Come massimizzare i profitti grazie al revenue management

No Revenue, No Business!

Quando siamo in presenza di unità fisse da allocare (ad esempio camere d’albergo, coperti al ristorante, ombrelloni e sdraio in spiaggia, cabine nelle SPA, posti a sedere in sale congressuali, ecc.), di alti costi fissi e bassi costi marginali, assenza di stoccaggio, domanda del mercato variabile su base temporale, senza un sistema di tariffazione dinamico si producono soltanto perdite.

Il momento della vendita è ciò che fa la differenza del prezzo. Negli hotel e nei bed & breakfast si vendono troppo spesso camere con tariffe di partenza troppo alte, trovandosi poi con un invenduto che si vende last minute a prezzi troppo bassi. Giocare d’anticipo con un piano d’azione ben definito, ovvero progettando tariffe elastiche che permettano di generare sempre un buon volume di affari in qualsiasi momento, permette ai manager del turismo di contribuire alla copertura dei costi e alla realizzazione del profitto. Riempire gli impianti che devono allocare significativi stock di unità fisse con grande anticipo permette di avere una migliore distribuzione dei posti disponibili allocati, con tariffe crescenti man mano che ci si avvicina alla data del consumo, che avrà la maggiore tariffa possibile in relazione alla domanda effettiva.

L’obiettivo del Revenue Management è quello di assicurare rendimenti crescenti con significativi progressi nell’efficienza dell’organizzazione aziendale. La gestione del rendimento, ovvero la differenza tra il fatturato potenziale e quello realizzato (lo Yeld), deve essere la più bassa possibile, cercando di intercettare anche quella domanda di mercato con alcune tariffe che altrimenti non troverebbe la giusta allocazione.

Ma quali sono gli effetti di questa nuova strategia tariffaria? Rimarrà confinata al settore aereo e alberghiero o ci sarà l’onda lunga su altri settori della filiera dell’hospitality business?

Ciò che manca, attualmente, sono dei profili professionali esperti nello studio dell’elasticità delle tariffe e dell’adeguato utilizzo delle tecnologie distributive dei servizi turistici online, spaziando dai ristoranti alle SPA, dalle sale congressuali ai campi da golf. Pensiamo alla ristorazione, con tariffe differenziate secondo il momento del consumo – strategia già applicata in Francia da alcune catene ristorative; pensiamo agli stabilimenti balneari, che potrebbero avere tariffe dinamiche che variano secondo l’ora dell’arrivo in spiaggia, il giorno della settimana e, perché no, anche secondo le condizioni climatiche. Ci sarebbero tanti altri esempi concreti nella filiera dell’industria turistica dove ipotizzare l’applicazione delle strategie tariffarie di revenue. Il revenue management trova le sue mille applicazioni in diversi comparti del settore, è solo una questione di tempo e di buona volontà, di imprenditori brillanti che smettano di inseguire il vecchio modello del passato e si mettano a lavorare per la costruzione di un futuro diverso e più dinamico. Un futuro hospitality business management dove le tariffe bassa, media ed alta stagione rimangano solo un ricordo.

Franco Grasso, esperto di revenue management alberghiero, ha definito così questo nuovo stile imprenditoriale:

Il Revenue Management è una disciplina economica innovativa, che prevede l’uso armonico e integrato dei canali di vendita, strategie distributive e tariffazioni dinamiche orientate strategicamente al mercato, al fine di ottenere il massimo profitto possibile in un dato luogo e in un dato arco temporale”.

 

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hospitality alberghiero

Lessico alberghiero. Come comunicare nell’hospitality business

Quante volte, quando si è ospiti di un albergo, avremmo voluto sentirci rispondere “me ne occupo subito e le faccio sapere” piuttosto che “non è di mia competenza!”. Purtroppo, quest’ultima risposta è quella più ricorrente nel mondo alberghiero, pronunciata da addetti protervi che per errore hanno trovato occupazione in questo settore. Ciò accade un po’ per povertà di linguaggio, un po’ perché l’immagine prevale sulla parola, per cui si perde di vista l’importanza di ciò che si dice o come si parla. Ma quando all’immagine ben curata non corrisponde un linguaggio adeguato, siamo di fronte a una discrasia tra rappresentazione e realtà.

La lingua italiana, che è una delle più belle ed eleganti nonché una delle più studiate in tutto il mondo, permette l’impiego di innumerevoli variazioni linguistiche per esprimere lo stesso concetto. Si tratta principalmente di una grave mancanza comportamentale ed organizzativa, non solo da parte del dipendente di turno che si rispecchia nella descrizione appena illustrata, ma anche e soprattutto del gestore o manager della struttura alberghiera: gestire un albergo caratterizzato da una location stimolante ed esclusiva, da ottimi servizi accessori (come il ristorante e l’eventuale presenza di un centro benessere) e una certa brand reputation, per poi assumere personale inadeguato a svolgere determinate mansioni dal punto di vista comportamentale è un po’ come disporre di capi d’abbigliamento eleganti e non prendersene cura, riponendoli nel guardaroba senza le dovute accortezze e magari indossandoli in situazioni inadeguate.

Nel mondo alberghiero, della ristorazione e dei servizi in generale non farebbe male fare dei brevi percorsi di formazione sull’uso adeguato della lingua italiana, in quanto la nostra lingua, rispetto a quanto succede ad esempio con l’inglese, secondo le sfumature che assume indica una minore o maggiore attenzione al cliente e alle sue aspettative.

 

Si potrebbe incominciare a utilizzare espressioni di questo genere:

– Informo il mio collega che si occupa di questo

– Vedo quello che posso fare e le faccio sapere

– Sono dispiaciuto per l’accaduto, cerco di risolvere immediatamente

– Mi attenda un attimo e riferisco al responsabile del reparto

– Un attimo e sono subito da lei

– Verifico se è possibile trovare una soluzione

– Se attende un istante, vado subito a informarmi

 

Tuttavia, solitamente ai nostri quesiti sono queste le risposte che riceviamo:

– Non me ne occupo io

– Non ci posso fare niente

– Non è un problema del mio reparto

– Non ho tempo

– Vedremo più tardi

– Non è la prima volta

 

Con qualche piccolo sforzo, il contesto e la relazione tra ospite e operatore assumerebbero connotati completamente diversi, rendendo più agevole la comunicazione e caricandola di quella componente semantica che definisce la relazione.

Invece, tutto è spesso lasciato alla capacità dei singoli di improvvisare risposte, difformi tra colleghi, che indicano come al linguaggio corretto ed elegante sia dato poco conto nella formazione dei propri collaboratori al contrario di quanto succede, di contro, con quello digitale, che comunica invece in maniera sempre sfavillante la struttura e i servizi annessi che promettono.

La soluzione? Oggi viviamo in un mondo costantemente interconnesso dove la comunicazione, in ogni sua forma, occupa uno spazio sempre più rilevante nelle nostre vite. Ma lavorando nell’industria dell’ospitalità, che pone al centro di tutto la soddisfazione completa del cliente, è di fondamentale importanza trovare una coerenza tra ciò che viene rappresentato online (sito web curato e aggiornato, servizi offerti sempre descritti come impeccabili e con quel senso quasi “artificiale” di infallibilità) e ciò che effettivamente costituisce la customer experience dei vostri ospiti.

 

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ristorante

Guida definitiva per gestire un ristorante di successo

Se operi nel grande mercato della ristorazione, ogni giorno sempre più complesso e integrato anche nel mondo digitale, potrebbe interessarti qualche suggerimento su come migliorare il tuo business.

Ovviamente, non esiste nessuna formula magica o regole certe che possano garantire il successo di un locale che opera nella ristorazione, ma ci sono importantissime capacità manageriali capaci di accrescere il proprio potenziale: intuito, buon senso, capacità previsionale, voglia di (ri)mettersi costantemente in gioco. Questo è ciò che fa la differenza tra un buon imprenditore e un cattivo imprenditore. Se tutto fosse oggettivo e prevedibile, non si spiegherebbe perché ogni anno molte imprese escono dal mercato.

 

Alcuni dati interessanti:

Dall’analisi del Rapporto Ristorazione 2019 (puoi visionarlo qui), ogni giorno oltre cinque milioni di italiani (10,8% della popolazione) fa colazione in uno dei circa 148.000 bar attivi nella nostra penisola. Altrettante sono le persone che abitualmente pranzano fuori casa, mentre sono poco meno di dieci milioni (18,5%) gli italiani che vanno a cena fuori almeno una volta a settimana.  Complessivamente, nel 2018 la spesa registrata delle famiglie, tra bar e ristoranti, ammonta a circa 84 miliardi di euro, con un incremento dell’1,7% rispetto all’anno precedente; nel 2019 il trend di crescita positivo è rimasto costante, con una spesa di circa 86 miliardi di euro.

Spostando l’attenzione sulle tendenze del settore nel lungo periodo, è possibile notare che tra il 2008 e il 2018 l’incremento reale nel mondo della ristorazione è stato del 5,7%, pari a 4,9 miliardi di euro, a fronte di una riduzione di circa 8,6 miliardi di euro del consumo domestico.

Il mercato della ristorazione Made in Italy è il terzo più grande in Europa, dopo quelli di Gran Bretagna e Spagna, e rappresenta ancora uno dei pilastri più forti del nostro sistema economico. Ogni anno la ristorazione crea un valore aggiunto stimabile intorno ai 46 miliardi di euro, ovvero il 34% del valore complessivo dell’intera filiera agroalimentare.

 

ristorante

 

Il mercato della ristorazione, dunque, rappresenta ancora un terreno fertile sul quale investire in Italia. Certamente, lanciare una nuova attività e ritagliarsi la propria fetta di mercato non è semplice. Come anticipato precedentemente, in nessun settore esiste una formula magica per il successo, tuttavia ci sono alcuni accorgimenti e buone pratiche che fanno la differenza e che possono comportare un importante fattore di crescita per il proprio business.

 

Ecco dieci punti da seguire per essere competitivi:

 

1) Scegli prima il mercato poi il prodotto. Questo è uno degli errori più comune di chi avvia un’attività. Assicurati che il tuo locale sia visibile, facilmente raggiungibile e che sia facile trovare parcheggio. Aprilo in un posto nevralgico, ad alta frequenza di passanti.

2) Analizza bene i tuoi concorrenti valutando: prezzi, servizi, prodotti, comunicazione interne ed esterna, il loro personale e il livello di flusso di clientela che sono in grado di attirare. Studia il mercato, la capacità di spesa della tua clientela, osserva il quadro macro-economico.

3) Formula un’offerta che ti distingua dalla tua concorrenza e che abbia dei tratti distintivi e visibili, per la capacità di presentare le tue proposte, cura i dettagli, il packaging. Tieni sempre qualche prodotto in promozione o un’offerta speciale.

4) Assicurati che il personale di contatto abbia facilità nei rapporti con la clientela, che abbia un aspetto curato e la divisa in ordine. Ricordati che sono le persone a cui hai delegato la funzione più importante, ossia “la vendita”, vale a dire generare risorse economiche necessarie per la sopravvivenza della tua azienda, per cui misura con strumenti idonei (KPI, key performance indicators) le loro capacità.

5) Scegli un buon design, curato nei dettagli, assicurati che gli spazi dedicati alla vendita siano proporzionali a quelli destinati alla produzione. I tuoi dipendenti dovranno passare molte ore in quel posto. Cura gli odori, la luce degli ambienti, abbi sempre un po’ di musica come sottofondo, accertati che le toilette siano sempre tenute in ordine e pulite.

6) Fai una buona selezione dei prodotti e di ciò che sei in grado di offrire. Chiediti sempre: a me piace? Io lo mangerei? Il prezzo è adeguato? Se non sei sicuro della risposta lascia che sia una persona di cui ti fidi a testare il prodotto, senza che sia influenzato dal vostro rapporto personale. Proponi cose veramente buone, che chiunque vorrebbe mangiare.

7) Elabora un budget, tieni sempre sotto controllo i tuoi costi più importanti: il personale e il costo delle materie prime. Ma senza esagerare. Perché i costi diventano un problema quando perdi di vista i ricavi. Concentrati invece sulle vendite, migliora la tua offerta, le tue proposte, sii accattivante nelle offerte – il resto verrà da se.

8) Sii digital, abbi un sito web, curato nei dettagli, fatto bene con una grafica di qualità, apri una pagina Facebook, pubblica le tue foto su Instagram, non trascurare le tante possibilità che hai di prendere prenotazioni o di vendere online. Il web è ricco di opportunità.

9) Gestisci bene il tuo personale e scrivi le job description (mansionario), organizza bene i loro orari di lavoro, evita sovrapposizioni di competenze, cura il tuo rapporto con loro, dai loro dei benefit, ascolta i loro suggerimenti. Sii un grande business coach.

10) Non sentirti mai arrivato, sei solo all’inizio di un percorso che non termina mai; è quello che fai ogni giorno che deve piacerti, deve appassionarti e coinvolgere profondamente, perché sarà solo la tua passione per quello che fai ad assicurarti il successo.

 

Altri interessanti elementi potrebbero essere aggiunti per approfondire alcuni punti focali che ogni buona strategia di business dovrebbe sviluppare, ma già attenersi solamente a questo semplice decalogo rappresenta certamente un ottimo punto di partenza per mettersi sulla buona strada.

 

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Come cambiare mentalità sul lavoro con il Coaching

Spesso si sente sostenere la tesi che “la mentalità è tutto, ciò che pensi diventi”. Si tratta certamente di una frase iconica della quale talvolta si abusa, ma c’è di fatto che un fondo di verità c’è.

In realtà, il fenomeno preso in esame – vale a dire il complesso sistema cognitivo che determina la costruzione dei nostri modi di pensare e agire – è molto più articolato di quanto si possa immaginare e non è possibile parlarne in termini assoluti e definitivi. Numerosi studi di natura psicologica e sociologica, portati avanti da prestigiose università in tutto il mondo, testimoniano come lo sviluppo della mentalità rappresenti un processo molto influente sulla vita di un essere umano sin dall’infanzia: l’imporsi di un certo tipo di mentalità, infatti, ha nel bambino manifestazioni evidenti in situazioni concrete come, ad esempio, la socializzazione con il gruppo dei pari, l’interazione con gli adulti e il successo scolastico inteso come successo nel processo di apprendimento e sviluppo di un’intelligenza ben predisposta all’assimilazione di nuove conoscenze; una ricerca analoga, caratterizzata però da campioni di riferimento composti da persone adulte, ha invece dimostrato come molto spesso lo sviluppo della mentalità sia improntata principalmente sulle difficoltà legate al mondo del lavoro e, più in generale, allo stress di un’ordinarietà frenetica.

Dunque, per semplificare le carte in tavola è possibile individuare una dicotomia concettuale in merito allo sviluppo della mentalità: da una parte la mentalità dell’abbondanza, quella di chi vede il bicchiere sempre mezzo pieno, dall’altra la mentalità della scarsità, o del bicchiere mezzo vuoto.

È facile comprendere come implementare una buona attitudine allo sviluppo di una mentalità dell’abbondanza sul lavoro sia di fondamentale importanza per tutti quei manager e altre figure professionali che ricoprono importanti ruoli dirigenziali, soprattutto in certi tipi di organizzazioni dove la coesione professionale, il team working e la formazione continua dei dipendenti sono fattori indispensabili. L’industria dell’ospitalità, considerando la sua estrema complessità organizzativa soprattutto in riferimento allo sviluppo di processi produttivi molto articolati (come, ad esempio, accade nei più rinomati e lussuosi alberghi) rappresenta senza dubbio un settore dove si rende necessaria una cultura positiva dei modelli di pensiero e azione di tutto l’organico aziendale.

Come fare, dunque, a concretizzare tutto questo e costruire una struttura organizzativa capace di trasmettere ai nostri collaboratori la mentalità dell’abbondanza? Uno strumento che si dimostra particolarmente vantaggioso e proficuo in tal senso è il business coaching. In estrema sintesi, si tratta di una relazione lavorativa che permette uno sviluppo personale e professionale di tutto il team di lavoro incrementandone produttività e potenziale. Analizziamo ora in cinque punti chiave come è possibile passare dalla mentalità del bicchiere mezzo vuoto a quella, certamente migliore, del bicchiere mezzo pieno:

  1. Focalizzarsi su ciò che si ha. Molto spesso l’errore principale che si fa è proprio quello di porre l’accento su ciò che manca, generando così un sentimento di stress e ansia verso il raggiungimento dei singoli obiettivi di crescita personale e professionale e implementando, di conseguenza, una mentalità ancorata alla scarsità;
  2. Circondarsi di persone ‘mentalmente abbondanti’. La positività è contagiosa, esattamente come il suo opposto, pertanto per costruire e mantenere una buona attitudine alla mentalità dell’abbondanza sul lavoro è doveroso sviluppare anche una rete sociale e interazionale propensa positivamente verso l’abbondanza;
  3. Sviluppare situazioni ‘win-win’. La competizione agguerrita non fa mai bene a nessuno, soprattutto sul lavoro, dunque è importante assicurarsi che tutte le possibili situazioni di confronto siano costruttive per le parti coinvolte e portino non verso l’affermazione del singolo (situazione win-lose) ma di tutto il team;
  4. Ringraziare sempre, ogni giorno. La gratitudine è un valore fondamentale da osservare nella vita di tutti i giorni e, soprattutto in quelle situazioni di crescita personale e professionale ovvero dove ci si pone obiettivi sia a breve che a lungo termine, rappresenta un formidabile strumento di auto-efficacia (ringraziare per ciò che si ha e ciò che si ottiene è sinonimo di abbondanza);
  5. Allenarsi a riconoscere le possibilità. Il mondo oggi è ricchissimo di opportunità che spesso non scorgiamo perché impossibilitati a guardare oltre la ‘nebbia della scarsità’, caratteristica di una mentalità chiusa e poco flessibile; sviluppare un assetto mentale basato sull’abbondanza significa soprattutto essere eclettici e individuare tutte le possibilità di sviluppo più adatte a noi.

In definitiva, forse ciò in cui crediamo rappresenta ciò che siamo, ma certamente ciò che crediamo corrisponde a ciò che riceviamo. Cambia passo, cambia mentalità e migliora il tuo rendimento sul lavoro e nella vita di tutti i giorni.

 

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polignano a mare estate 2020 puglia

La Puglia è la meta turistica italiana preferita dai turisti nell’estate del covid-19

In questa delicata estate 2020, inevitabilmente segnata dalle conseguenze della pandemia di covid-19 che ha messo a dura prova il Bel Paese nei mesi scorsi, una buona notizia sul fronte dell’economia c’è: la Puglia siede sul gradino più alto del podio come meta turistica italiana preferita dai turisti italiani per il mese di Agosto, con una preferenza stimata al 44% (fonte: Confederazione Nazionale dell’Artigianato e della Piccola e Media Impresa – Turismo e Commercio).

polignano a mare estate 2020 puglia

“Siamo i migliori di Italia –  ha dichiarato con soddisfazione il governatore Michele Emiliano – siamo la prima meta turistica più desiderata dagli italiani in questa stagione.  Stiamo combattendo con la bellezza della Puglia, con i sacrifici degli operatori, con la sanità pugliese che funziona. Stiamo combattendo per superare la crisi economica che è venuta con il coronavirus e ci stiamo riuscendo alla grande. Non molliamo, la Puglia è davvero una grande regione”.

La Puglia si riconferma una delle mete turistiche preferite dell’alta stagione dai turisti italiani e non, confermandosi in testa alle preferenze dei viaggiatori superando Toscana e Sicilia. La leva principale di tale risultato risiede non solo nell’effettivo pacchetto di esperienze turistiche che la regione pugliese offre ai turisti di tutto il mondo, tra le spiagge del Salento, le suggestive località costiere come Polignano a Mare, la tranquillità della Murgia e il turismo culturale alla scoperta delle bellezze cittadine, ma anche e soprattutto nella maggiore sicurezza percepita in funzione al rischio di contagio da covid-19, che attualmente in Puglia è relativamente molto circoscritto e sotto controllo. La Puglia, infatti, viene ritenuta dai turisti come un luogo sicuro e ospitale in questa stagione estiva così differente da quelle alle quali siamo abituati: tale preferenza è evidente sulla base del confronto sia con le altre regioni italiane sia con le altre mete turistiche straniere più gettonate del periodo, come Spagna, Grecia, Croazia o Montenegro.

I turisti intenzionati a viaggiare in Puglia propendono soprattutto per vacanze all’insegna della tranquillità, della natura e del relax, mentre emerge meno voglia di movida notturna. Il 56% dichiara che verrà in vacanza in Puglia scegliendo un luogo stabile dal quale fare qualche escursione guidata, mentre il 14% non si muoverà dalla destinazione scelta. La spesa media prevista dai turisti è di circa 1.200 euro complessivi, che vanno a coprire gruppi di almeno due o più viaggiatori, ma ci sono anche turisti facoltosi che prevedono di spendere tra 1.000 e 1.500 euro individualmente. Preferite strutture di piccole dimensioni, come Bed & Breakfast (19%) e piccoli hotel (16%).

“Il lavoro fatto bene dà buoni frutti – dichiara l’assessore alle attività turistiche e culturali Loredana Capone –  stiamo facendo di tutto per sostenere la nostra economia, in sicurezza, tutelando l’ambiente, facendo rete con gli operatori, investendo nel patrimonio culturale, puntando sul turismo di prossimità, valorizzando tutti i luoghi della Puglia, dalle grandi mete agli angoli meno conosciuti ma non meno incantevoli”.

Covid-19, forse la lezione non è ancora chiara.

Molti stanno già correndo in avanti a programmare le cose da fare per ripartire velocemente e fare tornare tutto come prima; sono gli stessi che fino a gennaio/febbraio 2020 facevano budget e programmavano le loro attività, certi che il futuro altro non sarebbe stato, che una riedizione del passato. L’errore si sta ripetendo: IL FUTURO E’ IMPREVEDIBILE! Quelle che vanno invece prodotte non sono le strategie post-coronavirus, ma va elaborata la lezione che abbiamo imparato dal coronavirus!

Ecco alcune riflessioni:

– Lo scenario che ci aspetta sarà del tutto nuovo e inimmaginabile, non conosciamo la portata e la profondità che la pandemia da coronavirus provocherà nei sistemi economici, sociali, sanitari. Certo è che dovremmo riorganizzarci intorno alle modifiche strutturali che questo virus ha provocato. Una volta chiesero a Sergio Marchionne perchè aveva cambiato idea sulla produzione dell’auto elettrica in FCA, e lui rispose che non è che aveva cambiato idea, ma era cambiato lo scenario!
Ecco, è cambiato lo scenario.

– Come ho già scritto in un mio precedente articolo fino a quando non ci saranno terapie adeguate o meglio ancora un vaccino anti-covid19  il turismo e la ristorazione vivranno una perenne quarantena. Molti hanno già utilizzato le ferie per rimanere a casa con il primo D.P.C.M., quindi non avranno giorni di ferie per poter andare in vacanza; altri avranno pochi soldi o quasi nulla per gli effetti recessivi che questa pandemia assicura. Avranno un bel po’ di grattacapi prima di pensare alle ferie. Si faranno gite porta con pranzo al sacco, rigorosamente preparato a casa con tutte le attenzioni igienico-sanitarie, e si raggiungeranno mete  poco frequentate al riparo dai potenziali untori di coronavirus.

– Pasti consumati a domicilio e intrattenimento con tutto ciò la fruizione di contenuti online propone, saranno i sostituti delle serate a rischio contagio. La paura di essere contagiati condizionerà molte scelte sulle varie forme di socialità. Si diffonderanno le tecnologie per la connessione con il luogo di lavoro e per gli incontri di lavoro. Presto le nostre case assomiglieranno sempre più  agli uffici, con librerie alle spalle, scrivanie, Pc e stampanti.

– Siamo di fronte a una grande trasformazione, di portata epocale, che inciderà profondamente sul nostro modo di vivere e in tutte le forme che la vita fino ad adesso ha previsto. Non ne conosciamo la portata e nemmeno le conseguenze che queste avranno, è inutile scrivere strategie che attingono dal passato, da un mondo che non c’è più e che non ci sarà più.

 

Emanuele Addabbo

 

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Turismo e ristorazione: quale scenario ci aspetta dopo i picchi di epidemia da Covid-19.

Il futuro è imprevedibile; molti hanno già nostalgia del passato, ma non si rendono conto che ciò che ci aspetta non assomiglierà che a se stesso. Il settore dell’ospitalità avrà vissuto la crisi più buia della sua storia.

Il settore dei trasporti aerei già registra perdite per 200 Mld di euro, oltre a quelli che andranno ad aggiungersi; della ristorazione sappiamo solo che il settore è in ginocchio, e rimarrà in quella posizione per chiedere l’intercessione dei Santi.

FIPE – Federazione Italiana Pubblici Esercizi – prevede per il solo 2020 di 8 Mld di euro di perdite con un forte impatto sul numero degli addetti, che a oggi risultano più di 1 milione.

Secondo lo Studio Ambrosetti l’intero comparto prevede un calo del PIL del -3%  e il turismo incide per il 15% con 4,2 milioni di addetti che vedranno vacillare il loro posto di lavoro.

Lo scenario che ci aspetta nei prossimi mesi non è dei più rosei, anzi.

Fino a quando non si sarà trovata una cura adeguata contro l’infezione da Covid-19 o un vaccino che ci difenderà definitivamente, tutto il settore del turismo con annessi e connessi sarà in quarantena sine die.

Cambieranno le forme di consumo, come per i pasti, prodotti dalle cucine dei ristoranti e consumati a casa; le forma di aggregazione saranno evitate. Ma vi immaginate le spiagge piene di gente con le mascherine, e i lettini con almeno due metri di distanza?

Lo spazio disponibile che assicura la necessaria distanza di sicurezza, sarà il nuovo valore aggiunto e questo varrà sia per le strutture ricettive che per i ristoranti.

La sanificazione costante degli ambienti, con tanto di certificazione, sarà il must delle strutture preposte all’accoglienza.

Il personale con adeguate conoscenze di prassi igieniche anti-coronavirus farà la differenza.

Dispenser con  disinfettanti per le mani, asciugamani monouso, mascherine e guanti assicureranno agli ospiti che in quel contesto si sono adottate tutte le misure atte a prevenire potenziali contagi da Codiv-19.

Una lettura suggerita ai tempi del coronavirus: Antifragile di Nassin Nicholas TALEB

Il libro di Taleb pubblicato a tre anni dal grande successo del “Cigno Nero” dallo stesso autore libanese, matematico e trader di professione per circa vent’anni, ci aiuta a capire come questo momento, in cui l’Italia tutta è in quarantena, le fragilità del sistema e degli individui. Una lettura assolutamente consigliata, per chi in questo periodo dispone di sufficiente tempo e può permettersi di farsi scivolare sotto gli occhi le 500 pagine che Taleb ha scritto.

Ho imparato tante cose nuove da questo libro, (cosa che non sempre succede quando si legge un libro) sono emerse le mie fragilità che Taleb ci aiuta a individuare. Beh, è un libro che ti cambia, che agisce dal di dentro, che mette in discussione. Raramente succede, per chi di libri ne ha letti tanti, forse troppi, e l’unico risultato a cui ti portano è una distorsione della realtà, che non riesci più a riconoscere. Intrappolati nei modelli interpretativi, non riusciamo più a definire i’imponderabile, ciò che sfugge ai manuali ma che la realtà li segnala come sovrabbondanti.

Taleb mette in discussione tutti i sistemi statistici utilizzati per prevedere alcuni fenomeni ricorrenti, specie negli scenari economici e ci segnala che molti bravi economisti hanno puntualmente segnalato la crisi quando questa era già passata. Il libro scorre velocemente, anche se è pieno di grafici e dimostrazioni matematiche in alcune parti necessarie e inevitabili. E’ disponibile anche un audio-libro che lo si può ascoltare piacevolmente quando si viaggia o nelle situazioni in cui anzichè perderci nell’interminabile smanettamento del cellulare ci fermiamo e ascoltiamo cosa Taleb ha da dirci sui sistemi fragili.

Taleb è professore di Risk-engineering al Politecnico di New York, devolve il suo stipendio a una fondazione per non sentirsi obbligato nei confronti di nessuno. Conferenziere invitato in tutto il mondo, non sempre è ben visto dagli esperti della finanza, che lui attacca soventemente. Definisce gli errori informazioni che dobbiamo imparare a utilizzare – cosa che non accade spesso – anzi li utilizziamo per auto-massacrarci, quando invece alla luce delle nuove informazioni che emergono, invece, dovremmo rivedere i nostri paradigmi e le nostre strategie.

Emanuele Addabbo

 

 

La formazione in eLearning al tempo del “coronavirus”

Mai come in questo momento la formazione online sembra un antidoto agli effetti indesiderati e indiretti dell’epidemia da coronavirus. L’ultimo decreto del 10 marzo 2020 #iorestoacasa, costringe a rimanere a casa e la domanda che molti si fanno è: che ci faccio tutto il giorno a casa?

Beh, tra i tanti suggerimenti che si possono  c’è quello di approfittare di queste vacanza “forzate” e fare un po’ di formazione in eLeaning. La Team Management propone da molto tempo, corsi di formazione on line, che possono essere seguiti da qualsiasi dispositivo e senza limiti di tempo.

Questa crisi ha messo in evidenza le debolezze del nostro sistema e quanto questo sia poco innovativo, sia per lo smart-working che per la formazione online.

 

Questo è il momento, invece, di aprirsi alle nuove tecnologie disponibili, visto che tutte le attività di formazione in aula sono sospese, come i seminari, i convegni e tutte le scuole di ogni ordine e grado rimarranno chiuse fino la 3 aprile del 2020.

La formazione online ti permette di seguire le lezioni quando lo desideri, di rivederle tutte le volte che vuoi e alla fine del corso in eLeaning la piattaforma rilascia automaticamente l’attesto del corso di formazione.