Non ci sono problemi irrisolvibili, ma solo soluzioni che non funzionano.

Quello che ho notato in tanti anni di consulenza presso strutture del settore turistico – alberghiero è che spesso ci si accanisce su problemi della stessa portata senza riuscire a risolverli. Una sorta di coazione a ripetere. Si tentano le stesse soluzioni, anche se questa non funzionano.

Si narra, in una racconto greco, la storia di un mulo che tutte le notti fa lo stesso tragitto all’interno di un bosco, ma una notte un forte temporale fa cadere il tronco di un albero impedendo al mulo di fare lo stesso percorso. Il mulo impiega tutta la sua forza per spostare l’albero caduto, ma non ci riesce. Ma con insistenza ci riprova più e più volte fino a soccombere. Nelle organizzazioni produttive, talvolta accade la stessa e identica cosa. Si ripetono le stesse strategie commerciali, anche se non funzionano, si insiste a cercare di rendere più funzionali collaboratori improduttivi, anche se questi hanno manifestato il loro disinteresse per quel tipo di lavoro e di funzione, fino allo sfinimento e tanti altri eventi che tracciano una stessa strategia: perseveranza, nel tentare una soluzione anche se questa non funziona!

Qui ci può essere d’aiuto la strategia del problem-solving del Brief Terapy Center della Scuola di Palo Alto, la quale suggerisce 4 passaggi nel tentare di risolvere problemi:

1. Una chiara definizione del problema in termini concreti.
2. Un’analisi della soluzione finora tentata.
3. Una chiara definizione del cambiamento concreto da effettuare.
4. La formulazione e la messa in atto di un piano per provocare tale cambiamento.

 

Cambiare tutto per non cambiare nulla!

C’è un bellissimo libro di Paul Watzlawick dal titolo: CHANGE – Sulla formazione e sulla soluzione dei problemi. Egli afferma che l’origine di ogni sofferenza è tra le premesse dei fatti (le nostre aspettative) e i fatti! La realtà così com’è.

E’ un libro molto interessante da leggere e ci aiuta a comprendere che i cambiamenti vanno tentati a un livello diverso da quello su cui agiamo abitualmente, cioè la realtà. Si tenta invano di modificare la realtà, senza esito, e questo attività di tentativi di cambiamenti falliti è all’origine di ogni umana sofferenza e frustrazione .

Nel mondo delle organizzazioni produttive accade la stessa cosa con i budget, si tenta di far adeguare i budget alla realtà e non il contrario… per cui se i risultati ottenuti non corrispondono alle attese, c’è qualcosa che non va nel mercato!

Invece, come un radar bisogna intercettare i segnali che i mercati ci inviano e cercare di adeguare la risposta commerciale a quella che è l’effettivo scenario.  Kotler (guru del marketing) ci invita con il suo: ASCOLTA E RISPONDI!

 

 

Dott. Emanuele Addabbo : Contattami

Come gestire i dipendenti

Gli uomini per natura configgono, soprattutto nei luoghi di lavoro. Il parlar male l’un dell’altro, esercitare la prevaricazione, il pettegolezzo diffuso, la cattiveria che ammorba gli ambienti sono le condizioni permanenti che connotano la maggior parte degli ambienti di lavoro. Luoghi dove si produce sofferenza, incomprensione, dove le individualità sono prima offuscate e poi cancellate.

Tutti contro tutti !

Ho visto molte organizzazioni bloccate su se stesse, incapaci di dialogare, di incontrarsi, di conoscersi, di approssimarsi l’un all’altro, si, perché nel luogo dove si lavora la dimensione umana, fatta di stati d’animo, sentimenti, emozioni è ridotta a ruolo, a funzionario dell’apparato produttivo; ciò che conta sono le competenze, ciò che sai fare, non ciò che sei e che puoi ancora diventare.
Sono organizzazioni che non hanno mai avuto un’anima, e semmai l’avessero mai posseduta è stata prontamente barattata con il profitto, in nome del quale tutto è concesso e permesso. Sono organizzazioni che implodono su se stesse, che si rinchiuderanno prima o poi come un fiore che appassisce.

Ma cosa manca in questi gruppi di lavoro? Cosa li può far sbocciare e proliferare …?
Ma sicuramente un credo condiviso, che li accomuna, che li distingue, in cui i gruppi convergono intorno a dei valori condivisi e nei quali riconoscersi; individui che hanno imparato a stare assieme, a dialogare, a parlarsi serenamente, a condividere, a progettare e a realizzare, tutti insieme. Anche se è  difficile tenerli tutti assieme, è come cercare di mettere in fila dei gatti, ma si può fare! E’ un lavoro duro, serrato, ma dev’essere costante. Le organizzazioni non possono essere abbandonate a se stesse, in cui non si ha cognizione della loro storia, del loro percorso, del loro obiettivo, di quali sono i loro valori, la loro missione.

Vanno istituiste dei percorsi di relazione, dove imparare a dialogare, a confrontarsi, a gestire i conflitti e a chiarire le incomprensioni. Un luogo dove le persone si incontrano, consapevoli della difficoltà della relazione, ma anche della loro necessità. Relazioni liberate dai conflitti emozionali, dalle tensioni individuali, dalle cattive interpretazioni; se non lo si fa, si rischia di rimanere a lungo assorbiti da sentimenti di acredine, di rivalsa degli uni contro gli altri.

E si perde di vista lo scopo, quelle che li accomuna: creare la comunità tesa a progettare, a produrre, a saper leggere le aspettative dei clienti e a saperne interpretare le esigenze.

Dott. Emanuele Addabbo : Contattami

Come riconoscere un vero “Leader”.

Vi è mai capitato di avvertire un’energia incontenibile, che vi spinge a fare qualcosa per qualcuno? E che la fareste ad ogni costo…?

Avete mai avvertito il desiderio irrefrenabile di incontrare qualcuno senza sapere qual’è sarà l’oggetto del vostro incontro, ma la sola cosa che vi spinge a farlo è stare con quella persona…?

Avete mai avuto un interminabile zampillio di idee, propositi, progetti dopo aver incontrato una persona di questo genere ?

Desiderate incontrare nuovamente quella persona e non vedete l’ora di raccontargli tutto quello che vi è passato per la mente dall’ultima volta che l’avete incontrato…?

Bene! Se siete in presenza di queste sensazioni, emozioni e stati d’animo avete incontrato un VERO LEADER!

Il vero leader non lo si riconosce come persona, ma per quello che sprigiona in voi…

Il mondo delle organizzazioni produttive è carente di Leader. Piuttosto si entra in contatto con veri KILLER DELLE EMOZIONI, non appena hai una buona idea te la uccidono e con essa muore anche una piccola parte di te. Di conseguenza e per precauzione, ti guarderai bene dall’esprimere buone idee e dall’avere buoni propositi.

Le comunità produttive diventano dei veri e propri cimiteri di emozioni, luoghi di annientamento dell’animo umano, in cui il capo, carente di leadership, riversa sui propri collaboratori parte delle proprie frustrazioni e fa di loro un’estensione dei propri limiti.

Quando le organizzazioni non sono feconde, quando sono prive di progetti rigenerativi, significa che il terreno relazionale è arido! Non attecchisce più nulla…

Si dice che le cose nascano due volte: la prima volta nella testa e nel cuore di chi le genera e la seconda volta quando vengono finalmente realizzate. Pensate ai grandi progetti, alle meravigliose invenzioni che il genio umano ha saputo sfornare. Sono nate prima nel cuore e poi nel mondo.

Cosa fa un coach in azienda per favorire processi creativi e per riattivare la leadership di chi è deputato alla guida di un gruppo di persone?

Fa da specchio! Ripropone a chi ha profuso attacchi micidiali alle emozioni dei propri collaboratori le stesse parole e poi gli chiede: e adesso come ti senti…? E tu adesso come reagisci?

Se il coachee (cliente) è sensibile e attento si accorgerà che la mancanza di sensibilità, l’incapacità di comunicare un disappunto o la difficoltà a contenere rabbia e dissapori, nuoce innanzitutto a se stesso e poi a chi è sotto il proprio coordinamento.

E’ molto più facile essere temuti piuttosto che essere amati, quando si è un CAPO.

Ma, il vero LEADER è colui che riesce a far fare spontaneamente, di più, di ciò che le persone farebbero normalmente.

Dott. Emanuele Addabbo :  Contattami

Problem solving

Quando vi sottopongono un problema da risolvere, chiedete sempre al vostro interlocutore di accompagnare al problema, almeno tre possibili soluzioni…vedrete come il numero dei problemi diminuiranno immediatamente, non perchè ve li nascondino, ma perchè ha imparato a generare soluzioni!

L’efficacia del management si misura dalle qualità e dalla  velocità delle soluzioni prodotte a i problemi che si presentano ogni giorno.

Ma nelle organizzazioni purtroppo c’è sempre il “complicator-manager”! Chi di fronte a un problema è così bravo che ne crea altri tre!

C’è un metodo molto semplice e consiste in questo: costituite un piccolo gruppo di lavoro, che discutano solo del problema. Bene, vi accorgerete che improvvisamente ci sarà uno zampillio di idee…ma non solo, questo inarrestabile flusso di soluzioni continuerà anche dopo la sessione di lavoro.

 

 

Dott. Emanuele Addabbo : Contattami

Nessun errore è gratuito

Quanti errori si commettono ogni giorno in un’organizzazione…e chi paga?

Si, perchè nessun errore è gratuito. Quando vanno in frantumi stoviglie, si rompono attrezzature, carrelli, per noncuranza dei dipendenti, ricadono inevitabilmente su qualcuno che dovrà metter mani al portafoglio.

Ma come mai così tanti errori sui luoghi di lavoro…? Semplice, si è distratti, non si è concentrati, con il corpo si è lì e con la testa altrove.

San Benedetto scrive in una delle sue 73 Regole che: “devi usare gli attrezzi di lavoro come i vasi sacri dell’altare” per sottolineare la sacralità degli strumenti di lavoro per la vita comunitaria e per il lavoro da cui si ricava il cibo per la mensa.

Non essere centrati, presenti a se stessi, essere continuamente distratti da cellulari che squillano, o ci segnalano che ci sono messaggi in arrivo, tutto questo produce distrazione, latitanza dal luogo che si abita fisicamente…

Come si può rimediare a tutto questo? Beh, innanzitutto attirando l’attenzione sugli errori commessi, li si può anche contare e di conseguenza si può misurare anche il loro impatto economico. Vi accorgerete come all’inizio questa analisi vi sorprenderà per la sua portata economica, ma poi quell’impatto così forte produrrà l’effetto contrario…aumenterà il livello di attenzione, la presenza sarà costante, gli errori e le rotture caleranno sensibilmente. Le perdite inesorabilmente diminuiranno!

Briefing di breve durata, qualche minuto solamente, prime di prendere servizio, potranno aiutarvi a recuperare il livello di attenzione e a portarlo in alto!

Nelle aziende dove queste attività sono state tenute (v.foto)

si è notato come l’impatto economico degli errori commessi è diminuito sensibilmente nella prima settimana, per poi riprendere a crescere nella seconda e nella terza, ma nella quarta settimana dove il briefing mensile era previsto sullo stesso tema sono tornati a calare.

Ergo, i briefing sono stati dapprima organizzati settimanalmente, e successivamente giornalmente nei singoli reparti con sessioni di 5/10 minuti.

Risultati, in quella stessa organizzazione nel giro di due mesi gli errori e le rotture varie sono calati del 93%, con un recupero economico di 37.000,00 € per ogni mese.

Emanuele Addabbo

 

La creazione del valore economico nell’industria dell’ospitalità

Nel percorso di Business Coaching, di accompagnamento alla crescita delle imprese nella settore dell’ospitalità o della ristorazione, più che fornire risposte formulo delle domande.

Le domande quando sono ben impostate contengono già metà della risposta.

Se lavori in questo settore e rivesti un ruolo di responsabilità, oppure ti interessa avviare o gestire un’impresa in questo ambito, devi farti subito tre domande che ritengo fondamentali:

1° Cosa crea valore
2° Come puoi misurare il valore creato
3° Come puoi farlo accrescere

Ti assicuro che in queste tre semplici domande c’è tutta l’essenza del tuo lavoro e se te le porrai ogni giorno, affioreranno risposte nella tua mente, avrai un incessante zampillio di idee, che dovrai sperimentare sul campo e quando funzionano ripeterle.

Il vero problema di chi opera in questo settore è che spesso il loro sguardo, la loro attenzione è rivolta altrove, su questioni meno importanti, di poco valore, per l’appunto.

E siccome le uniche cose che migliorano sono quelle dove rivolgiamo la nostra attenzione, ti invito a porti queste semplici domande e a focalizzarle bene, se vuoi veramente migliorare il tuo business:

1. Cosa voglio ottenere e cosa sto facendo per ottenerlo
2. Cosa devo continuare a fare e cosa devo smettere di fare
3. Quali sono i miei obiettivi nel breve, nel medio e nel lungo periodo
4. Con chi intendo realizzare i miei obiettivi
5. Ho misure alternative se qualcosa dovesse andare per il verso storto
6. Quali sono le competenze che devo migliorare
7. Conosco ogni dettaglio della mia attività
8. Quale sarà la differenza che farà la differenza tra me e i miei concorrenti
9. Ho una chiara visione di chi voglio diventare
10. Conosco bene il settore nel quale opero

Naturalmente qui le domande potrebbero continuare all’infinito …ma per il momento ti assicuro che se vedrai in queste 10 domande degli alleati fedeli per quanto insidiose e scomode la tua crescita personale e professionale non si arresterà mai e il tuo business crescerà insieme a te.

Un caro saluto

Emanuele Addabbo – Business Coach

La radice di ogni disservizio è nella cattiva comunicazione

Quanti errori si commettono ogni giorno nel mondo alberghiero e della ristorazione. Piatti che arrivano su tavoli sbagliati, camere non ancora pronte all’orario previsto, prenotazioni sbagliate…e chi più ne ha, più ne metta.

La radice dei disservizi ha un’unica fonte: la comunicazione, anzi la cattiva comunicazione!

Frasi ambigue, bigliettini lasciti qua e la che si volatilizzano, cose dette e mal interpretate. Il difetto di comunicazione è alla base di tutta una serie di errori che si commettono, e che naturalmente inficiano sulla qualità percepita del cliente.

Oggi, applicazioni come WhatsApp potrebbero aiutarci a risolvere questi problemi, posso usarsi sia nei gruppi appartenenti allo stesso reparto o tra colleghi che ricoprono le medesime funzioni (es. i capi-servizio).

I principi da seguire sono semplici:

  1. Inviare un messaggio, che sia chiaro, conciso, indicando la scadenza entro quando quel compito va eseguito.
  2. Il ricevente invia un feedback, es. scrivendo OK, che assicura che si è presi in carico il compito da eseguire.
  3. Inviare una foto della corretta esecuzione del compito svolto.

Questo semplice sistema di comunicazione, all’interno di ogni organizzazione, estingue alla radice ogni possibile interpretazione ambigua ed evita deficit di comunicazione che sono all’origine di ogni disservizio.

Provare per credere!