicato a qualsiasi “comunità produttiva” sicuramente le organizzazioni funzionerebbero meglio.

Ma la prima difficoltà consiste nel capire questo e la seconda nell’applicarlo. Quante imprese conoscete che dispongono anche di poche e semplici regole, che sono ben visibili, chiare, enunciate e interiorizzate da tutti i dipendenti? Questa è una delle ragioni per cui spesso le imprese non crescono, il personale è demotivato, la comunicazione è assente, le strategie latitano, non si capisce chi è il capo, c’è confusione nei ruoli, manca uno scopo, una proiezione verso il futuro.

Il coach aiuta le imprese con il Team Coaching ad organizzarsi intorno ad uno scopo ben definito, ad avere obiettivi ben formati, mette al centro dell’attenzione la soddisfazione del cliente, attiva reti di relazioni intelligenti con tutti gli stakeolders. Stabilisce con il manager un sistema di regole e poi lo condivide con tutti i dipendenti.

Impariamo dalla storia, dai grandi personaggi, da straordinari condottieri come Napoleone Bonaparte.

Impariamo dal passato.

 

“Chi non impara la storia è condannato a ripeterla”.

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Il silenzio ci parla…ci dice molte cose.

Rumori ridondanti ammorbano l’ambiente e i luoghi di lavoro. Le parole profuse che accompagnano i nostri incontri, non lasciano molto spazio al silenzio che è il luogo in cui incontrare se stessi.

La distrazione del mondo è una distrazione da sé.

Se non incontro prima me stesso non posso incontrare l’altro, diverso da me. Non ho molto da raccontare se non una serie ininterrotta di pensieri “copia e incolla”.

Nel silenzio, invece, i pensieri autentici cominciano a prendere forma, emergono le sensazioni, le emozioni si definiscono e le immagini che si susseguono occupano lo spazio destinato alla narrazione. Il sentire profondo si fa più forte del pensare.

Cominciamo ad essere più presenti a noi stessi.

E’ lì che ci incontriamo, nello spazio indefinito nel quale il silenzio ha affermato se stesso.

Nel silenzio, le idee feconde cominciano a fiorire e l’agire successivo sarà accompagnato da maggiore energia. In questa dimensione silenziosa, la creatività trova lo spazio per essere accolta e dare i suoi frutti.

Il silenzio ha molte cose da dirci, da suggerirci…e come nell’ascolto forse è la parte più importante.

locandina

 

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La definizione di Coaching

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Esiste una bibliografia sterminata sul coaching con

decine di definizioni e di comparazioni con metodologie
affini o contigue, la parola non è stata tradotta, e
questo è significativo, viene inoltre usata in molte accezioni
diverse.
Si riportano quindi 3 definizioni complementari illustrando
i motivi di una scelta che è sicuramente solo
una delle tante possibili.

La prima definizione è quella di ICF – International
Coach Federation – la più grande associazione di coach
professionisti al mondo che attraverso i suoi
20.000 associati presenti in oltre 100 Paesi, si occupa
di favorire il progresso dell’arte, della scienza e
della pratica del Coaching Professionale.
ICF definisce il coaching come una partnership con
i clienti che, attraverso un processo creativo, stimola
la riflessione, ispirandoli a massimizzare il
proprio potenziale personale e professionale.

La seconda definizione è dovuta a Timothy Gallwey
citato da Sir John Whitmore: sbloccare il potenziale
di una persona per massimizzare le prestazioni…
non insegnando ma aiutando ad imparare.
Questa definizione, generata da chi per primo ha utilizzato
il coaching in ambito sportivo, rende chiaro
che il coaching ha come scopo primario il miglioramento
della performance e che il coach non è un docente
o un esperto ma qualcuno accompagna nell’apprendimento
creando le opportune condizioni.

La terza definizione, tratta dal sito www.coachinginsider.
com illustra in termini semplici e chiari come
avviene concretamente una sessione: il processo di
coaching è fondamentalmente una conversazione,
un dialogo tra coach e cliente in un contesto produttivo
ed orientato al risultato. Una conversazione
in cui, ponendo le domande giuste al momento
giusto, il coach incoraggia ed aiuta a considerare
prospettive e strategie diverse.
In questo caso è utile sottolineare la necessità di “un
contesto produttivo ed orientato al risultato” che indica
la necessaria volontà del cliente verso il risultato che
lo rende anche responsabile del suo conseguimento.
Per analizzare l’utilizzo pratico del coaching può essere
utile approfondire i dati di una ricerca compiuta
di recente interpellando coach, specialisti di risorse
umane e business leader.

 

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