mindfulness in azienda

La pratica della mindfulness in azienda

La pratica della MINDFULNESS in azienda registra sempre maggiore interesse per i risultati che i gruppi di lavoro raggiungono. La pratica della mindfulness affonda le sue radici nelle antiche pratiche buddhiste attraverso l’applicazione degli 8 nobili sentieri. La mindfulness altro non è che la pratica della meditazione che può farsi in gruppo o individualmente, ripetendo un mantra, per un tempo prestabilito. I risultati che si raggiungono sono notevoli come risultati che si riflettono sia sul piano fisico che quello psichico. Lucida attenzione, risveglio della consapevolezza, presa di coscienza del proprio essere che agisce sotto scacco delle illusioni dell’ego mascherato. L’essere potenziato sviluppa delle facoltà e affina il proprio essere a un maggiore “controllo della mente”, a essere “presenti nella realtà” e non a fare acrobazie col pensiero che lo portano a saltare tra un passato che non esiste più e un futuro che è pura proiezione della mente. Aumenta la consapevolezza che “tutto cambia continuamente”, la realtà è impermanente, per cui l’attaccamento è la principale fonte di sofferenza. La pratica degli 8 nobili sentieri porta a vivere in uno stato di assoluta quiete interiore, accresce una condizione di inviolabile serenità, e in questo stato di pace assoluta della mente e dell’animo il soggetto che ha raggiunto questa condizione potenzia delle facoltà già insite in se stesso: aumento della creatività, maggiore capacità intuitiva, migliore concentrazione, lucida attenzione, diminuzione dello stress e maggiore controllo della mente. L’elenco del miglioramento che un individuo può registrare è interminabile e varia da soggetto a soggetto.

 

Come gestire i dipendenti

Gli uomini per natura configgono, soprattutto nei luoghi di lavoro. Il parlar male l’un dell’altro, esercitare la prevaricazione, il pettegolezzo diffuso, la cattiveria che ammorba gli ambienti sono le condizioni permanenti che connotano la maggior parte degli ambienti di lavoro. Luoghi dove si produce sofferenza, incomprensione, dove le individualità sono prima offuscate e poi cancellate.

Tutti contro tutti !

Ho visto molte organizzazioni bloccate su se stesse, incapaci di dialogare, di incontrarsi, di conoscersi, di approssimarsi l’un all’altro, si, perché nel luogo dove si lavora la dimensione umana, fatta di stati d’animo, sentimenti, emozioni è ridotta a ruolo, a funzionario dell’apparato produttivo; ciò che conta sono le competenze, ciò che sai fare, non ciò che sei e che puoi ancora diventare.
Sono organizzazioni che non hanno mai avuto un’anima, e semmai l’avessero mai posseduta è stata prontamente barattata con il profitto, in nome del quale tutto è concesso e permesso. Sono organizzazioni che implodono su se stesse, che si rinchiuderanno prima o poi come un fiore che appassisce.

Ma cosa manca in questi gruppi di lavoro? Cosa li può far sbocciare e proliferare …?
Ma sicuramente un credo condiviso, che li accomuna, che li distingue, in cui i gruppi convergono intorno a dei valori condivisi e nei quali riconoscersi; individui che hanno imparato a stare assieme, a dialogare, a parlarsi serenamente, a condividere, a progettare e a realizzare, tutti insieme. Anche se è  difficile tenerli tutti assieme, è come cercare di mettere in fila dei gatti, ma si può fare! E’ un lavoro duro, serrato, ma dev’essere costante. Le organizzazioni non possono essere abbandonate a se stesse, in cui non si ha cognizione della loro storia, del loro percorso, del loro obiettivo, di quali sono i loro valori, la loro missione.

Vanno istituiste dei percorsi di relazione, dove imparare a dialogare, a confrontarsi, a gestire i conflitti e a chiarire le incomprensioni. Un luogo dove le persone si incontrano, consapevoli della difficoltà della relazione, ma anche della loro necessità. Relazioni liberate dai conflitti emozionali, dalle tensioni individuali, dalle cattive interpretazioni; se non lo si fa, si rischia di rimanere a lungo assorbiti da sentimenti di acredine, di rivalsa degli uni contro gli altri.

E si perde di vista lo scopo, quelle che li accomuna: creare la comunità tesa a progettare, a produrre, a saper leggere le aspettative dei clienti e a saperne interpretare le esigenze.

Dott. Emanuele Addabbo : Contattami

Come riconoscere un vero leader

Vi è mai capitato di avvertire un’energia incontenibile, che vi spinge a fare qualcosa per qualcuno? E che la fareste ad ogni costo…?

Avete mai avvertito il desiderio irrefrenabile di incontrare qualcuno senza sapere qual’è sarà l’oggetto del vostro incontro, ma la sola cosa che vi spinge a farlo è stare con quella persona…?

Avete mai avuto un interminabile zampillio di idee, propositi, progetti dopo aver incontrato una persona di questo genere ?

Desiderate incontrare nuovamente quella persona e non vedete l’ora di raccontargli tutto quello che vi è passato per la mente dall’ultima volta che l’avete incontrato…?

Bene! Se siete in presenza di queste sensazioni, emozioni e stati d’animo avete incontrato un VERO LEADER!

Il vero leader non lo si riconosce come persona, ma per quello che sprigiona in voi…

Il mondo delle organizzazioni produttive è carente di Leader. Piuttosto si entra in contatto con veri KILLER DELLE EMOZIONI, non appena hai una buona idea te la uccidono e con essa muore anche una piccola parte di te. Di conseguenza e per precauzione, ti guarderai bene dall’esprimere buone idee e dall’avere buoni propositi.

Le comunità produttive diventano dei veri e propri cimiteri di emozioni, luoghi di annientamento dell’animo umano, in cui il capo, carente di leadership, riversa sui propri collaboratori parte delle proprie frustrazioni e fa di loro un’estensione dei propri limiti.

Quando le organizzazioni non sono feconde, quando sono prive di progetti rigenerativi, significa che il terreno relazionale è arido! Non attecchisce più nulla…

Si dice che le cose nascano due volte: la prima volta nella testa e nel cuore di chi le genera e la seconda volta quando vengono finalmente realizzate. Pensate ai grandi progetti, alle meravigliose invenzioni che il genio umano ha saputo sfornare. Sono nate prima nel cuore e poi nel mondo.

Cosa fa un coach in azienda per favorire processi creativi e per riattivare la leadership di chi è deputato alla guida di un gruppo di persone?

Fa da specchio! Ripropone a chi ha profuso attacchi micidiali alle emozioni dei propri collaboratori le stesse parole e poi gli chiede: e adesso come ti senti…? E tu adesso come reagisci?

Se il coachee (cliente) è sensibile e attento si accorgerà che la mancanza di sensibilità, l’incapacità di comunicare un disappunto o la difficoltà a contenere rabbia e dissapori, nuoce innanzitutto a se stesso e poi a chi è sotto il proprio coordinamento.

E’ molto più facile essere temuti piuttosto che essere amati, quando si è un CAPO.

Ma, il vero LEADER è colui che riesce a far fare spontaneamente, di più, di ciò che le persone farebbero normalmente.

Dott. Emanuele Addabbo :  Contattami

La radice di ogni disservizio è nella cattiva comunicazione

Quanti errori si commettono ogni giorno nel mondo alberghiero e della ristorazione. Piatti che arrivano su tavoli sbagliati, camere non ancora pronte all’orario previsto, prenotazioni sbagliate…e chi più ne ha, più ne metta.

La radice dei disservizi ha un’unica fonte: la comunicazione, anzi la cattiva comunicazione!

Frasi ambigue, bigliettini lasciti qua e la che si volatilizzano, cose dette e mal interpretate. Il difetto di comunicazione è alla base di tutta una serie di errori che si commettono, e che naturalmente inficiano sulla qualità percepita del cliente.

Oggi, applicazioni come WhatsApp potrebbero aiutarci a risolvere questi problemi, posso usarsi sia nei gruppi appartenenti allo stesso reparto o tra colleghi che ricoprono le medesime funzioni (es. i capi-servizio).

I principi da seguire sono semplici:

  1. Inviare un messaggio, che sia chiaro, conciso, indicando la scadenza entro quando quel compito va eseguito.
  2. Il ricevente invia un feedback, es. scrivendo OK, che assicura che si è presi in carico il compito da eseguire.
  3. Inviare una foto della corretta esecuzione del compito svolto.

Questo semplice sistema di comunicazione, all’interno di ogni organizzazione, estingue alla radice ogni possibile interpretazione ambigua ed evita deficit di comunicazione che sono all’origine di ogni disservizio.

Provare per credere!

Idee generative di valore economico

Cos'è il business coaching

Cos’è il business coaching?

Che cos’è il business coaching? Questa è una domanda molto comune tra coloro che non hanno particolare dimestichezza con il management aziendale, l’attività imprenditoriale e il mondo del business in genere.

La definizione del business coaching è variegata, in quanto sono molteplici le sfaccettature che questa pratica può assumere all’interno di un’organizzazione a seconda di diversi fattori, tra i quali il settore economico nel quale si opera, gli obiettivi concreti e misurabili che si intendono raggiungere nel breve-medio periodo e i bisogni formativi professionali che, conseguentemente, occorre implementare in azienda mediante una formazione mirata e pianificata del personale.

Il business coaching si può fondamentalmente definire come una relazione professionale tra un coach, ovvero colui che pone la sua professionalità in veste di “allenatore”, ed il coachee, ovvero il cliente che ne richiede l’intervento. Si configura come uno strumento per lo sviluppo e il miglioramento organizzativo, ma a differenza della formazione che avviene in un’aula, quindi in un ambiente protetto, il business coaching interviene direttamente sul campo, nei luoghi di lavoro, dove l’agire si sostituisce alla dialettica e si traduce in azioni concrete da apportare all’interno dell’organizzazione modificandone i comportamenti produttivi. Il coaching può essere paragonato a ciò che i greci chiamavano la práxis (greco πρᾶξις), cioè l’agire in vista di uno scopo. Il coach aiuta il coachee a guardare nella direzione giusta, a fissare lo sguardo su obiettivi che devono essere ben definiti e coerenti con la mission aziendale. Visualizzati gli obiettivi, si stabiliscono i mezzi e i tempi per raggiungere tali risultati che poi saranno misurati sia in chiave economica sia in chiave di benessere organizzativo, con un’attenta analisi del clima aziendale che si è venuto a creare grazie all’intervento del coaching in azienda.

Si possono individuare sostanzialmente tre diverse definizioni di business coaching:

  • La prima definizione è quella proposta dall’ICF – International Coach Federation, la più grande associazione di coach professionisti al mondo che conta oltre 20.000 associati presenti in oltre 100 Paesi e si occupa di favorire il progresso dell’arte, della scienza e della pratica del coaching professionale. Il business coaching si configura come una partnership con i clienti che, attraverso un processo creativo di stimolazione della riflessione, ispira a massimizzare il proprio potenziale personale e professionale.
  • La seconda definizione è dovuta a Timothy Gallwey: il business coaching consente di sbloccare il potenziale di una persona per massimizzarne le prestazioni, non insegnando ma aiutando ad imparare. Questa definizione, generata da chi per primo ha utilizzato il coaching in ambito sportivo, rende chiaro che il coaching ha come scopo primario il miglioramento della performance e che il coach non è un docente, ma qualcuno che accompagna nell’apprendimento creando le opportune condizioni di crescita personale e professionale.
  • La  terza definizione, tratta dal sito www.coachinginsider.com, illustra in termini semplici e chiari come avviene concretamente una sessione di coaching: il processo di business coaching è fondamentalmente una conversazione, un dialogo tra coach e cliente in un contesto produttivo ed orientato al risultato. Una conversazione in cui, ponendo le domande giuste al momento giusto, il coach incoraggia ed aiuta a considerare prospettive e strategie diverse. In questo caso è utile sottolineare la necessità di “un contesto produttivo ed orientato al risultato” che indica la necessaria volontà del cliente di muoversi verso il risultato, rendendolo anche responsabile del suo conseguimento.

Ma in cosa consiste concretamente il business coaching?

Innanzitutto il coach (l’allenatore) aiuta il coachee (il cliente) a guardare nella direzione giusta, a fissare lo sguardo su obiettivi che devono essere ben definiti e coerenti con la mission aziendale. Visualizzato l’obiettivo (lo scopos in latino), cioè ciò su cui rivolgo lo sguardo, si stabiliscono i mezzi e i tempi per raggiungere tali risultati e poi si misurano sia in chiave economica che in chiave di benessere organizzativo. Ma per raggiungere risultati importanti è necessario mettere in pratica un lavoro di accompagnamento rivolto a tutto lo staff con il team coaching (sessioni di lavoro su specifici gruppi o interi reparti) oppure rivolto ad un ristretto numero di persone con il corporate coaching (direttori, capi-servizio, responsabili) che provvederanno successivamente a diffondere la nuova cultura aziendale, a cascata, sull’intera organizzazione. Il business coach, in azienda, si occupa anche dell’analisi delle competenze e delle performance, dell’individuazione delle aree di miglioramento, delle azioni correttive sul comportamento, della cura della comunicazione e dell’immagine, della predisposizione di premi ed incentivi: sono questi gli strumenti di lavoro che un business coach professionista utilizza nello svolgimento del proprio lavoro.

I risultati di un intervento di business coaching in azienda spesso sono ben evidenti già nel breve periodo. Tali risultati possono riguardare l’incremento del fatturato aziendale, l’aumento dei feedback positivi e dunque anche del punteggio delle recensioni sulle principali piattaforme (Google, Facebook, Booking, TripAdvisor, ecc), il miglioramento del clima aziendale e del benessere organizzativo, la crescita personale e professionale di manager e dipendenti: in sostanza, un buon intervento di business coaching può contribuire notevolmente alla creazione di valore economico valorizzando la qualità, come bussola da seguire per orientarsi verso la costruzione di una forte brand reputation, e la creatività e l’innovazione in termini di iniziative, proposte, investimenti e attività – chi si ferma, soprattutto nel mondo imprenditoriale, è perduto!

Per concludere, il business coaching è: una relazione professionale che mira a costruire competenze valide per raggiungere specifici risultati e consolidarli nel tempo; uno strumento per lo sviluppo organizzativo, idoneo all’analisi dei fabbisogni formativi delle risorse umane coinvolte nei processi produttivi e all’individuazione di percorsi formativi su misura per generare o migliorare conoscenze e competenze professionali; una pratica orientata “al fare”, che opera direttamente sul campo correggendo comportamenti sbagliati ed implementando buone pratiche, in particolar modo basandosi sul binomio domande-risposte (imparando a porsi le giuste domande, nel modo e nel momento giusto, e trovare le risposte adeguate); un catalizzatore del miglioramento, in quanto il business coach non si sostituisce al manager o all’imprenditore, ma lo affianca sul campo nello svolgimento delle mansioni quotidiane che caratterizzano il suo lavoro, osservandone ed analizzandone i comportamenti, apportando le dovute correzioni e fornendo feedback costruttivi tenendo sempre ben chiari in mente gli obiettivi prefissati e i risultati che si intendono conseguire.

Scopri di più sul business coaching con il nostro corso dedicato.

Approfondisci le tematiche del business coaching nell’industria dell’ospitalità con il nostro e-book.

Intervista al Dott. Addabbo al termine del suo intervento alla BTM di Lecce

Il pubblico numeroso ha partecipato all’intervento del Dott. Emanuele Addabbo Business Coach e fondatore della Team Management  sull’Hospitality Business Coaching che si è tenuto a Lecce il 17 febbraio 2017; ecco un breve passaggio dell’intervista fatta dalla tv trm h24:

 

Video dell’intervento sull’Hospitality Business Coaching alla BTM di Lecce il 17 febbraio 2017

Hospitality Business Coaching: la creazione del valore economico nell’industria dell’ospitalità.

Il Business Coaching è una relazione professionale tra un Coach e il suo cliente, il coachee; è uno strumento per lo sviluppo e il miglioramento organizzativo. A differenza della formazione che avviene in un’aula, in un ambiente protetto, il Business Coaching, invece, interviene direttamente sul campo, nei luoghi di lavoro, dove l’agire si sostituisce alla dialettica e si traduce in azioni concrete da apportare all’interno della propria organizzazione modificando la sfera dei comportamenti produttivi.
Il coaching può essere paragonato a ciò che i greci chiamavano la práxis (greco πρᾶξις) cioè l’agire in vista di uno scopo. Il coach aiuta il coachee (cliente) a guardare nella direzione giusta; a fissare lo sguardo su obiettivi che devono essere ben formati, ben definiti e coerenti con la Mission e la Vision aziendale.
Visualizzato l’obiettivo, definito lo scopo (in latino scopos, cioè tenere bene in vista, ciò su cui rivolgo lo sguardo) si stabiliscono i mezzi e i tempi per raggiungere tale risultato che poi saranno misurati sia in chiave economica che in chiave di benessere organizzativo (con un’attenta analisi del clima aziendale che si è venuto a creare grazie all’intervento

del coaching sull’organizzazione).

Dott. Emanuele ADDABBO

Business  Coach e fondatore della Team Management  società  di consulenza e formazione per il turismo.

E’ consulente-formatore per le imprese del turismo e del mondo alberghiero, si occupa di business coaching per l’industria dell’ospitalità.  E’ autore del libro Hospitality Business Coaching pubblicato nel a novembre del 2016.

Dottore Magistrale in Economia del Turismo, ha conseguito la Laurea Specialistica presso l’Università  degli Studi di Perugia, facoltà  di Economia, con indirizzo Gestionale – Formativo e presso la stessa facoltà ha conseguito una Laurea triennale in “Economia e Gestione delle aziende turistiche”.

Ha ricoperto funzioni manageriali presso importanti multinazionali come: Marriott Italia SpA presso la sede di Roma e Sodexho SpA prima presso la sede di Milano e successivamente alla direzione generale di Parigi.

Attualmente è impegnato come Business Coach  nel mondo dell’ospitalità, assiste aziende su tutto il campo nazionale che operano dal mondo alberghiero alla ristorazione. E’ Executive Coach di numerosi imprenditori  e di manager con importanti ruoli di responsabilità.

 

Dott. Emanuele Addabbo [button_icon icon=”none” url=”https://www.teammanagement.it/contatti/” blank=”true” size=”middle” colour=”green”]Contattami[/button_icon]

 

Le abilità Manageriali

Le abilità manageriali sono le capacità di assolvere ad una serie di funzioni che il ruolo manageriale richiede. Molte di queste funzioni richiedono esercizio, impegno, volontà, per cui anche se alcune sono innate in natura non sempre emergono in maniera ben definita.

A differenza delle competenze che si intendono invece: le capacità di un individuo, che consentono di effettuare una prestazione lavorativa. Una caratteristica individuale che è correlata a una performance definita. E queste possono anche non essere innate o naturali, ma le si possono acquisire con la pratica o lo studio.

Talvolta la proprietà di una impresa non sempre corrisponde a persone che hanno un’innate capacità di saperla gestire, pertanto si crea una frattura tra il ruolo di chi possiede un’azienda (intesa come somma dei beni materiali ed immateriali) e chi la deve gestire.

Chi “guida un’impresa” deve avere l’umiltà di chiedersi se ha abilità manageriali.

Nell’immagine qui sotto, le abilità manageriale, sono illustrate a raggiera:
Sviluppo-delle-abilità-manageriali1
Il “Business Coach” nelle organizzazioni produttive, aiuta il manager (proprietario) a migliorare le abilità che il suo ruolo richiede, perché se queste non sono ben sviluppate producono effetti contrari a quelli desiderati, talvolta complica i problemi anziché risolverli, trasformandosi in perfetti COMPLICATOR MANAGER!

Dove c’era un solo problema ed è intervenuto, è stato così bravo, da crearne altri tre!

Dott. Emanuele Addabbo :  Contattami

 

Vince, chi comunica meglio…

Una delle maggiori difficoltà dei manager del settore dell’ospitalità è la comunicazione. Comunicare non è solo proferire parole, ma è la capacità di portare l’immaginario di chi ti ascolta quanto più vicino possibile alla visione di chi comunica.

Molti imprenditori, manager, capi-servizio hanno vistose lacune da questo punto di vista. Non coinvolgono, non galvanizzano, non trasferiscono adeguatamente concetti, contenuti, disposizioni e finiscono per comunicare tutt’altro.

La bontà della comunicazione è determinata da ciò che chi ascolta ha percepito, con tutto il carico di sentimenti ed emozioni che questa trasferisce.

Pessima gestualità, assenza di introduzione, sviluppo e chiusura di un argomento, timbro di voce inadeguato, mancanza di enfasi, incapacità di sottolineare i passaggi nodali, discorsi sconnessi, assenza di linearità nell’esposizione, sono una serie di difficoltà che sommate tutte assieme rendono la comunicazione pessima.

Da alcuni studi condotti su “aggregati di esseri viventi” dai pinguini ai giocatori di Hockey si è notato come l’efficacia della comunicazione nel gruppo assicura sopravvivenza nel regno animale e successo nelle squadre impegnate in competizioni sportive.

Il “Business Coach” impegnato nell’accompagnare i team verso la migliore performance possibile, verifica puntualmente che la comunicazione nei gruppi di lavoro sia scorrevole, funzionale, senza intoppi. E quando emergono aspetti che limitano questo processo comunicativo all’interno di un team, ne sottolinea la pericolosità che ne può derivare.

Per comunicare con efficacia, bastano poche semplici regole:

 – Avere ben chiaro ciò che si intende comunicare.

 – Chiarire a priori ciò che si intende ottenere.

 – Determinare bene i tempi dell’esposizione.

 – Fare uso di metafore e analogie.

 – Soffermarsi con enfasi sui passaggi nodali.

 – Prima della chiusura ripercorrere i passaggi principali elencandoli.

 – Avvisare che si avvia alla conclusione.

 – Chiudere con affermazioni positive.

Se si ritiene utile o necessario si può anche preparare prima dell’esposizione un elenco dei punti da trattare. Comunicare bene, fa la differenza. Qualifica chi espone, conferma il suo ruolo di guida di un gruppo di persone. Alcuni confondono queste straordinarie occasioni e le utilizzano per fare catarsi di rabbie o frustrazioni, producendo l’effetto opposto, magari a ciò che intendevano raggiungere.

Nella vita e nel business:

…vince, chi comunica meglio!