world vegan day

World Vegan Day, il food trend cresce in Italia

Il World Vegan Day è una ricorrenza annuale celebrata dai vegani di tutto il mondo ogni 1 Novembre.  La filosofia alla base del veganismo promuove  un modo di vivere avverso a ogni tipo di sfruttamento e crudeltà verso gli animali, abbracciando scelte che coinvolgono non solo l’ambito alimentare (sono banditi carne, pesce, latte e derivati, uova e miele), ma anche aspetti relativi ad abbigliamento, stile di vita o cosmesi.

La celebrazione è stata istituita nel 1994 da Louise Wallis, allora presidente della Vegan Society nel Regno Unito, per commemorare il 50° anniversario della fondazione dell’organizzazione e la coniazione dei termini “vegan” e “veganism“. La scelta di questa data è stata così motivata dalla Wallis: “Sapevamo che la Società era stata fondata nel novembre 1944, ma non conoscevamo la data esatta, quindi ho deciso di andare per il 1 novembre, in parte perché mi piaceva l’idea che questa data coincidesse con Halloween e il giorno della commemorazione dei morti – tempi tradizionalmente dedicati a banchetti e celebrazioni”.

Secondo il rapporto Eurispes che monitora le abitudini degli italiani si registra nel 2020 una crescita del food trend a favore di una alimentazione sempre più a base vegetale. Dal campione è emerso, infatti, che l’8,9 %  degli intervistati si dichiara vegetariano (il 6,7%) o vegano (2,2%).

La conferma della crescita della tendenza vegan in Italia si evince dalla Green Guide 2020. Si tratta di una guida internazionale che annualmente recensisce i migliori ristoranti che propongono una cucina totalmente meat-free, premiandoli con l’assegnazione di “ravanelli” in una scala a 1 a 5 – esattamente come accade per le classiche stelle. Nell’edizione 2020, su 1000 locali recensiti in tutto il mondo sono ben 31 i ristoranti italiani da Nord a Sud premiati per la loro offerta ristorativa green: in particolare, spiccano tra i nomi presenti in classifica Villa Crespi dello chef Antonino Cannavacciuolo e i milanesi Joia e Lume, entrambi quotati con il massimo punteggio di 5 ravanelli.

Questi risultati fanno emergere, in modo sempre più evidente, come una fetta sempre più ampia di consumatori stia cambiando le proprie abitudini alimentari e abbia sviluppato una rinnovata attenzione alla cura dell’ambiente e al benessere animale. Il veganismo rappresenta, dunque, un trend in crescita del quale molti ristoratori dovranno essere consapevoli, intervenendo per arricchire la propria offerta e sperimentare una cucina innovativa.

food and beverage manager

Chi è il Food and Beverage Manager?

Il Food and Beverage Manager è uno dei professionisti più qualificati dell’intero settore della ristorazione. È un professionista carismatico, profondo conoscitore di tutti gli aspetti tecnici legati al vasto mondo del Food and Beverage, il cui ruolo racchiude le competenze fondamentali che caratterizzano il successo di un locale ristorativo: dalla pianificazione e gestione economica alla scelta dei prodotti, dal menu engineering alla gestione del food cost e alla determinazione dei margini di prezzo, passando per la gestione delle risorse umane e dei rapporti diretti con la clientela.

 

Il Food and Beverage Manager, più precisamente, si occupa di:

Pianificazione economico-finanziaria definisce il budget e stima le risorse economiche necessarie per gli approvvigionamenti di materie prime e prodotti (contrattazione con i fornitori, gestione degli ordini, ricevimento delle merci, stoccaggio in magazzino) e adotta misure per la gestione e il controllo del food cost e dei margini di vendita determinando i prezzi dell’offerta ristorativa presentata sul menu

Pianificazione enogastronomica collabora con importanti figure come gli chef, i maître e i sommelier per la pianificazione dei menu (il menu engineering), la scelta accurata di fornitori, cibi e bevande e la gestione strategica del prodotto enogastronomico

Gestione delle HR e del lavoro coordina l’attività lavorativa di tutte le figure professionali coinvolte nell’industria della ristorazione, in particolar modo affidando mansioni specifiche, monitorando le prestazioni e ottimizzando l’interazione tra i diversi reparti dell’area Food and Beverage (sale interne/esterne, cucine, bar, magazzino, economato)

Gestione della qualità assicura alla clientela la massima qualità dei delle pietanze inserite nel menu, del servizio in sala, delle procedure di conservazione e trattamento dei prodotti e dei servizi igienico-sanitari

 

Il Food and Beverage Manager trova occupazione in tutti i settori della ristorazione (ristoranti, steakhouse, hamburgherie e fast food, pub e lounge bar, imprese di catering), nell’impresa turistico-alberghiera (imprese ristorative presso hotel e resort), nelle imprese ristorative imbarcate presso navi da crociera (dove è inoltre responsabile del servizio in camera). L’orario lavorativo del Food and Beverage Manager è piuttosto impegnativo, ma flessibile, adattandosi ai giorni (sia feriali sia festivi) e agli orari dettati dal tipo di impegno lavorativo (diurno – colazione e pranzo – e/o notturno – aperitivo, cena, post-cena).

 

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world pasta day

World Pasta Day, il 25 ottobre si celebra un’eccellenza italiana

Il World Pasta Day è una consolidata ricorrenza internazionale dedicata alla pasta, una delle eccellenze della cucina e della produzione alimentare italiana riconosciute nel mondo. Dalla sua produzione, impiegando cereali e farine di diverso genere, al suo utilizzo estremamente versatile in cucina per la preparazione di moltissime ricette che la vedono protagonista, la giornata mondiale della pasta rappresenta un’occasione di grande importanza per celebrare l’eccellenza di uno dei prodotti Made in Italy più apprezzati e rivisitati a livello internazionale.

La pasta è certamente un pilastro della dieta mediterranea e, secondo i dati di Unione Italiana Food, è immancabile sulla tavola degli italiani, con un consumo diffuso tra il 98% della popolazione e stimato a circa 23 kg pro capite annui. Ma la pasta, soprattutto di produzione italiana, è uno dei prodotti più consumati anche nel resto del mondo, in particolare nel Regno Unito (72%, 3,5 kg pro capite), Francia (68%, 8 kg pro capite), Germania (54%, 8 kg pro capite) e Stati Uniti d’America (48%, 9 kg pro capite). Molto interessante anche il dato circa le preferenze sulla scelta del formato di pasta: gli italiani prediligono la pasta corta e rigata, mentre i francesi optano per la pasta corta e liscia; gli anglo-americani preferiscono consumare pasta lunga; i tedeschi hanno un debole per la pasta fresca, soprattutto se ripiena.

Un ulteriore dato significativo riguarda l’impatto che la pandemia da Covid-19 ha avuto sul comportamento dei consumatori a livello mondiale, con un incremento collettivo stimato del 28% (1 persona su 4) in merito al consumo di pasta registrato durante i mesi di lockdown, in particolare sulla base di un campione di indagine composto da oltre 5000 persone di provenienza europea e americana.

In occasione dell’edizione 2020 del World Pasta Day, TheFork – tra i leader mondiali nel settore delle app per la prenotazione dei ristoranti – ha inoltre lanciato un sondaggio a tema chiedendo alla propria community quali fossero le ricette preferite a base di pasta. Il risultato? Il gradino più alto del podio è conteso tra la pasta ripiena e la pasta al pesto (preferenza del 16%), seguono in seconda posizione la pasta alla carbonara (11%) e in terza la pasta con condimento di verdure (10%).

 

world pasta day

 

Il World Pasta Day è anche una grande occasione di incontro fra culture e sapori diversi, un vero e proprio melting pot che fa di ‘innovazione’ la propria parola d’ordine.

La pasta è per sua natura universale, versatile e soggetta alla contaminazione culturale. Che si tratti di ricette semplici e quasi essenziali, come l’intramontabile e simbolica pasta al pomodoro, o di elaboratissimi piatti gourmet che azzardano abbinamenti quasi impensabili (ad esempio le “penne al profumo giapponese” condite con una salsa a base di ostriche, gorgonzola e sakè, piatto vincente dello chef nipponico Keita Yuge al Pasta World Championship 2019), l’utilizzo creativo della pasta in cucina consente di viaggiare per tutto il mondo esplorando tradizioni gastronomiche, usi e costumi sempre più ‘glocal’, con uno sguardo attento verso le nuove tendenze e consuetudini alimentari.

Per questo motivo, i principali produttori mondiali di pasta investono cifre importanti sull’innovazione e nella ricerca di nuovi formati e maggiore sostenibilità produttiva. Come dichiara Paolo Barilla, vicepresidente della nota azienda leader mondiale nella produzione di pasta: “Il consumo di pasta nel mondo è raddoppiato in dieci anni perché piace a tutti, ma c’è molto altro. Parliamo di un cibo accessibile e con un basso impatto ambientale. Un prodotto semplice e quotidiano che unisce le persone, versatile per come sa unirsi agli ingredienti tradizionali di ogni cucina del mondo aggiungendo a qualunque piatto il sapore e i benefici della Dieta Mediterranea. Con il World Pasta Day rinnoviamo la responsabilità di proiettare verso il futuro questo alimento antichissimo eppure, ancora oggi, rivoluzionario nel suo essere buono per il palato, per il pianeta e per la salute di chi lo abita”.

Resta da domandarsi: quali possono essere gli sviluppi futuri del mondo della pasta?

Senza dubbio si sentirà parlare ancora per molto tempo dei grandi classici intramontabili come gli spaghetti al pomodoro, vero e proprio simbolo di italianità e convivialità. Un occhio di riguardo dovrà certamente essere rivolto a quei consumatori più esigenti e consapevoli, soprattutto in tema di etica e sostenibilità ambientale e di qualità delle materie prime impiegate nella produzione. Nondimeno, sarà necessario soddisfare i bisogni di nuovi target di consumatori sempre più consolidati come i vegani, alla costante ricerca di soluzioni 100% green, e i cosiddetti ‘alternativi’, sperimentatori che senza pregiudizi provano nuovi abbinamenti e nuove ricette di estrazione internazionale.

In questo scenario dove l’evoluzione, sia tecnologica sia socio-culturale, corre forse troppo veloce l’unica certezza è che anche la pasta, nella sua semplicità, dovrà confrontarsi con una domanda di mercato sempre meno standardizzabile. Il World Pasta Day si rinnova annualmente, ogni 25 ottobre, proprio per sottolineare l’immensa vastità del mondo della pasta nel terzo millennio: un alimento ‘democratico’, adatto a tutti senza alcun tipo di discriminazione e che si adatta, riscoprendosi ed innovandosi, ad ogni cultura gastronomica in giro per il mondo.

ciclo di vita prodotto ristorante

Il ciclo di vita del prodotto ristorativo

L’andamento dei prodotti durante il loro ciclo di vita, quel periodo cioè che va dal lancio commerciale alla loro dismissione oppure rigenerazione, rappresenta un fattore di analisi molto importante per il management di un’azienda. Il concetto di fondo si basa sulla constatazione che tutto, in natura, ha un suo principio ed una sua fine. Fra questi due estremi si verifica una serie di attività la cui incidenza comporta il successo, o il fallimento, di una nuova proposta al dettaglio.

Questo principio, naturalmente, trova una valida e concreta applicazione anche nel mondo della ristorazione. Ristoranti, pub, fast food, bar e cafès, tutte queste attività, grandi e piccole, hanno sicuramente un proprio menu per presentare e promuovere le pietanze, le portate principali e i piatti forti oggetto dell’offerta rivolta ai clienti.

Ma quando viene lanciato un nuovo prodotto – nel caso di un ristorante, quando viene inserito un nuovo piatto nel menu – com’è possibile tenerne sotto controllo l’analisi del ciclo di vita?

Il Ciclo di Vita del Prodotto (CVP) si compone di cinque stadi, dei quali il secondo ed il terzo possono anche sovrapporsi a seconda che il modello venga utilizzato per spiegare le fortune, o al contrario le disgrazie, di una catena di ristorazione; oppure, più semplicemente, per spiegare l’andamento delle vendite di un nuovo piatto del menu presente sul menu.

Gli stadi o fasi del CVP sono:

1) Introduzione, vale a dire quell’insieme di operazioni relativi alla fase di progettazione del prodotto, la sua realizzazione e il lancio commerciale, naturalmente con il supporto di una strategia di marketing pensata appositamente per posizionare il nuovo prodotto ‘nel posto giusto al momento giusto’.

2) Espansione conservativa, si tratta della fase iniziale di ‘vita effettiva’ del prodotto, ovvero un periodo di tempo iniziale dove gradualmente si valutano alcuni fattori molto importanti quali la copertura sul mercato, le prime impressioni da parte dei clienti e i dati prettamente economici legati alle vendite.

3) Espansione rapida, si tratta di una fase di sviluppo cruciale per il ciclo di vita di un prodotto ancora fresco di lancio sul mercato, poiché indica un momento di maturazione e di crescita importante, testimoniata da dati oggettivi come il fatturato, l’aumento di clientela fidelizzata e l’emergere di recensioni sempre positive, e soprattutto può rappresentare un’interessante finestra di incremento del valore economico che caratterizza l’intera organizzazione.

4) Maturità stazionaria, quando un prodotto viene lanciato con successo sul mercato e mantiene una crescita positiva costante nel tempo si raggiunge la piena maturazione del prodotto, una fase delicata dove chi si occupa di management deve necessariamente svolgere un’analisi approfondita dei punti di forza e di debolezza, delle opportunità e delle minacce che gravitano intorno al mercato di riferimento (la cosiddetta analisi SWOT – strenghts, weaknesses, opportunities, threats) per identificare le giuste operazioni da sviluppare in futuro.

5) Declino o rigenerazione, si tratta di una fase ambivalente dove si fanno i conti con le decisioni prese in materia manageriale in relazione alla gestione del prodotto; l’asso nella manica da giocare in questo momento è certamente l’innovazione, un complesso insieme di strategie di product design e di marketing per mantenere viva l’attenzione del mercato sul prodotto – pena, l’inevitabile declino dello stesso.

Il management ha a disposizione diversi strumenti per pilotare l’andamento del prodotto lungo tutto il suo arco di vita, potendo cioè decidere se accelerare o rallentare il passaggio da una fase all’altra. Questi strumenti sono gli elementi costitutivi del marketing mix (le cosiddette 4 P – product, price, promotion, place). Per poter identificare con un buon grado di esattezza la posizione di un prodotto all’interno del suo CVP e per poter elaborare adeguate strategie aziendali, bisogna però disporre di alcuni dati rilevanti:

 

1) Informazioni sulle vendite e sul fatturato di uno specifico prodotto

2) Individuazione di fenomeni di tendenza più competitivi all’interno del mercato in cui si opera

3) Identificazione dei cambiamenti nel mix del prodotto-servizio, in base ad un’attenta ed approfondita analisi delle reazioni di mercato

4) Studio del CVP di altri prodotti simili, con l’obiettivo di individuare sia gli errori commessi nella gestione del prodotto (per non commetterli ancora!) sia le strategie manageriali che hanno riscontrato successo

5) Proiezione delle vendite, ovvero preparare una previsione del fatturato potenziale attribuibili alla gestione di uno specifico prodotto

6) Localizzazione dell’attuale posizione del prodotto all’interno del suo CVP, vale a dire la comprensione chiara e precisa dell’ ‘età’ del prodotto in relazione al proprio mercato di appartenenza

 

L’analisi di questo insieme di dati e informazioni permette ai responsabili del management di “leggere” correttamente il ciclo di vita di un prodotto ed individuare le strategie vincenti per generare maggiore valore economico per la propria azienda. Per i ristoratori valgono gli stessi principi: non basta presentare sul proprio menu un nuovo interessante piatto capace di catturare l’attenzione dei clienti per la sua denominazione o per la descrizione che ne viene fatta, occorre offrire al consumatore una pietanza unica, una vera e propria ‘esperienza da vivere’ che rappresenti una novità nella propria nicchia (ad esempio, se si gestisce una pizzeria, presentare ai clienti nuovi impasti e/o condimenti) e un prodotto-leader. Valutandone attentamente il product design, curandone la fase promozionale per il lancio commerciale ed analizzandone metodicamente le performances, il successo del proprio prodotto gastronomico sarà assicurato.

 

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nutella ti amo italia

Nutella sostiene il turismo italiano con il virtual tour “Ti Amo Italia”

Avreste mai immaginato di poter viaggiare in giro per i luoghi turistici più belli d’Italia a bordo di un vasetto di Nutella? No, non si tratta di pura suggestione. ENIT – Agenzia Nazionale del Turismo e Ferrero hanno recentemente ufficializzato la realizzazione e il lancio di un’innovativa campagna promozionale per supportare il turismo italiano in questa delicata fase di convivenza con la Covid-19.

Si chiama “Ti Amo Italia” e si tratta della nuova veste del celeberrimo vasetto della crema spalmabile più dolce e famosa al mondo, in edizione limitata e collezionabile, che si pone l’importante obiettivo di promuovere la riscoperta del meraviglioso paesaggio italiano e sostenere positivamente l’industria del turismo, fortemente colpita dalla crisi economica che sta caratterizzando questa pandemia.

Acque cristalline, vette imperiose e innevate, verdi paesaggi naturali, suggestivi borghi antichi e bellezze architettoniche delle nostre città: ogni vasetto di questa edizione limitata Nutella rappresenta uno scorcio della nostra straordinaria penisola. La collezione, in commercio ufficialmente dal 12 ottobre, sarà costituita da ben trenta pezzi raffiguranti altrettante località turistiche italiane, un vero e proprio viaggio attraverso ciascuna delle regioni. Nello specifico, le località coinvolte nella campagna saranno: (Abruzzo) Gran Sasso, (Basilicata) Matera, (Calabria) Arco Magno di San Nicola Arcella, (Campania) Faraglioni di Capri, (Emilia Romagna) Portici di Bologna, (Friuli Venezia Giulia) Vigneto di Savorgnano – Lago di Fusine, (Lazio) Civita di Bagnoregio – Monte Circeo – Via Appia Antica, (Liguria) Cinque Terre, (Lombardia) Lago di Como, (Marche) Colli di San Severino, (Molise) Cascate di Santa Maria del Molise, (Piemonte) Langhe – Monte Rosa – Lago Maggiore, (Puglia) Alberobello – Roca Vecchia, (Sardegna) Arcipelago della Maddalena – Su Nuraxi di Barumini, (Sicilia) Scala dei Turchi – Stromboli, (Toscana) Val d’Orcia, (Trentino Alto Adige) Parco Adamello Brenta – Lago di Braies, (Umbria) Piani di Castelluccio, (Valle d’Aosta) Gran Paradiso, (Veneto) Venezia – Burano.

“Ti Amo Italia” presenta inoltre un carattere totalmente innovativo: ogni vasetto, infatti, sarà dotato di uno speciale QR code che permetterà di vivere un’esperienza immersiva in realtà virtuale, un vero e proprio virtual tour esplorativo alla scoperta della storia, delle tradizioni culturali e della gastronomia della località selezionata. “Un viaggio multisensoriale per coinvolgere ogni persona in uno storytelling suggestivo e inesauribile di esperienze visive e gastronomiche. Enit promuove l’immagine dell’Italia nel mondo, lo fa con ben 28 sedi in tutto il globo. Questo progetto contribuirà ad affermare l’Italianità e le eccellenze del Made in Italy con un brand immediatamente riconoscibile” ha dichiarato il Presidente Enit, Giorgio Palmucci.

La campagna è stata realizzata in collaborazione con ENIT, l’Agenzia Nazionale del Turismo, con l’intento di valorizzare e promuovere il territorio italiano e diffondere una sempre maggiore consapevolezza della bellezza paesaggistica che ci circonda e di quanto questi luoghi siano a portata di mano e accessibili a tutti. “Nutella firma il suo amore per l’Italia su ogni vasetto e ci ricorda che per cogliere il buono della vita non serve cercare lontano, a volte basta soltanto guardarsi attorno. In questo difficile momento per un settore strategico della nostra Economia come il turismo, Nutella si stringe, di proposito, accanto all’ENIT per valorizzare presso gli italiani la loro ricchezza nazionale più grande: la bellezza dell’Italia stessa, quella vera e reale, fatta di natura ed arte, città e borghi, mari e montagne, quella che il mondo intero ci invidia” ha dichiarato Alessandro d’Este, amministratore delegato di Ferrero in Italia.

ristorante

Guida definitiva per gestire un ristorante di successo

Se operi nel grande mercato della ristorazione, ogni giorno sempre più complesso e integrato anche nel mondo digitale, potrebbe interessarti qualche suggerimento su come migliorare il tuo business.

Ovviamente, non esiste nessuna formula magica o regole certe che possano garantire il successo di un locale che opera nella ristorazione, ma ci sono importantissime capacità manageriali capaci di accrescere il proprio potenziale: intuito, buon senso, capacità previsionale, voglia di (ri)mettersi costantemente in gioco. Questo è ciò che fa la differenza tra un buon imprenditore e un cattivo imprenditore. Se tutto fosse oggettivo e prevedibile, non si spiegherebbe perché ogni anno molte imprese escono dal mercato.

 

Alcuni dati interessanti:

Dall’analisi del Rapporto Ristorazione 2019 (puoi visionarlo qui), ogni giorno oltre cinque milioni di italiani (10,8% della popolazione) fa colazione in uno dei circa 148.000 bar attivi nella nostra penisola. Altrettante sono le persone che abitualmente pranzano fuori casa, mentre sono poco meno di dieci milioni (18,5%) gli italiani che vanno a cena fuori almeno una volta a settimana.  Complessivamente, nel 2018 la spesa registrata delle famiglie, tra bar e ristoranti, ammonta a circa 84 miliardi di euro, con un incremento dell’1,7% rispetto all’anno precedente; nel 2019 il trend di crescita positivo è rimasto costante, con una spesa di circa 86 miliardi di euro.

Spostando l’attenzione sulle tendenze del settore nel lungo periodo, è possibile notare che tra il 2008 e il 2018 l’incremento reale nel mondo della ristorazione è stato del 5,7%, pari a 4,9 miliardi di euro, a fronte di una riduzione di circa 8,6 miliardi di euro del consumo domestico.

Il mercato della ristorazione Made in Italy è il terzo più grande in Europa, dopo quelli di Gran Bretagna e Spagna, e rappresenta ancora uno dei pilastri più forti del nostro sistema economico. Ogni anno la ristorazione crea un valore aggiunto stimabile intorno ai 46 miliardi di euro, ovvero il 34% del valore complessivo dell’intera filiera agroalimentare.

 

Il mercato della ristorazione, dunque, rappresenta ancora un terreno fertile sul quale investire in Italia. Certamente, lanciare una nuova attività e ritagliarsi la propria fetta di mercato non è semplice. Come anticipato precedentemente, in nessun settore esiste una formula magica per il successo, tuttavia ci sono alcuni accorgimenti e buone pratiche che fanno la differenza e che possono comportare un importante fattore di crescita per il proprio business.

 

Ecco dieci punti da seguire per essere competitivi:

 

1) Scegli prima il mercato poi il prodotto. Questo è uno degli errori più comune di chi avvia un’attività. Assicurati che il tuo locale sia visibile, facilmente raggiungibile e che sia facile trovare parcheggio. Aprilo in un posto nevralgico, ad alta frequenza di passanti.

2) Analizza bene i tuoi concorrenti valutando: prezzi, servizi, prodotti, comunicazione interne ed esterna, il loro personale e il livello di flusso di clientela che sono in grado di attirare. Studia il mercato, la capacità di spesa della tua clientela, osserva il quadro macro-economico.

3) Formula un’offerta che ti distingua dalla tua concorrenza e che abbia dei tratti distintivi e visibili, per la capacità di presentare le tue proposte, cura i dettagli, il packaging. Tieni sempre qualche prodotto in promozione o un’offerta speciale.

4) Assicurati che il personale di contatto abbia facilità nei rapporti con la clientela, che abbia un aspetto curato e la divisa in ordine. Ricordati che sono le persone a cui hai delegato la funzione più importante, ossia “la vendita”, vale a dire generare risorse economiche necessarie per la sopravvivenza della tua azienda, per cui misura con strumenti idonei (KPI, key performance indicators) le loro capacità.

5) Scegli un buon design, curato nei dettagli, assicurati che gli spazi dedicati alla vendita siano proporzionali a quelli destinati alla produzione. I tuoi dipendenti dovranno passare molte ore in quel posto. Cura gli odori, la luce degli ambienti, abbi sempre un po’ di musica come sottofondo, accertati che le toilette siano sempre tenute in ordine e pulite.

6) Fai una buona selezione dei prodotti e di ciò che sei in grado di offrire. Chiediti sempre: a me piace? Io lo mangerei? Il prezzo è adeguato? Se non sei sicuro della risposta lascia che sia una persona di cui ti fidi a testare il prodotto, senza che sia influenzato dal vostro rapporto personale. Proponi cose veramente buone, che chiunque vorrebbe mangiare.

7) Elabora un budget, tieni sempre sotto controllo i tuoi costi più importanti: il personale e il costo delle materie prime. Ma senza esagerare. Perché i costi diventano un problema quando perdi di vista i ricavi. Concentrati invece sulle vendite, migliora la tua offerta, le tue proposte, sii accattivante nelle offerte – il resto verrà da se.

8) Sii digital, abbi un sito web, curato nei dettagli, fatto bene con una grafica di qualità, apri una pagina Facebook, pubblica le tue foto su Instagram, non trascurare le tante possibilità che hai di prendere prenotazioni o di vendere online. Il web è ricco di opportunità.

9) Gestisci bene il tuo personale e scrivi le job description (mansionario), organizza bene i loro orari di lavoro, evita sovrapposizioni di competenze, cura il tuo rapporto con loro, dai loro dei benefit, ascolta i loro suggerimenti. Sii un grande business coach.

10) Non sentirti mai arrivato, sei solo all’inizio di un percorso che non termina mai; è quello che fai ogni giorno che deve piacerti, deve appassionarti e coinvolgere profondamente, perché sarà solo la tua passione per quello che fai ad assicurarti il successo.

 

Altri interessanti elementi potrebbero essere aggiunti per approfondire alcuni punti focali che ogni buona strategia di business dovrebbe sviluppare, ma già attenersi solamente a questo semplice decalogo rappresenta certamente un ottimo punto di partenza per mettersi sulla buona strada.

 

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