Il Ciclo di Vita del Prodotto per le aziende della ristorazione

Attraverso l’analisi delle attività industriali negli ultimi quaranta anni, gli esperti di management hanno elaborato una interessante teoria per spiegare l’andamento dei prodotti durante il loro ciclo di vita, quel periodo cioè che va dal lancio commerciale alla loro dismissione oppure rigenerazione.

Alcune scuole di pensiero hanno perfezionato l’uso di questa teoria creando un modello di analisi che anche nel settore della ristorazione può trovare una interessante applicazione.
Il concetto di fondo si basa sulla constatazione che tutto, in natura, ha un suo principio ed una sua fine. Fra questi due estremi, ha luogo una serie di attività la cui durata varia nella misura in cui sono stati correttamente applicati i principi del marketing mix.

Il Ciclo di Vita del Prodotto (CVP) si compone di cinque stadi, ma il secondo ed il terzo possono anche sovrapporsi a seconda che il modello venga utilizzato per spiegare le fortune (o le disgrazie) di una catena di ristorazione oppure più semplicemente per spiegare l’andamento delle vendite di un piatto del menu.
Gli stadi o fasi del CVP sono:
Fase I Introduzione
Fase II Espansione conservativa
Fase III Espansione rapida
Fase IV Maturità stazionaria
fase V Declino o rigenerazione
Il management ha a disposizione diversi strumenti per pilotare l’andamento del prodotto da una fase all’altra, potendo cioè decidere se accelerare o rallentare il passaggio da una all’altra.
Questi strumenti sono gli elementi costitutivi del marketing mix. Per poter identificare con un buon grado di esattezza la posizione di un prodotto all’interno del suo CVP e per poter elaborare adeguate strategie aziendali, bisogna però disporre di alcuni dati che sono:

1) Informazioni sulle vendite
2) Individuazione di fenomeni di tendenza più competitivi
3) Identificazione dei cambiamenti nel mix del prodotto-servizio
4) Studio del CVP di altri prodotti
5) Proiezione delle vendite
6) Localizzazione dell’attuale posizione del prodotto all’interno del suo CVP

Solo l’analisi di questi dati permette al management di “leggere” il CVP.

 

Dott. Emanuele Addabbo

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