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La Regola benedettina come modello nel luogo di lavoro..

 “Benedetto” Manager!

In una visita alle Abbazie Benedettine di Subiaco (a 90 Km. da Roma), ho cercato di scorgere tra le mura secolari dei due Monasteri quello di Santa Scolastica e di San Benedetto la straordinaria efficacia della Regola che Benedetto scrisse 1500 anni fa; mi sono chiesto cosa contenesse di così edificante e mistico da permettere ad antiche comunità monastiche che altro non sono che uomini che si organizzano intorno ad una Regola, di sopravvivere a tutti agli eventi funesti e belligeranti della storia.

Stiamo attraversando un periodo di profonda crisi economica e gli effetti che ne derivano sono devastanti sia nella vita degli individui sia nelle organizzazioni per le quali lavorano; si assiste a un disfacimento del sistema produttivo, a continui piani di ristrutturazione aziendali, a espulsione dei lavoratori dalle imprese, a chiusura di fabbriche, aziende di servizi e anche i lavoratori autonomi registrano serie difficoltà a rimanere sul mercato.

Oggi, come 1500 anni fa, la situazione sembra molto simile, mentre si assisteva alla caduta dell’Impero romano con la sconfitta della civiltà occidentale, oggi l’effetto domino delle banche americane ha avuto le sue tremende ripercussioni sull’economia reale dei paesi occidentali, producendo grandi perdite finanziarie alle famiglie e alle imprese, con serie ripercussioni sull’occupazione.

Non intendo con questo lavoro indagare sulle cause etiche che hanno prodotto tutto ciò, ma piuttosto, come ricostruire quel che è andato perso; a cominciare dalle micro imprese, che rappresentano il vero tessuto connettivo del sistema produttivo italiano. E’ di lì che bisogna ripartire, dove è occupata la maggior parte dei lavoratori.

La Santa Regola scritta da San Benedetto intorno al 540 d.C. pochi anni prima della sua morte, è nella sua stesura semplice e articolata in settantatré capitoli. La Regola non è solo un compendio tecnico-organizzativo della vita monacale nei monasteri benedettini, ma una visione ispiratrice e filosofica che potenzia la possibilità degli uomini che si organizzano intorno ad essa di esprimere al meglio se stessi per il raggiungimento del bene comune della loro comunità. Naturalmente, la vita monacale è tutta permeata sulla ricerca costante di Dio e sulle sacre scritture cui loro s’ispirano.

La Regola di San Benedetto ha in sé una straordinaria forza ordinatrice e creativa, l’effetto che si produce quando ci si accosta la prima volta alla regola è piuttosto una misteriosa e travolgente pace e serenità che pervade tutto l’essere; l’Animus è pervaso da un’autentica purificazione della mente che si connette finalmente con il nostro cuore. Di qui ripartono le nostre energie vitali, indirizzate verso un’incontenibile voglia di fare, di produrre, di creare.

Cerco di estrapolare oggi, come fecero allora i primi “, Abati” i principi che hanno guidato e ispirato le comunità benedettine organizzate nelle Abbazie, per ricostruire quello che andava perduto della civiltà occidentale dopo la caduta dell’Impero Romano.
San Benedetto riuscì in poco tempo a costruire dodici conventi benedettini con il solo lavoro manuale, allora non esistevano come oggi strumenti di cui disponiamo oggi, opera irrealizzabile se solo si dovesse ripetere. Eppure quell’opera cominciata all’epoca si è perpetrata lungo l’arco di tutti questi secoli sino ad arrivare a circa ottocento monasteri un tutta Europa e cinquantamila seguaci.

Ma da dove è possibile ripartire oggi nelle micro imprese, nelle piccole e medie aziende per ricostruire ciò che sta decadendo? Innanzitutto va recuperato il senso della comunità che si è smarrito nelle organizzazioni attuali; il livore che ammorba molte aziende, presso le quali ho lavorato come dipendente e in seguito quello che ho seguito come “Business Coach” mi ha sempre lasciato con la certezza che prima che ancora che i processi, i sistemi, le procedure si dovesse mettere mano nelle relazioni fra gli uomini che ci lavorano. San Benedetto è straordinario in questo, percepisce la necessità della Regola, ovvero, di uno strumento che disciplini il rapporto tra gli uomini e la scrive in maniera semplice e asciutta in 73 capitoli, prevede delle organizzazioni super piatte, con due soli livelli l’Abate e i monaci, in altri termini il Manager e i suoi collaboratori.

Poi chiama innanzitutto l’abate a guidare se stesso e gli altri; introduce principi democratici innovativi per quei tempi, per cui l’Abate è eletto dai monaci, ciò che non succede oggi, la leadership riconosciuta non subita come accade oggi nella maggior parte dei casi.

Il manager è chiamato a guidare gli uomini a infondere in loro un senso di appartenenza alla comunità, si lavora tutti insieme in ruoli chiari e ben definiti per il raggiungimento del bene comune. Per la crescita e lo sviluppo della comunità e del territorio nel quale il monastero sorge, non dimentichiamo che l’ordine benedettino è stato il vero motore dello sviluppo dell’economia dell’occidente, introducendo tutta una serie di innovazione e nuovi sistemi produttivi nel settore primario, dell’agricoltura principale fonte per il sostegno delle comunità locali, da strumenti innovativi per la pigiatura delle olive per l’estrazione dell’olio Ricerca e sviluppo a nuove tecniche di raccolta e mungitura del latte, con la produzione dei suoi derivati. Ricerca e sviluppo si chiama oggi nelle nostre organizzazioni aziendali, i benedettini introducevano questa funzione già 1500 anni fa.

Le mura spesse dei monasteri e la loro stabilità rappresentano la forza che esprimono e che sorregge lo spirito e la visione benedettina, “Stabilitas” dal latino stabilità, ciò che è venuto a mancare in questo periodo storico. Stabilità nel lavoro che ha ceduto il posto al precariato, stabilità nelle relazioni professionali, inquinate da un’etica latitante, stabilità nell’individuo che si sente smarrito in un mercato dinamico, cangiante e super veloce. San Benedetto ci fornisce una Regola contro l’instabilità, a noi oggi saperne trarre da quell’antico insegnamento i principi , i metodi e lo spirito che ha permesso di mantenere e far continuamente crescere questa antiche comunità monasteriali e adottarli nelle nostre aziende, che tanto risentono dell’assenza dello spirito di appartenenza, del senso della comunità che opera per il bene comune.

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