Mindfulness in azienda

La pratica della MINDFULNESS in azienda registra sempre maggiore interesse per i risultati che i gruppi di lavoro raggiungono. La pratica della mindfulness affonda le sue radici nelle antiche pratiche buddhiste attraverso l’applicazione degli 8 nobili sentieri. La mindfulness altro non è che la pratica della meditazione che può farsi in gruppo o individualmente, ripetendo un mantra, per un tempo prestabilito. I risultati che si raggiungono sono notevoli come risultati che si riflettono sia sul piano fisico che quello psichico. Lucida attenzione, risveglio della consapevolezza, presa di coscienza del proprio essere che agisce sotto scacco delle illusioni dell’ego mascherato. L’essere potenziato sviluppa delle facoltà e affina il proprio essere a un maggiore “controllo della mente”, a essere “presenti nella realtà” e non a fare acrobazie col pensiero che lo portano a saltare tra un passato che non esiste più e un futuro che è pura proiezione della mente. Aumenta la consapevolezza che “tutto cambia continuamente”, la realtà è impermanente, per cui l’attaccamento è la principale fonte di sofferenza. La pratica degli 8 nobili sentieri porta a vivere in uno stato di assoluta quiete interiore, accresce una condizione di inviolabile serenità, e in questo stato di pace assoluta della mente e dell’animo il soggetto che ha raggiunto questa condizione potenzia delle facoltà già insite in se stesso: aumento della creatività, maggiore capacità intuitiva, migliore concentrazione, lucida attenzione, diminuzione dello stress e maggiore controllo della mente. L’elenco del miglioramento che un individuo può registrare è interminabile e varia da soggetto a soggetto.

 

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Consapevolezza al lavoro

 

L’essere risvegliato può diventare un problema o un’opportunità. Il percorso per risvegliarsi ci è stato già stato dato in dono dal Buddha 2.500 anni fa con le 4 Nobili Verità e gli Otto Nobili sentieri. Il risveglio prevede, con la pratica della meditazione trascendentale, la possibilità di osservare se stessi liberati dall’ego. Tant’è che il termine deriva dal sanscrito e sta a significare: vedere le cose come sono.

Il fare da risvegliati diventa un problema quando ti accorgi che tutti, intorno a te continuano a fare e ad agire i maniera inconsapevole, senza rendersi conto che fanno parte di una grande rappresentazione teatrale, che chiamano vita a cui credono ciecamente.

L’essere risvegliato diventa un’opportunità quando, piuttosto che lasciarti coinvolgere dalla messa in scena, osservi , senza coinvolgerti delle tante interazioni che i soggetti instaurano fra di loro, spesso all’origine delle loro sofferenze e frustrazioni.

Quando si è risvegliati e consapevoli, il primo elemento che emerge è una grande serenità che proviene dall’animo e non più dell’esterno, anzi, il mondo della vita con tutto quello che vi accade diventa una fonte di disturbo a quella quiete che sottende l’animo. L’animo quieto favorisce una maggiore lucidità e capacità di focalizzarsi sugli effettivi problemi da affrontare, ma, piuttosto che cercare chi ha torto o chi ha ragione, si focalizza sulle possibili soluzioni che possono favorirne la soluzione. Emergono soluzioni creative che arrivano spontanee dal profondo, senza sforzi. E’ come assistere allo zampillio di idee e soluzioni che giungono ininterrottamente dal profondo. Si avverte un senso di connessione con il tutto.

Questa antica pratica che è la meditazione, oggi trova la sua declinazione con un altro termine che è “Mindfulness”. La grandi aziende di oltreoceano (Apple, Google, AOL, Nike, Procter & Gamble e tante altre ancora, ne hanno avvertito i benefici e li hanno introdotto nelle loro organizzazioni, traendone giovamento sia sul piano del benessere organizzativo che su quello economico con l’aumento della produttività, diminuzione del turn-over e crollo dei conflitti interni.

Non oso immaginare quale potrebbe essere la reazione delle nostre organizzazioni quando si va a proporre di fare un percorso di crescita e sviluppo con la meditazione o mindfulness se si ignora questa pratica e non si conoscono i benefici che si hanno sul lavoro. Si passa dalla modalità del fare a quella dell’essere, che va in una diversa dimensione ma non opposta a quella del fare, anzi la arricchisce di consapevolezza. La consapevolezza è lo spazio in cui i pensieri esistono, quando quello spazio diventa consapevole di se stesso.

Non ci sono problemi irrisolvibili, ma solo soluzioni che non funzionano.

Quello che ho notato in tanti anni di consulenza presso strutture del settore turistico – alberghiero è che spesso ci si accanisce su problemi della stessa portata senza riuscire a risolverli. Una sorta di coazione a ripetere. Si tentano le stesse soluzioni, anche se questa non funzionano.

Si narra, in una racconto greco, la storia di un mulo che tutte le notti fa lo stesso tragitto all’interno di un bosco, ma una notte un forte temporale fa cadere il tronco di un albero impedendo al mulo di fare lo stesso percorso. Il mulo impiega tutta la sua forza per spostare l’albero caduto, ma non ci riesce. Ma con insistenza ci riprova più e più volte fino a soccombere. Nelle organizzazioni produttive, talvolta accade la stessa e identica cosa. Si ripetono le stesse strategie commerciali, anche se non funzionano, si insiste a cercare di rendere più funzionali collaboratori improduttivi, anche se questi hanno manifestato il loro disinteresse per quel tipo di lavoro e di funzione, fino allo sfinimento e tanti altri eventi che tracciano una stessa strategia: perseveranza, nel tentare una soluzione anche se questa non funziona!

Qui ci può essere d’aiuto la strategia del problem-solving del Brief Terapy Center della Scuola di Palo Alto, la quale suggerisce 4 passaggi nel tentare di risolvere problemi:

1. Una chiara definizione del problema in termini concreti.
2. Un’analisi della soluzione finora tentata.
3. Una chiara definizione del cambiamento concreto da effettuare.
4. La formulazione e la messa in atto di un piano per provocare tale cambiamento.

 

Cambiare tutto per non cambiare nulla!

C’è un bellissimo libro di Paul Watzlawick dal titolo: CHANGE – Sulla formazione e sulla soluzione dei problemi. Egli afferma che l’origine di ogni sofferenza è tra le premesse dei fatti (le nostre aspettative) e i fatti! La realtà così com’è.

E’ un libro molto interessante da leggere e ci aiuta a comprendere che i cambiamenti vanno tentati a un livello diverso da quello su cui agiamo abitualmente, cioè la realtà. Si tenta invano di modificare la realtà, senza esito, e questo attività di tentativi di cambiamenti falliti è all’origine di ogni umana sofferenza e frustrazione .

Nel mondo delle organizzazioni produttive accade la stessa cosa con i budget, si tenta di far adeguare i budget alla realtà e non il contrario… per cui se i risultati ottenuti non corrispondono alle attese, c’è qualcosa che non va nel mercato!

Invece, come un radar bisogna intercettare i segnali che i mercati ci inviano e cercare di adeguare la risposta commerciale a quella che è l’effettivo scenario.  Kotler (guru del marketing) ci invita con il suo: ASCOLTA E RISPONDI!

 

 

Dott. Emanuele Addabbo : Contattami

Come gestire i dipendenti

Gli uomini per natura configgono, soprattutto nei luoghi di lavoro. Il parlar male l’un dell’altro, esercitare la prevaricazione, il pettegolezzo diffuso, la cattiveria che ammorba gli ambienti sono le condizioni permanenti che connotano la maggior parte degli ambienti di lavoro. Luoghi dove si produce sofferenza, incomprensione, dove le individualità sono prima offuscate e poi cancellate.

Tutti contro tutti !

Ho visto molte organizzazioni bloccate su se stesse, incapaci di dialogare, di incontrarsi, di conoscersi, di approssimarsi l’un all’altro, si, perché nel luogo dove si lavora la dimensione umana, fatta di stati d’animo, sentimenti, emozioni è ridotta a ruolo, a funzionario dell’apparato produttivo; ciò che conta sono le competenze, ciò che sai fare, non ciò che sei e che puoi ancora diventare.
Sono organizzazioni che non hanno mai avuto un’anima, e semmai l’avessero mai posseduta è stata prontamente barattata con il profitto, in nome del quale tutto è concesso e permesso. Sono organizzazioni che implodono su se stesse, che si rinchiuderanno prima o poi come un fiore che appassisce.

Ma cosa manca in questi gruppi di lavoro? Cosa li può far sbocciare e proliferare …?
Ma sicuramente un credo condiviso, che li accomuna, che li distingue, in cui i gruppi convergono intorno a dei valori condivisi e nei quali riconoscersi; individui che hanno imparato a stare assieme, a dialogare, a parlarsi serenamente, a condividere, a progettare e a realizzare, tutti insieme. Anche se è  difficile tenerli tutti assieme, è come cercare di mettere in fila dei gatti, ma si può fare! E’ un lavoro duro, serrato, ma dev’essere costante. Le organizzazioni non possono essere abbandonate a se stesse, in cui non si ha cognizione della loro storia, del loro percorso, del loro obiettivo, di quali sono i loro valori, la loro missione.

Vanno istituiste dei percorsi di relazione, dove imparare a dialogare, a confrontarsi, a gestire i conflitti e a chiarire le incomprensioni. Un luogo dove le persone si incontrano, consapevoli della difficoltà della relazione, ma anche della loro necessità. Relazioni liberate dai conflitti emozionali, dalle tensioni individuali, dalle cattive interpretazioni; se non lo si fa, si rischia di rimanere a lungo assorbiti da sentimenti di acredine, di rivalsa degli uni contro gli altri.

E si perde di vista lo scopo, quelle che li accomuna: creare la comunità tesa a progettare, a produrre, a saper leggere le aspettative dei clienti e a saperne interpretare le esigenze.

Dott. Emanuele Addabbo : Contattami