Come riconoscere un vero “Leader”.

Vi è mai capitato di avvertire un’energia incontenibile, che vi spinge a fare qualcosa per qualcuno? E che la fareste ad ogni costo…?

Avete mai avvertito il desiderio irrefrenabile di incontrare qualcuno senza sapere qual’è sarà l’oggetto del vostro incontro, ma la sola cosa che vi spinge a farlo è stare con quella persona…?

Avete mai avuto un interminabile zampillio di idee, propositi, progetti dopo aver incontrato una persona di questo genere ?

Desiderate incontrare nuovamente quella persona e non vedete l’ora di raccontargli tutto quello che vi è passato per la mente dall’ultima volta che l’avete incontrato…?

Bene! Se siete in presenza di queste sensazioni, emozioni e stati d’animo avete incontrato un VERO LEADER!

Il vero leader non lo si riconosce come persona, ma per quello che sprigiona in voi…

Il mondo delle organizzazioni produttive è carente di Leader. Piuttosto si entra in contatto con veri KILLER DELLE EMOZIONI, non appena hai una buona idea te la uccidono e con essa muore anche una piccola parte di te. Di conseguenza e per precauzione, ti guarderai bene dall’esprimere buone idee e dall’avere buoni propositi.

Le comunità produttive diventano dei veri e propri cimiteri di emozioni, luoghi di annientamento dell’animo umano, in cui il capo, carente di leadership, riversa sui propri collaboratori parte delle proprie frustrazioni e fa di loro un’estensione dei propri limiti.

Quando le organizzazioni non sono feconde, quando sono prive di progetti rigenerativi, significa che il terreno relazionale è arido! Non attecchisce più nulla…

Si dice che le cose nascano due volte: la prima volta nella testa e nel cuore di chi le genera e la seconda volta quando vengono finalmente realizzate. Pensate ai grandi progetti, alle meravigliose invenzioni che il genio umano ha saputo sfornare. Sono nate prima nel cuore e poi nel mondo.

Cosa fa un coach in azienda per favorire processi creativi e per riattivare la leadership di chi è deputato alla guida di un gruppo di persone?

Fa da specchio! Ripropone a chi ha profuso attacchi micidiali alle emozioni dei propri collaboratori le stesse parole e poi gli chiede: e adesso come ti senti…? E tu adesso come reagisci?

Se il coachee (cliente) è sensibile e attento si accorgerà che la mancanza di sensibilità, l’incapacità di comunicare un disappunto o la difficoltà a contenere rabbia e dissapori, nuoce innanzitutto a se stesso e poi a chi è sotto il proprio coordinamento.

E’ molto più facile essere temuti piuttosto che essere amati, quando si è un CAPO.

Ma, il vero LEADER è colui che riesce a far fare spontaneamente, di più, di ciò che le persone farebbero normalmente.

Dott. Emanuele Addabbo :  Contattami

Problem solving

Quando vi sottopongono un problema da risolvere, chiedete sempre al vostro interlocutore di accompagnare al problema, almeno tre possibili soluzioni…vedrete come il numero dei problemi diminuiranno immediatamente, non perchè ve li nascondino, ma perchè ha imparato a generare soluzioni!

L’efficacia del management si misura dalle qualità e dalla  velocità delle soluzioni prodotte a i problemi che si presentano ogni giorno.

Ma nelle organizzazioni purtroppo c’è sempre il “complicator-manager”! Chi di fronte a un problema è così bravo che ne crea altri tre!

C’è un metodo molto semplice e consiste in questo: costituite un piccolo gruppo di lavoro, che discutano solo del problema. Bene, vi accorgerete che improvvisamente ci sarà uno zampillio di idee…ma non solo, questo inarrestabile flusso di soluzioni continuerà anche dopo la sessione di lavoro.

 

 

Dott. Emanuele Addabbo : Contattami

Nessun errore è gratuito

Quanti errori si commettono ogni giorno in un’organizzazione…e chi paga?

Si, perchè nessun errore è gratuito. Quando vanno in frantumi stoviglie, si rompono attrezzature, carrelli, per noncuranza dei dipendenti, ricadono inevitabilmente su qualcuno che dovrà metter mani al portafoglio.

Ma come mai così tanti errori sui luoghi di lavoro…? Semplice, si è distratti, non si è concentrati, con il corpo si è lì e con la testa altrove.

San Benedetto scrive in una delle sue 73 Regole che: “devi usare gli attrezzi di lavoro come i vasi sacri dell’altare” per sottolineare la sacralità degli strumenti di lavoro per la vita comunitaria e per il lavoro da cui si ricava il cibo per la mensa.

Non essere centrati, presenti a se stessi, essere continuamente distratti da cellulari che squillano, o ci segnalano che ci sono messaggi in arrivo, tutto questo produce distrazione, latitanza dal luogo che si abita fisicamente…

Come si può rimediare a tutto questo? Beh, innanzitutto attirando l’attenzione sugli errori commessi, li si può anche contare e di conseguenza si può misurare anche il loro impatto economico. Vi accorgerete come all’inizio questa analisi vi sorprenderà per la sua portata economica, ma poi quell’impatto così forte produrrà l’effetto contrario…aumenterà il livello di attenzione, la presenza sarà costante, gli errori e le rotture caleranno sensibilmente. Le perdite inesorabilmente diminuiranno!

Briefing di breve durata, qualche minuto solamente, prime di prendere servizio, potranno aiutarvi a recuperare il livello di attenzione e a portarlo in alto!

Nelle aziende dove queste attività sono state tenute (v.foto)

si è notato come l’impatto economico degli errori commessi è diminuito sensibilmente nella prima settimana, per poi riprendere a crescere nella seconda e nella terza, ma nella quarta settimana dove il briefing mensile era previsto sullo stesso tema sono tornati a calare.

Ergo, i briefing sono stati dapprima organizzati settimanalmente, e successivamente giornalmente nei singoli reparti con sessioni di 5/10 minuti.

Risultati, in quella stessa organizzazione nel giro di due mesi gli errori e le rotture varie sono calati del 93%, con un recupero economico di 37.000,00 € per ogni mese.

Emanuele Addabbo

 

La creazione del valore economico nell’industria dell’ospitalità

Nel percorso di Business Coaching, di accompagnamento alla crescita delle imprese nella settore dell’ospitalità o della ristorazione, più che fornire risposte formulo delle domande.

Le domande quando sono ben impostate contengono già metà della risposta.

Se lavori in questo settore e rivesti un ruolo di responsabilità, oppure ti interessa avviare o gestire un’impresa in questo ambito, devi farti subito tre domande che ritengo fondamentali:

1° Cosa crea valore
2° Come puoi misurare il valore creato
3° Come puoi farlo accrescere

Ti assicuro che in queste tre semplici domande c’è tutta l’essenza del tuo lavoro e se te le porrai ogni giorno, affioreranno risposte nella tua mente, avrai un incessante zampillio di idee, che dovrai sperimentare sul campo e quando funzionano ripeterle.

Il vero problema di chi opera in questo settore è che spesso il loro sguardo, la loro attenzione è rivolta altrove, su questioni meno importanti, di poco valore, per l’appunto.

E siccome le uniche cose che migliorano sono quelle dove rivolgiamo la nostra attenzione, ti invito a porti queste semplici domande e a focalizzarle bene, se vuoi veramente migliorare il tuo business:

1. Cosa voglio ottenere e cosa sto facendo per ottenerlo
2. Cosa devo continuare a fare e cosa devo smettere di fare
3. Quali sono i miei obiettivi nel breve, nel medio e nel lungo periodo
4. Con chi intendo realizzare i miei obiettivi
5. Ho misure alternative se qualcosa dovesse andare per il verso storto
6. Quali sono le competenze che devo migliorare
7. Conosco ogni dettaglio della mia attività
8. Quale sarà la differenza che farà la differenza tra me e i miei concorrenti
9. Ho una chiara visione di chi voglio diventare
10. Conosco bene il settore nel quale opero

Naturalmente qui le domande potrebbero continuare all’infinito …ma per il momento ti assicuro che se vedrai in queste 10 domande degli alleati fedeli per quanto insidiose e scomode la tua crescita personale e professionale non si arresterà mai e il tuo business crescerà insieme a te.

Un caro saluto

Emanuele Addabbo – Business Coach

La radice di ogni disservizio è nella cattiva comunicazione

Quanti errori si commettono ogni giorno nel mondo alberghiero e della ristorazione. Piatti che arrivano su tavoli sbagliati, camere non ancora pronte all’orario previsto, prenotazioni sbagliate…e chi più ne ha, più ne metta.

La radice dei disservizi ha un’unica fonte: la comunicazione, anzi la cattiva comunicazione!

Frasi ambigue, bigliettini lasciti qua e la che si volatilizzano, cose dette e mal interpretate. Il difetto di comunicazione è alla base di tutta una serie di errori che si commettono, e che naturalmente inficiano sulla qualità percepita del cliente.

Oggi, applicazioni come WhatsApp potrebbero aiutarci a risolvere questi problemi, posso usarsi sia nei gruppi appartenenti allo stesso reparto o tra colleghi che ricoprono le medesime funzioni (es. i capi-servizio).

I principi da seguire sono semplici:

  1. Inviare un messaggio, che sia chiaro, conciso, indicando la scadenza entro quando quel compito va eseguito.
  2. Il ricevente invia un feedback, es. scrivendo OK, che assicura che si è presi in carico il compito da eseguire.
  3. Inviare una foto della corretta esecuzione del compito svolto.

Questo semplice sistema di comunicazione, all’interno di ogni organizzazione, estingue alla radice ogni possibile interpretazione ambigua ed evita deficit di comunicazione che sono all’origine di ogni disservizio.

Provare per credere!

Il “Business Coaching” per l’industria dell’ospitalità

 

L’obiettivo di un intervento di “Business Coaching” prevede lo sviluppo e il miglioramento delle competenze (per competenza si intende le capacità che consentono ad un individuo di effettuare una prestazione lavorativa) correlata a una performance definita.

Ad esempio, migliorare abilità comunicazionali del personale di contatto per incrementare le vendite interne (cross-selling), di una struttura alberghiera. Addetti al ricevimento che suggeriscono di fare un’esperienza nella SPA o di cenare al ristorante panoramico dove si accede solo su prenotazione.

Camerieri che propongono vini e non si fermano alla classica domanda: <<acqua liscia o gassata?>>.

L’applicazione del coaching nelle attività produttive con il “Business coaching” si è largamente affermato negli stati Uniti, nei paesi anglosassoni e in Australia. Secondo una ricerca della rivista Fortune risulta che tra le 100 aziende più innovative degli USA il 93% utilizza il coaching, così come fanno l’83% di quelle inglesi e il 71% di quelle australiane.

In uno specifico studio su una delle aziende Fortune Top 500, il R.O.I. (Return of Investiment o Ritorno sull’investimento) del percorso di coaching è stato del 592%, senza contare i significativi cambiamenti intangibili (fonte: Metrix Global – Wilson 2014).

Il coaching, come relazione professionale applicata nell’industria dell’ospitalità, registra importanti e notevoli incrementi dei risultati economici nelle aziende che lo applicano.

In un mercato che muta rapidamente, attraversato rivoluzioni tecnologiche, gli imprenditori del settore non possono presumere di poter fare tutto da soli. Non solo tecnologie e distribuzione online delle camere, ma anche sviluppo delle competenze delle risorse umane presenti nella struttura. Sono le persone che fanno il servizio, il prodotto nell’industria dell’ospitalità è la relazione tra cliente ed erogatore del servizio, oltre che agli impianti, alle camere, gli arredi, gli ambienti comuni e gli spazi all’aperto.

Ed ecco, Il Business Coaching per l’ospitalità, che si prefigge di accompagnare chi ricopre ruoli di responsabilità a saper cogliere le opportunità, che questa particolare fase storica porta con sé. Il rischio, è quello di non saperla cogliere e vedere spazzare via anni di duro lavoro e sacrifici.

 

Ma in cosa consiste il Business Coaching?

 

– Innanzitutto il Coach (l’allenatore) aiuta il Coachee (il cliente) a guardare nella direzione giusta; a fissare lo sguardo su obiettivi che devono essere ben formati, ben definiti e coerenti con la Mission e la Vision aziendale (se ne esiste una!)

– Visualizzato l’obiettivo (lo scopos in latino), cioè, ciò che tengo bene in vista, ciò su cui rivolgo lo sguardo, si stabiliscono i mezzi e i tempi per raggiungere tale risultato e poi si misurano sia in chiave economica che in chiave di benessere organizzativo. Con un’attenta analisi del clima aziendale che si è venuto a creare all’interno sull’organizzazione.

-Ma per raggiungere risultati ragguardevoli è necessario fare un lavoro di accompagnamento di tutto lo staff con il Team Coaching (sessioni di lavoro su specifici gruppi o interi reparti) o rivolto ad un ristretto numero di persone con il Corporate Coaching (direttori, capi-servizio, responsabili) che provvederanno successivamente a diffondere la nuova cultura aziendale, a cascata, sull’intera organizzazione.

– Analisi delle competenze e delle performance, individuazione delle aree di miglioramento, azioni correttive sul comportamento, comunicazione, cura dell’immagine, attenzione ai particolari, premi ed incentivazioni, sono gli strumenti di lavoro che un Coach Professionista utilizza all’interno delle aziende di servizio che offrono ospitalità e servizi complementari  o accessori: ristorazione, benessere, intrattenimento, escursioni, eventi ecc.

I risultati sono evidenti, perché un esercito di Ispettori della Qualità non remunerati, ma paganti, cioè i clienti, si adopereranno subito con le loro recensioni e i loro passaparola a divulgare subito il livello di “qualità’ percepita”. Recensioni che avranno una grande influenza nel condizionare le scelte d’acquisto dei loro colleghi-clienti, quando navigando nel web, sceglieranno dove soggiornare tenendo conto della Brand Reputation della struttura.

La TEAM MANAGEMENT è impegnata da tempo, ed ormai con molte strutture ricettive disseminate su tutto il territorio nazionale, con programmi di Business Coaching per l’ospitalità. I programmi vengono elaborati su misura, secondo le specifiche esigenze dei clienti e in relazione ad i loro obiettivi.

I risultati che si ottengono sono:

  • Aumento del punteggio delle recensioni su Booking.com, TripAdvisor, Holidays-Check.
  • Aumento del fatturato camere e servizi complementari.
  • Miglioramento del clima aziendale, benessere organizzativo e crescita professionale.
  • Feed-back positivo della clientela che apprezzano il livello di servizio e di attenzione.
  • Creazione di maggiore “Valore Economico” con iniziative e nuove proposte

 

Chiudo con una citazione:

Le persone imparano finché vivono,
le organizzazioni vivono finché imparano!

Lasciatevi guidare con il “Business Coaching” , il mondo sta cambiando rapidamente, non potete affrontare il futuro, guardando al passato!

 

Dott. Emanuele Addabbo :  Contattami

La qualità non può essere volatile, come lo SPREAD in questi giorni.

Torni in un posto, in un’hamburgheria, perché ti ricordi che l’ultima volta che ci sei stato si mangiavano ottimi hamburger. Ci torni un po’ di tempo dopo e le cose sono cambiate.

La qualità è diventata volatile, come lo spread di questi giorni. Sale e scende.

E’ quello a cui assistiamo nei locali delle nostre città. Nel 1955 Ray Kroc, fornitore di frullatori, fondò McDonald’s, insieme ai due fratelli , già titolari di un chiosco a San Bernardino denominato “McDonald’s Bar-B-Q” sin dal 1940.

Mantenere gli “standard di qualità del prodotto ovunque” è stato il principio fondante sul quale hanno costruito la loro fortuna. I nostri imprenditori della ristorazione sono ancora molto lontani da tali principi, e la qualità è alla mercé di chi è di turno ai fornelli in cucina.

Queste considerazioni nascono da esperienze di consumo direttamente nei locali della nostra bell’Italia, ricca di prelibatezze alimentari, ma povera di cultura manageriale.

Si, perché la cultura costa ed è noiosa, poi alla fine non serve a nulla…tanti i locali si riempiono lo stesso.

Ma quell’epoca è finita, quelle considerazioni non sono più valide. Oggi le recensioni e la velocità con le quali possono essere condivise (in meno di un secondo arrivano ovunque nel mondo!) mettono i ristoratori poco accorti, sotto scacco, e rendono visibili tutti i loro limiti derivanti dall’assenza di una cultura manageriale.

Non possono più nascondersi!

Questa accresciuta sensibilità, favorirà lo sviluppo di una cultura del management della ristorazione, votata alla qualità e orientata al cliente.

Segui i nostri cosi in eLearning:

 

Un locale si definisce in base alla sua tipologia di clientela, la sua domanda diventa l’offerta!

Molti locali hanno un’offerta ibrida, non sono ben caratterizzati, ben definita…per cui un locale orientato a una clientela giovanile si ritroverà presto ai suoi tavoli famiglie con bambini, che schiamazzano su e giù per la sala. Ma anche per quanto riguarda i loro menù saranno inadeguati se il target non è ben definito.

E’ il caso dei tanti locali “PIZZORANTE” dove ce ne per tutti i gusti, dai più piccoli ai più grandi, con prezzi trasversali che attraversano ogni fascia di clientela.

La definizione del TARGET e la corrispondente offerta in linea con le attese della clientela è alla base delle strategie di marketing per l’affermazione di un locale, altrimenti si va fuori mercato.

Questo concetto per quanto basilare e scontato troppo spesso è trascurato, nella fase di progettazione dell’attività, ma anche nella sua gestione. Sovente accade che un locale dopo che lo si è aperto subisce delle modifiche, ai banconi, al forno per la pizzeria, perché nel frattempo ci si è accorti che la clientela a cui ci si voleva rivolgere inizialmente, non entra in quel locale, ne arrivano altri di tutt’altra tipologia.

Un’analisi della tipologia di mercato al quale ci si vuole rivolgere, è necessaria, da questa definizione dipenderanno tutta una serie di strategie, dalla comunicazione al menù, dal tipo di personale che dobbiamo cercare alla carta dei vini.

Il TARGET prima di tutto, come ci hanno insegnato nelle università negli anni ’80 quando si accennava qualcosa sul marketing e dei servizi e della ristorazione. Ma vedo, come dopo un trentennio, nulla è cambiato, continuano ad aprirsi locali generalisti, per tutti i gusti, siano essi bar, pizzerie, ristoranti …
In un locale la tipologia della domanda diventa l’offerta.

Tutti questi temi li affrontiamo nei nostri corsi in eLearning.

PILLOLE DI COACHING – Quanto è importante il personale in un locale?

Non cercate camerieri, ma piuttosto, cercate addetti alle vendite!

Chi genera valore economico in un locale sono gli “addetti alle vendite”.

Se l’ufficio commerciale dii una grande aziende dovesse funzionare male, salterebbe a gambe all’aria…non vedo perchè lo stesso principio non deve valere nella ristorazione!

Eppure, molti degli imprenditori del settore ignorano questa semplice regola di base, e delegano, quella che è la funzione più importante di qualsiasi organizzazione, cioè LA VENDITA a figure il cui unico criterio di valutazione è:

– Quanto mi costano? (no, quanto mi fatturano, ma quanto mi costano).

A riprova di quello che vado affermando, nella vostra prossima esperienza come clienti in un qualsiasi locale, ponete l’attenzione su come gli addetti alla vendita, pardon, al servizio, sono interessati a fare proposte allettanti o a proporvi alternative, laddove non sia disponibile, ciò che avete chiesto.

Non c’è orientamento alla vendita, e chi non è orientato alla vendita è destinato a subire il peso dei costi di gestione come un male inevitabile.

I COSTI diventano un problema, quando perdiamo di vista i RICAVI!

Emanuele Addabbo

 

Recensione del libro “Fatti il letto” di William H. McRAVEN (ed. Piemme 2017)

 

Questa notte sono andato a letto alle 03:00. Mi ha inchiodato alla mia scrivania la lettura di un libro a cui di primo acchito non avevo riconosciuto il suo magnetismo. E’ uno di quei libri che compri, per la loro dimensione e per il fatto di poterlo fare viaggiare con te comodamente.

Mi ha incuriosito il fatto che fosse classificato tra i bestseller mondiali tradotto in 24 lingue. L’autore l’Ammiraglio William H. McRAVEN è un ex ufficiale dei Navy Seals e dopo una lunga carriera spesa in diverse missioni su campi di guerra è attualmente rettore di quindici università del Texas.

Ma veniamo al libro. “Fatti il letto” (ed. PIEMME 2017) diventato un bestseller mondiale, è suddiviso in 10 brevi capitoli, ognuno dei quali (prendendo spunto da aneddoti e fatti veramente accaduti, sia durante le fasi di addestramento che sui campi di battaglia) enuncia un principi, verità incontrovertibili che saranno indispensabile per la sopravvivenza di questi invincibili combattenti, ma lo sarà anche nella loro vita da civili.

I lettori come me, invece, troveranno diversi spunti di riflessioni su fatti e vicende veramente accaduti nelle loro esistenze; questo spiega la diffusione del libro a livello mondiale. Perché ognuno di noi alla fine si riconosce nei Seals, ma a differenza loro, non ha avuto “la fortuna” di frequentare l’accademia di Coronado a San Diego in California. Arriva nel mondo da impreparato, in attesa che si compia le beata speranza, e vi troverà invece, il più insidioso dei campi di battaglia.

Leggete il libro dell’Ammiraglio McRAVEN, i suoi spunti sono interessanti, i principi enunciati lo sono ancora di più. E’ un libro che alla fine ti incoraggia, ti aiuta a non sentirti solo sul campo di battaglia, e forse rivedere le tue sconfitte alla luce delle sue narrazioni aiuta a rivisitarle e probabilmente comprendi che, anche tu, come ogni Seal, sei chiamato ogni giorno a portare a termine bene un compito ben fatto, se vuoi che la tua vita diventi ordinata in un mondo caotico.

Pertanto, la mattina comincia a “rifarti il letto”.

Emanuele Addabbo