Coaching Alberghiero

Coaching Alberghiero

Il programma di intervento di “Coaching Alberghiero” può essere erogato a tutto lo staff e diviso in singole sessioni di Team Coaching per reparto; generalmente si lavora su un programma specifico di obiettivi da raggiungere, prestabilito a priori con la proprietà e con la Direzione. L’intervento di coaching cioè di miglioramento delle performance dei singoli collaboratori e dei reparti viene sviluppato con attività di training on-the-job e con sessioni formative.

I temi sui quali vertono le sessioni possono essere:

– aumento della redditività per reparto, come vendere di più e meglio
– come migliorare le performance di reparto (RevPath per la SPA, RevPAR per le camere, RevPASH per il ristorante)

– sviluppo delle delle abilità relazionali nel saper gestire reclami, recensioni negative ecc.
– web reputation, incremento del punteggio delle recensioni su Booking.com, Tripadvisor, Holiday-check ecc.

– miglioramento delle performance e delle abilità professionali
– qualità della relazione tra reparti, gestione dei conflitti interni
– crescita delle vendite interne tra reparti (cross-selling) e comunicazione.

Questi sono alcuni dei temi possibili sui quali si può costruire un percorso di crescita professionale (Coaching Alberghiero) del team, possono essere concordati anche altre misure e iniziative. I progressi dei dipendenti e delle loro prestazioni vengono misurate attraverso schede di performance evaluation somministrate a ogni singolo collaboratore.

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napoleone e il management

Napoleone e il Management

Senza un sistema di principi, di valori, di regole, non si ottiene alcun risultato. Questo vale in qualsiasi impresa. Napoleone lo aveva ben compreso e applicava delle regole auree per la condotta delle sue truppe. Guidava i suoi uomini con esempi: era sempre in prima fila, condivideva con loro tutto. Era intransigente sulla qualità dei suoi uomini, li ricompensava generosamente con titoli onorifici e con i proventi delle guerre vinte. Il suo era uno stile di management esemplare.

Per le organizzazioni produttive vale la stessa cosa, senza un sistema di regole chiare e condivise non si arriva da nessuna parte.

Platone asseriva che: nemmeno i due peggiori malfattori potrebbero compiere alcun crimine se non avessero delle regole.

Se volessimo estrapolare “dall’arte della guerra” di Napoleone un decalogo di regole, di principi applicabile anche alle organizzazioni produttive potremmo fare questo elenco:

 

1 – Acquisire una profonda conoscenza della’ambiente e del contesto in cui si opera. 

2 – Definire in modo chiaro e dettagliato la propria strategia.

3 – Preparare un piano operativo chiaro e dettagliato.

4 – Realizzare un sistema di comunicazione estremamente efficiente e rapido.

5 – Non rimandare mai a domani ciò che può essere eseguito oggi.

6 – Non scendere mai a compromessi con la qualità dell’esecuzione.

7 – Non scendere mai a compromessi con la qualità dei propri collaboratori.

8 – Focalizzare le migliori risorse su un ristretto numero di obiettivi strategici.

9 – Il buon esempio deve sempre venire dal capo.

10 – Ricompensare in modo adeguato chi eccelle nel perseguimento di obiettivi e risultati.

Se questo decalogo fosse applicato a qualsiasi “comunità produttiva” sicuramente le organizzazioni funzionerebbero meglio.

 

Ma la prima difficoltà consiste nel capire questo e la seconda nell’applicarlo. Quante imprese conoscete che dispongono anche di poche e semplici regole, che sono ben visibili, chiare, enunciate e interiorizzate da tutti i dipendenti? Questa è una delle ragioni per cui spesso le imprese non crescono, il personale è demotivato, la comunicazione è assente, le strategie latitano, non si capisce chi è il capo, c’è confusione nei ruoli, manca uno scopo, una proiezione verso il futuro.

Il coach aiuta le imprese con il Team Coaching ad organizzarsi intorno ad uno scopo ben definito, ad avere obiettivi ben formati, mette al centro dell’attenzione la soddisfazione del cliente, attiva reti di relazioni intelligenti con tutti gli stakeolders. Stabilisce con il manager un sistema di regole e poi lo condivide con tutti i dipendenti.

Impariamo dalla storia, dai grandi personaggi, da straordinari condottieri come Napoleone Bonaparte.

Impariamo dal passato.

“Chi non impara la storia è condannato a ripeterla”.

Tutti questi argomenti sono ampiamente trattati nel video-corso di:

Business Coaching (in eLearning) a soli 24,90 con attestato finale.

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Per la fruizione del corso online è necessario registrarsi alla piattaforma e Learning:
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Lo si può rivedere tutte le volte che si vuole, per sempre, si potrà scaricare l’attestato di partecipazione informato Pdf dopo aver visionato il corso per intero.

 

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L'ascolto

L’ascolto…la parte più importante della comunicazione.

La parola greca “akuo” fa da sfondo alla parola latina “auscultare“, da cui prende forma la parola italiana “ascoltare”.

Basti pensare che il verbo ascoltare è il verbo più citato nell’Antico Testamento, come ben testimonia la famosa affermazione “Ascolta Israele…” del Deuteronomio.

La stessa Regola di San Benedetto comincia con queste testuali parole <<Ascolta, figlio, i precetti del Maestro, ricevi di buon animo i consigli di un padre che ti vuole bene e mettili risolutamente in pratica…>>.

L’ascolto è un modo di essere prima ancora che un modo di fare, un’abilità capace di ridefinire i rapporti, illuminare le situazioni più complesse e dare soluzioni.

L’ascolto presuppone un particolare atteggiamento interiore, sentire l’unicità e l’irreperibilità della persona.

Le tre fasi dell’ascolto sono:

– quello fisico (sentire l’altro con il corpo, udire le sue parole e leggere la sua mimica).
– quello della mente (percepire visivamente quello che l’altro intende comunicarmi)
– quello del cuore (che è un sentire empatico, accogliere l’altro dentro di sé).

Non esiste possibilità d’ascolto se non attraverso il silenzio. L’ascolto cresce nel silenzio ed è reso forte dal silenzio. Il silenzio diventa un Habitus Mentale, una sorta di officina della parola. Il silenzio ci parla, dice molte cose.

Nel film “Il grande silenzio” di Philip Gröning, sulla vita dei monaci certosini della Grande Chartreuse si trova scritto:

“Solo in completo silenzio si comincia ad ascoltare, solo quando il linguaggio scompare, si comincia a vedere”

 

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ora et labora

La Regola benedettina come modello nel luogo di lavoro..

 “Benedetto” Manager!

In una visita alle Abbazie Benedettine di Subiaco (a 90 Km. da Roma), ho cercato di scorgere tra le mura secolari dei due Monasteri quello di Santa Scolastica e di San Benedetto la straordinaria efficacia della Regola che Benedetto scrisse 1500 anni fa; mi sono chiesto cosa contenesse di così edificante e mistico da permettere ad antiche comunità monastiche che altro non sono che uomini che si organizzano intorno ad una Regola, di sopravvivere a tutti agli eventi funesti e belligeranti della storia.

Stiamo attraversando un periodo di profonda crisi economica e gli effetti che ne derivano sono devastanti sia nella vita degli individui sia nelle organizzazioni per le quali lavorano; si assiste a un disfacimento del sistema produttivo, a continui piani di ristrutturazione aziendali, a espulsione dei lavoratori dalle imprese, a chiusura di fabbriche, aziende di servizi e anche i lavoratori autonomi registrano serie difficoltà a rimanere sul mercato.

Oggi, come 1500 anni fa, la situazione sembra molto simile, mentre si assisteva alla caduta dell’Impero romano con la sconfitta della civiltà occidentale, oggi l’effetto domino delle banche americane ha avuto le sue tremende ripercussioni sull’economia reale dei paesi occidentali, producendo grandi perdite finanziarie alle famiglie e alle imprese, con serie ripercussioni sull’occupazione.

Non intendo con questo lavoro indagare sulle cause etiche che hanno prodotto tutto ciò, ma piuttosto, come ricostruire quel che è andato perso; a cominciare dalle micro imprese, che rappresentano il vero tessuto connettivo del sistema produttivo italiano. E’ di lì che bisogna ripartire, dove è occupata la maggior parte dei lavoratori.

La Santa Regola scritta da San Benedetto intorno al 540 d.C. pochi anni prima della sua morte, è nella sua stesura semplice e articolata in settantatré capitoli. La Regola non è solo un compendio tecnico-organizzativo della vita monacale nei monasteri benedettini, ma una visione ispiratrice e filosofica che potenzia la possibilità degli uomini che si organizzano intorno ad essa di esprimere al meglio se stessi per il raggiungimento del bene comune della loro comunità. Naturalmente, la vita monacale è tutta permeata sulla ricerca costante di Dio e sulle sacre scritture cui loro s’ispirano.

La Regola di San Benedetto ha in sé una straordinaria forza ordinatrice e creativa, l’effetto che si produce quando ci si accosta la prima volta alla regola è piuttosto una misteriosa e travolgente pace e serenità che pervade tutto l’essere; l’Animus è pervaso da un’autentica purificazione della mente che si connette finalmente con il nostro cuore. Di qui ripartono le nostre energie vitali, indirizzate verso un’incontenibile voglia di fare, di produrre, di creare.

Cerco di estrapolare oggi, come fecero allora i primi “, Abati” i principi che hanno guidato e ispirato le comunità benedettine organizzate nelle Abbazie, per ricostruire quello che andava perduto della civiltà occidentale dopo la caduta dell’Impero Romano.
San Benedetto riuscì in poco tempo a costruire dodici conventi benedettini con il solo lavoro manuale, allora non esistevano come oggi strumenti di cui disponiamo oggi, opera irrealizzabile se solo si dovesse ripetere. Eppure quell’opera cominciata all’epoca si è perpetrata lungo l’arco di tutti questi secoli sino ad arrivare a circa ottocento monasteri un tutta Europa e cinquantamila seguaci.

Ma da dove è possibile ripartire oggi nelle micro imprese, nelle piccole e medie aziende per ricostruire ciò che sta decadendo? Innanzitutto va recuperato il senso della comunità che si è smarrito nelle organizzazioni attuali; il livore che ammorba molte aziende, presso le quali ho lavorato come dipendente e in seguito quello che ho seguito come “Business Coach” mi ha sempre lasciato con la certezza che prima che ancora che i processi, i sistemi, le procedure si dovesse mettere mano nelle relazioni fra gli uomini che ci lavorano. San Benedetto è straordinario in questo, percepisce la necessità della Regola, ovvero, di uno strumento che disciplini il rapporto tra gli uomini e la scrive in maniera semplice e asciutta in 73 capitoli, prevede delle organizzazioni super piatte, con due soli livelli l’Abate e i monaci, in altri termini il Manager e i suoi collaboratori.

Poi chiama innanzitutto l’abate a guidare se stesso e gli altri; introduce principi democratici innovativi per quei tempi, per cui l’Abate è eletto dai monaci, ciò che non succede oggi, la leadership riconosciuta non subita come accade oggi nella maggior parte dei casi.

Il manager è chiamato a guidare gli uomini a infondere in loro un senso di appartenenza alla comunità, si lavora tutti insieme in ruoli chiari e ben definiti per il raggiungimento del bene comune. Per la crescita e lo sviluppo della comunità e del territorio nel quale il monastero sorge, non dimentichiamo che l’ordine benedettino è stato il vero motore dello sviluppo dell’economia dell’occidente, introducendo tutta una serie di innovazione e nuovi sistemi produttivi nel settore primario, dell’agricoltura principale fonte per il sostegno delle comunità locali, da strumenti innovativi per la pigiatura delle olive per l’estrazione dell’olio Ricerca e sviluppo a nuove tecniche di raccolta e mungitura del latte, con la produzione dei suoi derivati. Ricerca e sviluppo si chiama oggi nelle nostre organizzazioni aziendali, i benedettini introducevano questa funzione già 1500 anni fa.

Le mura spesse dei monasteri e la loro stabilità rappresentano la forza che esprimono e che sorregge lo spirito e la visione benedettina, “Stabilitas” dal latino stabilità, ciò che è venuto a mancare in questo periodo storico. Stabilità nel lavoro che ha ceduto il posto al precariato, stabilità nelle relazioni professionali, inquinate da un’etica latitante, stabilità nell’individuo che si sente smarrito in un mercato dinamico, cangiante e super veloce. San Benedetto ci fornisce una Regola contro l’instabilità, a noi oggi saperne trarre da quell’antico insegnamento i principi , i metodi e lo spirito che ha permesso di mantenere e far continuamente crescere questa antiche comunità monasteriali e adottarli nelle nostre aziende, che tanto risentono dell’assenza dello spirito di appartenenza, del senso della comunità che opera per il bene comune.

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Mindfulness in azienda

La pratica della MINDFULNESS in azienda registra sempre maggiore interesse per i risultati che i gruppi di lavoro raggiungono. La pratica della mindfulness affonda le sue radici nelle antiche pratiche buddhiste attraverso l’applicazione degli 8 nobili sentieri. La mindfulness altro non è che la pratica della meditazione che può farsi in gruppo o individualmente, ripetendo un mantra, per un tempo prestabilito. I risultati che si raggiungono sono notevoli come risultati che si riflettono sia sul piano fisico che quello psichico. Lucida attenzione, risveglio della consapevolezza, presa di coscienza del proprio essere che agisce sotto scacco delle illusioni dell’ego mascherato. L’essere potenziato sviluppa delle facoltà e affina il proprio essere a un maggiore “controllo della mente”, a essere “presenti nella realtà” e non a fare acrobazie col pensiero che lo portano a saltare tra un passato che non esiste più e un futuro che è pura proiezione della mente. Aumenta la consapevolezza che “tutto cambia continuamente”, la realtà è impermanente, per cui l’attaccamento è la principale fonte di sofferenza. La pratica degli 8 nobili sentieri porta a vivere in uno stato di assoluta quiete interiore, accresce una condizione di inviolabile serenità, e in questo stato di pace assoluta della mente e dell’animo il soggetto che ha raggiunto questa condizione potenzia delle facoltà già insite in se stesso: aumento della creatività, maggiore capacità intuitiva, migliore concentrazione, lucida attenzione, diminuzione dello stress e maggiore controllo della mente. L’elenco del miglioramento che un individuo può registrare è interminabile e varia da soggetto a soggetto.

 

Cambiare tutto per non cambiare nulla!

C’è un bellissimo libro di Paul Watzlawick dal titolo: CHANGE – Sulla formazione e sulla soluzione dei problemi. Egli afferma che l’origine di ogni sofferenza è tra le premesse dei fatti (le nostre aspettative) e i fatti! La realtà così com’è.

E’ un libro molto interessante da leggere e ci aiuta a comprendere che i cambiamenti vanno tentati a un livello diverso da quello su cui agiamo abitualmente, cioè la realtà. Si tenta invano di modificare la realtà, senza esito, e questo attività di tentativi di cambiamenti falliti è all’origine di ogni umana sofferenza e frustrazione .

Nel mondo delle organizzazioni produttive accade la stessa cosa con i budget, si tenta di far adeguare i budget alla realtà e non il contrario… per cui se i risultati ottenuti non corrispondono alle attese, c’è qualcosa che non va nel mercato!

Invece, come un radar bisogna intercettare i segnali che i mercati ci inviano e cercare di adeguare la risposta commerciale a quella che è l’effettivo scenario.  Kotler (guru del marketing) ci invita con il suo: ASCOLTA E RISPONDI!

 

 

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Come gestire i dipendenti

Gli uomini per natura configgono, soprattutto nei luoghi di lavoro. Il parlar male l’un dell’altro, esercitare la prevaricazione, il pettegolezzo diffuso, la cattiveria che ammorba gli ambienti sono le condizioni permanenti che connotano la maggior parte degli ambienti di lavoro. Luoghi dove si produce sofferenza, incomprensione, dove le individualità sono prima offuscate e poi cancellate.

Tutti contro tutti !

Ho visto molte organizzazioni bloccate su se stesse, incapaci di dialogare, di incontrarsi, di conoscersi, di approssimarsi l’un all’altro, si, perché nel luogo dove si lavora la dimensione umana, fatta di stati d’animo, sentimenti, emozioni è ridotta a ruolo, a funzionario dell’apparato produttivo; ciò che conta sono le competenze, ciò che sai fare, non ciò che sei e che puoi ancora diventare.
Sono organizzazioni che non hanno mai avuto un’anima, e semmai l’avessero mai posseduta è stata prontamente barattata con il profitto, in nome del quale tutto è concesso e permesso. Sono organizzazioni che implodono su se stesse, che si rinchiuderanno prima o poi come un fiore che appassisce.

Ma cosa manca in questi gruppi di lavoro? Cosa li può far sbocciare e proliferare …?
Ma sicuramente un credo condiviso, che li accomuna, che li distingue, in cui i gruppi convergono intorno a dei valori condivisi e nei quali riconoscersi; individui che hanno imparato a stare assieme, a dialogare, a parlarsi serenamente, a condividere, a progettare e a realizzare, tutti insieme. Anche se è  difficile tenerli tutti assieme, è come cercare di mettere in fila dei gatti, ma si può fare! E’ un lavoro duro, serrato, ma dev’essere costante. Le organizzazioni non possono essere abbandonate a se stesse, in cui non si ha cognizione della loro storia, del loro percorso, del loro obiettivo, di quali sono i loro valori, la loro missione.

Vanno istituiste dei percorsi di relazione, dove imparare a dialogare, a confrontarsi, a gestire i conflitti e a chiarire le incomprensioni. Un luogo dove le persone si incontrano, consapevoli della difficoltà della relazione, ma anche della loro necessità. Relazioni liberate dai conflitti emozionali, dalle tensioni individuali, dalle cattive interpretazioni; se non lo si fa, si rischia di rimanere a lungo assorbiti da sentimenti di acredine, di rivalsa degli uni contro gli altri.

E si perde di vista lo scopo, quelle che li accomuna: creare la comunità tesa a progettare, a produrre, a saper leggere le aspettative dei clienti e a saperne interpretare le esigenze.

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Come riconoscere un vero leader

Vi è mai capitato di avvertire un’energia incontenibile, che vi spinge a fare qualcosa per qualcuno? E che la fareste ad ogni costo…?

Avete mai avvertito il desiderio irrefrenabile di incontrare qualcuno senza sapere qual’è sarà l’oggetto del vostro incontro, ma la sola cosa che vi spinge a farlo è stare con quella persona…?

Avete mai avuto un interminabile zampillio di idee, propositi, progetti dopo aver incontrato una persona di questo genere ?

Desiderate incontrare nuovamente quella persona e non vedete l’ora di raccontargli tutto quello che vi è passato per la mente dall’ultima volta che l’avete incontrato…?

Bene! Se siete in presenza di queste sensazioni, emozioni e stati d’animo avete incontrato un VERO LEADER!

Il vero leader non lo si riconosce come persona, ma per quello che sprigiona in voi…

Il mondo delle organizzazioni produttive è carente di Leader. Piuttosto si entra in contatto con veri KILLER DELLE EMOZIONI, non appena hai una buona idea te la uccidono e con essa muore anche una piccola parte di te. Di conseguenza e per precauzione, ti guarderai bene dall’esprimere buone idee e dall’avere buoni propositi.

Le comunità produttive diventano dei veri e propri cimiteri di emozioni, luoghi di annientamento dell’animo umano, in cui il capo, carente di leadership, riversa sui propri collaboratori parte delle proprie frustrazioni e fa di loro un’estensione dei propri limiti.

Quando le organizzazioni non sono feconde, quando sono prive di progetti rigenerativi, significa che il terreno relazionale è arido! Non attecchisce più nulla…

Si dice che le cose nascano due volte: la prima volta nella testa e nel cuore di chi le genera e la seconda volta quando vengono finalmente realizzate. Pensate ai grandi progetti, alle meravigliose invenzioni che il genio umano ha saputo sfornare. Sono nate prima nel cuore e poi nel mondo.

Cosa fa un coach in azienda per favorire processi creativi e per riattivare la leadership di chi è deputato alla guida di un gruppo di persone?

Fa da specchio! Ripropone a chi ha profuso attacchi micidiali alle emozioni dei propri collaboratori le stesse parole e poi gli chiede: e adesso come ti senti…? E tu adesso come reagisci?

Se il coachee (cliente) è sensibile e attento si accorgerà che la mancanza di sensibilità, l’incapacità di comunicare un disappunto o la difficoltà a contenere rabbia e dissapori, nuoce innanzitutto a se stesso e poi a chi è sotto il proprio coordinamento.

E’ molto più facile essere temuti piuttosto che essere amati, quando si è un CAPO.

Ma, il vero LEADER è colui che riesce a far fare spontaneamente, di più, di ciò che le persone farebbero normalmente.

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Problem solving

Quando vi sottopongono un problema da risolvere, chiedete sempre al vostro interlocutore di accompagnare al problema, almeno tre possibili soluzioni…vedrete come il numero dei problemi diminuiranno immediatamente, non perchè ve li nascondino, ma perchè ha imparato a generare soluzioni!

L’efficacia del management si misura dalle qualità e dalla  velocità delle soluzioni prodotte a i problemi che si presentano ogni giorno.

Ma nelle organizzazioni purtroppo c’è sempre il “complicator-manager”! Chi di fronte a un problema è così bravo che ne crea altri tre!

C’è un metodo molto semplice e consiste in questo: costituite un piccolo gruppo di lavoro, che discutano solo del problema. Bene, vi accorgerete che improvvisamente ci sarà uno zampillio di idee…ma non solo, questo inarrestabile flusso di soluzioni continuerà anche dopo la sessione di lavoro.

 

 

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