business coach in azienda

Cosa fa un Business Coach in azienda

Prova a convocare tutto il tuo team di lavoro e chiedi di scrivere su un foglio quali sono gli obiettivi dell’azienda nel breve periodo (tra i sei mesi e un anno). Fatto? Bene, ti accorgerai che ogni componente del team ha una visione differente da tutti gli altri. Ciò significa che si procede per obiettivi individuali, ognuno va nella propria direzione e di conseguenza arriva in destinazioni diverse dagli altri. Quando accade questo, la ragione è molto semplice: non c’è una visione aziendale condivisa.

Il business coaching aiuta le aziende a risolvere questo problema organizzativo partendo dall’alto, ovvero definendo chiaramente gli obiettivi gestionali e le modalità mediante le quali raggiungerli. L’obiettivo primario di ogni buon manager è certamente il profitto, ma per generare valore economico bisogna impegnarsi a lavorare bene insieme costruendo un ambiente lavorativo armonioso. Le buone pratiche produttive sono la naturale conseguenza del coinvolgimento emotivo nel progetto aziendale. Un lavoratore coinvolto è anche ben motivato, la motivazione si traduce quindi in energia orientata al fare bene con interesse collettivo. È importante valorizzare il lavoro di tutto il team con un giusto riconoscimento economico ed emotivo, fornendo regolarmente feedback, incentivi, benefits e prospettive di carriera. Il lavoro come partecipazione attiva al processo di creazione del valore economico rappresenta l’essenza dell’attività di un Business Coach!

Cosa fa un Business Coach in azienda?

Innanzitutto il coach (l’allenatore) aiuta il coachee (il cliente) a guardare nella direzione giusta, cioè a fissare lo sguardo su obiettivi ben definiti e coerenti con la mission aziendale. Visualizzati gli obiettivi, si stabiliscono i mezzi e i tempi per raggiungerli e misurarne poi i risultati sia in chiave economica (quanto profitto ho generato?) sia in chiave di benessere organizzativo (quanto sono soddisfatti i miei collaboratori?). Per raggiungere risultati importanti è infatti necessario operare su più livelli rivolgendosi a tutto lo staff con il team coaching (sessioni di lavoro su specifici gruppi o interi reparti) oppure ad un ristretto numero di persone con il corporate coaching (direttori, capi-servizio, responsabili).

Il Business Coach si occupa anche dell’analisi delle competenze e delle performance, dell’individuazione delle aree di miglioramento, della pianificazione dello sviluppo delle carriere, della cura della comunicazione e dell’immagine e della predisposizione di premi ed incentivi: sono questi gli strumenti di lavoro che un business coach professionista utilizza nello svolgimento del proprio lavoro.

Per concludere, il business coaching è:

  • una relazione professionale che mira a costruire competenze valide per raggiungere specifici risultati e consolidarli nel tempo;
  • uno strumento per lo sviluppo organizzativo, idoneo all’analisi dei fabbisogni formativi delle risorse umane coinvolte nei processi produttivi e all’individuazione di percorsi su misura per generare o migliorare know-how professionali;
  • una pratica orientata “al fare” che opera direttamente sul campo correggendo comportamenti sbagliati ed implementando buone pratiche, in particolar modo basandosi sul binomio domande-risposte (porsi le giuste domande, nel modo e nel momento giusto, trovando risposte adeguate);
  • una fonte di miglioramento che fa dell’osservazione diretta e della critica costruttiva i mezzi fondamentali con i quali affiancare il team sul campo e costruire insieme un nuovo modello lavorativo goal-oriented e profit-oriented.

 

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revenue manager

Revenue Manager, chi è e cosa fa

Chi è il Revenue Manager?

Il Revenue Manager è una delle nuove figure professionali che trovano occupazione nell’industria dell’ospitalità, principalmente presso strutture turistico-alberghiere, resort vacanze e residence dotati di appartamenti e camere da allocare sul mercato. Il Revenue Manager è un professionista dotato di grandi capacità manageriali ed esperto di management aziendale, il cui ruolo chiave si concretizza nella pianificazione e nella realizzazione di strategie tariffarie flessibili al fine di massimizzare l’occupazione dei posti disponibili e i profitti in tutte le stagioni.

 

Cosa fa il Revenue Manager?

L’attività di revenue management si occupa di numerosi aspetti tecnici e gestionali legati al management di un’attività alberghiera:

Gestione economico-finanziaria  

Si gestiscono le unità fissa e variabili da allocare, al fine di determinare il valore medio di una camera d’hotel in un determinato momento e allocarla sul mercato al miglior prezzo possibile, massimizzando l’occupazione della struttura e i margini di guadagno.

Gestione tariffaria   

Si gestiscono direttamente tutti gli elementi che competono alla determinazione del valore di una camera d’hotel e, dunque, alla determinazione del suo prezzo d’acquisto da parte dei potenziali clienti sulla base di un’offerta tariffaria elastica e dinamica che punti alla massimizzazione dell’attività alberghiera e dei profitti.

Pianificazione attività di marketing   

Si coordinano e pianificano attività di marketing mirate per dare maggior visibilità possibile alla propria offerta, in particolar modo mediante portali web dedicati (OTA – online travel agencies – e last minute) e social media.

 

Come diventare Revenue Manager?

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food and beverage

Food and Beverage Manager, chi è e cosa fa

Chi è il Food and Beverage Manager?

Il Food and Beverage Manager è uno dei professionisti più qualificati dell’intero settore della ristorazione. È un professionista carismatico, profondo conoscitore di tutti gli aspetti tecnici legati al vasto mondo del Food and Beverage, il cui ruolo racchiude le competenze fondamentali che caratterizzano il successo di un ristorante: dalla pianificazione e gestione economica alla scelta dei prodotti, dal menu engineering alla gestione del food cost e alla determinazione dei margini di prezzo, passando per la gestione delle risorse umane e dei rapporti con la clientela.

 

Cosa fa il Food and Beverage Manager?

Il Food and Beverage Manager si occupa di numerosi aspetti tecnici e gestionali legati al management di un’attività ristorativa:

Pianificazione economico-finanziaria

Definisce il budget e stima le risorse economiche necessarie per gli approvvigionamenti di materie prime e prodotti (contrattazione con i fornitori, gestione degli ordini, ricevimento delle merci, stoccaggio in magazzino) e adotta misure per la gestione e il controllo del food cost e dei margini di vendita determinando i prezzi dell’offerta ristorativa presentata sul menu.

Pianificazione enogastronomica 

Collabora con importanti figure come gli chef, i maître e i sommelier per la pianificazione dei menu (il menu engineering), la scelta accurata di fornitori, cibi e bevande e la gestione strategica del prodotto enogastronomico.

Gestione delle risorse umane e del lavoro  

Coordina l’attività lavorativa di tutte le figure professionali coinvolte nell’industria della ristorazione, in particolar modo affidando mansioni specifiche, monitorando le prestazioni e ottimizzando l’interazione tra i diversi reparti dell’area Food and Beverage (sale interne/esterne, cucine, bar, magazzino, economato).

Gestione della qualità   

Assicura alla clientela la massima qualità delle pietanze inserite nel menu, del servizio in sala, delle procedure di conservazione e trattamento dei prodotti e dei servizi igienico-sanitari.

 

Dove lavora il Food and Beverage Manager?

Il Food and Beverage Manager trova occupazione in tutti i settori della ristorazione (ristoranti, steakhouse, hamburgherie e fast food, pub e lounge bar, imprese di catering), nell’impresa turistico-alberghiera (ristoranti presso hotel e resort), nelle imprese ristorative imbarcate presso navi da crociera (dove è inoltre responsabile del servizio in camera). L’orario lavorativo del Food and Beverage Manager è piuttosto impegnativo, ma flessibile, adattandosi ai giorni (sia feriali sia festivi) e agli orari dettati dal tipo di impegno lavorativo (diurno – colazione e pranzo – e/o notturno – aperitivo, cena, post-cena).

 

Come diventare Food and Beverage Manager?

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spa manager

SPA Manager, chi è e cosa fa

Chi è la SPA Manager?

La SPA Manager è una figura professionale specializzata nel settore del benessere della persona e della cura del corpo e della mente. Si tratta di una professionista che possiede non solo conoscenze approfondite sul funzionamento di SPA e centri benessere e dei servizi e trattamenti offerti, ma anche competenze manageriali orientate al profitto e al raggiungimento di obiettivi. La SPA Manager trova facilmente occupazione presso terme e strutture turistico-alberghiere di alto profilo, dotate di centri termali, centri estetici e centri benessere per offrire agli ospiti un servizio d’eccellenza e trattamenti rigeneranti sia sulla sfera fisica sia sulla sfera psichica.

 

Cosa fa la SPA Manager?

La SPA Manager si occupa di numerosi aspetti tecnici e gestionali legati al management di un’attività wellness:

Management aziendale e pianificazione

Gestisce direttamente le strutture presso le quali opera e assume tutte le decisioni manageriali più importanti, relative alla pianificazione economico-finanziaria, alla gestione bilanciata dei costi fissi e dei costi variabili, alla determinazione dei prezzi delle sedute e dei trattamenti (in particolar mondo sfruttando le tecniche di revenue management) e alla coordinazione di attività di marketing.

Gestione dei trattamenti

Gestisce i servizi e i trattamenti benessere che compongono l’offerta, determinandone la tipologia di clientela più indicata e la durata, inoltre pianifica e organizza pacchetti esclusivi di trattamenti e percorsi benessere promozionali per soddisfare una domanda di mercato sempre più esigente.

Gestione delle risorse umane e del lavoro

Coordina l’attività lavorativa di tutte le figure professionali che operano nel settore del benessere, gestendone orari lavorativi e attività di formazione e sviluppo professionale.

 

Come diventare SPA Manager?

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quanto è importante la formazione per crescere?

Quanto è importante la formazione per crescere?

La formazione è sicuramente uno strumento indispensabile in una società sviluppata e all’avanguardia come quella nella quale viviamo. In particolare, la formazione professionale sta assumendo una posizione sempre di maggiore rilievo nei piani strategici di sviluppo di aziende e organizzazioni, confermando il trend in crescita relativo alla richiesta di personale altamente qualificato e specializzato in ogni settore economico.

La formazione stessa, negli ultimi anni, sta diventando un vero e proprio settore nel quale si investono risorse molto importanti, sia in termini economici sia in termini di tempo e qualità: basta guardarsi intorno per trovare agenzie che si occupano esclusivamente della gestione e/o della formazione delle risorse umane presso altre aziende, spesso specializzandosi in alcune nicchie di mercato ben specifiche, oppure professionisti che decidono di cimentarsi nel ruolo di formatori creando dei corsi di formazione su misura per clienti che ne fanno richiesta o per aspiranti giovani talenti.

Ma quanto è importante la formazione per crescere nel mondo del lavoro?

La formazione professionale è un punto di riferimento sul quale molte aziende puntano per migliorare la qualità delle prestazioni dei propri dipendenti e creare valore economico. La grande potenzialità della formazione come fattore di crescita personale e professionale è riassumibile con uno dei proverbi più celebri di sempre: non si smette mai di imparare! Nessun lavoratore, infatti, può ritenersi escluso dalla necessità di formarsi costantemente per mantenere degli standard qualitativi elevati nello svolgimento delle mansioni relative al proprio lavoro: in un mercato del lavoro sempre più dinamico e flessibile come quello attuale (e ancor di più quello che si prospetta nei prossimi anni) a tutte le figure professionali, sia junior sia senior, viene richiesto un costante aggiornamento dettato soprattutto dal rapido progresso tecnologico e, di conseguenza, dal cambiamento delle pratiche più idonee per lo svolgimento delle mansioni quotidiane.

Ecco alcuni validi motivi per continuare a formarsi e crescere dal punto di vista personale e professionale:

  • far fronte alla domanda di mercato, facendosi trovare preparati per affrontare le nuove sfide professionali di carattere verticale (formarsi costantemente nel proprio settore di competenza, acquisendo nuove conoscenze e competenze) ed orizzontale (formarsi sull’utilizzo delle nuove tecnologie e del loro potenziale, ne è un esempio il fenomeno dello smart working);
  • sviluppare il proprio know-how, trasformando mediante la pratica costante semplici conoscenze teoriche in capacità pratiche o skills concretamente spendibili nel lavoro;
  • ambire alle posizioni di maggior rilievo, migliorando il proprio curriculum e ottenendo titoli, qualifiche e certificazioni per aumentare le proprie possibilità di raggiungere i vertici nella propria azienda o nel proprio settore economico;
  • aprire nuove strade nel mondo del lavoro, approfondendo nuove professioni e nuove opportunità lavorative complementari o alternative al proprio ambito di lavoro e/o studio;
  • apprendere da chi ne sa di più, imparando dalle lezioni tenute da formatori professionisti esperti nella propria materia e mettendo in pratica i loro migliori consigli;
  • creare valore economico, sviluppando un duplice miglioramento sia in termini di qualità delle prestazioni professionali sia in termini di ricchezza economica e sociale che la formazione può apportare.

Questi sono solo alcuni dei motivi per i quali sarebbe saggio ed opportuno formarsi costantemente per crescere professionalmente, ma la lista potrebbe essere ancora molto lunga. Non aspettare, formati anche tu!

 

A proposito, hai già dato un’occhiata alla nostra offerta formativa? Team Management offre corsi di formazione in e-learning per i professionisti dell’ospitalità turistico alberghiera. Scopri di più e formati insieme a noi!

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Navighiamo lontano. Scopri la formazione Team Management e scegli il tuo corso in e-learning

“Quando il mare era calmo, tutte le navi mostravano eguale maestria nel navigare” (Coriolano, W. Shakespeare).

Questa citazione shakespeariana risulta oggi più che mai attuale. Viviamo ormai in una società complessa, sempre più dinamica, che ci spinge verso continui cambiamenti sotto ogni punto di vista. Digitalizzazione, aggiornamento professionale, adeguamento delle scelte politiche e sociali all’innovazione nel mondo dell’istruzione e del lavoro: un’autentica società totale, dove tutto è interconnesso. In questo consiste la forza della società del terzo millennio, ma anche la sua più grande fragilità.

Quando il mare è calmo, tutti sanno mostrare ottime doti di navigazione e maestria nell’impiego degli strumenti del mestiere, destreggiandosi nella complessità della nostra società. Ma cosa succede se arriva la tempesta?

Come insegna Nassin Nicholas Taleb nella sua celebra opera Antifragile, tutti i sistemi standardizzati e matematici che oggi utilizziamo al fine di prevedere con largo anticipo fenomeni di natura ricorrente, soprattutto in materia economico-finanziaria, risultano spesso fallimentari in quanto non tengono conto di tutte le possibili avversità che travolgono, a livello sistemico e capillare, ogni aspetto della nostra attuale società. Crisi economiche, emergenze sanitarie, criticità legate alle dinamiche ambientali e climatiche: tutte queste situazioni possono rappresentare forti fattori di rischio imprevedibili, e potenzialmente devastanti, capaci di mettere a dura prova la stabilità sociale e soprattutto la tenuta economica delle aziende, specialmente le piccole-medie imprese e i liberi professionisti, vera ricchezza per il tessuto economico di un Paese.

Allora, com’è possibile continuare a navigare e scampare ai danni della tempesta?

Crediamo che la soluzione risieda nella formazione, questo formidabile strumento che consente di rinnovarsi costantemente, di nutrire la propria professionalità e di generare concretamente valore per il lavoro. Siamo certi che la passione accompagnata dalla ragione siano elementi indispensabili per raggiungere qualsivoglia risultato formativo e professionale.

Non aspettare, sali a bordo con noi! Navighiamo lontano. Insieme.

formazione e-learning

Cos’è la formazione in e-learning?

Negli ultimi tempi, in materia di formazione, è sempre più diffusa la metodologia e-learning. ovvero l’apprendimento a distanza reso possibile dalle moderne tecnologie dell’informazione e della comunicazione (dette ICT) oggi disponibili e che tutti i giorni utilizziamo: computer, smartphone e tablet diventano così strumenti formativi.

L’e-learning è sostanzialmente un complesso di metodologie che utilizzano le ICT per offrire percorsi di formazione liberi da vincoli spazio-temporali nonché dispositivi e ambienti di apprendimento studiati e predisposti appositamente per favorirne il processo.

In una società complessa e in continua trasformazione come quella attuale, definita spesso come società della conoscenza in quanto resource-based e knowledge-based (basata su risorse umane e conoscenza) è ormai condivisa in tutti i settori lavorativi e professionali  la necessità  di disporre di informazioni aggiornate e di strumenti per elaborare, organizzare, cercare e mettere in relazione le conoscenze, nonché di personalizzare l’accesso ai contenuti secondo i propri bisogni.

È importante poter offrire a tutti la possibilità di divenire membri attivi di vere e proprie comunità di apprendimento continuo, soprattutto nello sviluppo professionale.

La formazione in rete, o meglio l’e-learning, presenta numerosi punti di forza, tra cui:

  • la formazione continua per far fronte ai rischi di obsolescenza del lavoro in qualunque contesto;
  • la possibilità di personalizzare i percorsi di apprendimento e per migliorare le proprie competenze personali e lavorative;
  • la possibilità di aggiornare costantemente i contenuti e di sviluppare comunità  di apprendimento;
  • la possibilità di contestualizzare l’apprendimento nell’ambiente di lavoro per incrementare il senso di responsabilità  e produttività  del personale;
  • la possibilità di attivare processi formativi basati su un approccio problem solving.

Perché scegliere un corso e-learning?

  • si possono seguire le video-lezioni in qualsiasi momento e dovunque, senza vincoli spazio-temporali;
  • si può fruire delle video-lezioni da qualsiasi dispositivo capace di connettersi in rete, come computer, smartphone, tablet o anche smart TV;
  • si può ricevere una formazione professionale senza doversi recare fisicamente in un’aula, rappresentando un enorme vantaggio soprattutto per chi ha bisogno di seguire corsi di aggiornamento professionale e non può quindi allontanarsi dalla propria sede di lavoro;
  • si risparmia tempo e denaro, in quanto i corsi in e-learning sono fruibili ovunque ed in qualsiasi momento e presentano solitamente prezzi d’acquisto competitivi alla portata di tutti;
  • si possono scaricare dispense relative alle lezioni e materiale didattico direttamente dalla piattaforma online;
  • si possono ottenere certificazioni formative riconosciute e valide per l’inserimento nel proprio curriculum.

 

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Quale sarà l’impatto che le tecnologie avranno sull’occupazione?

Quale sarà l’impatto che le tecnologie avranno sull’occupazione? E’ la domanda che tutti si pongono. Le previsioni degli esperti, sociologi, economisti, variano dalle più nefaste alle più rosee. L’unico dato certo è che finalmente tutte quelle funzioni ripetitive e alienanti saranno demandate alle macchine e ai robot, processo questo, già in corso in molte imprese manifatturiere e industriali … ma nei servizi, nel cosiddetto terziario quale sarà il suo impatto. Sul mercato già esistono dei call center dotati di intelligenza artificiale con voce umanizzata in grado di rispondere alle mille questioni che gli vengono poste e di imparare a sua volta riconoscendo e classificando le migliori risposte. Ma quando parliamo di tecnologia, basta guardarsi in giro e la si vede sparsa ovunque; negli aeroporti dove le hostess di terra vengono sostituite dai totem, ai Mc Donald’s dove è possibile fare l’ordinazione e pagare su un pannello tecnologico e interattivo posto all’ingresso e ritirare subito dopo il vassoio dal banco.

Alcuni esperti sostengono che in realtà non diminuiranno i posti di lavoro, ma che oggi l’uomo dispone finalmente di un know-how che gli permette di aumentare la sua produttività e la sua efficienza nei processi produttivi. Altri parlano di re-skilling, ovvero di riqualificare tutti quei lavoratori con scarse abilità nei nuovi processi automatizzati e tecnologicamente avanzati. E’ un mondo che sta cambiando velocemente e radicalmente, influenzerà molti dei ritmi produttivi e degli stili di vita sociali. Se prima la produzione delle fabbriche scandiva i tempi sociali, con orari di apertura e chiusura, fine settimana, ferie ad agosto, oggi i ritmi della produzione e della distribuzione sono fuori da questi canoni; chi ne ha risentito di più sono i servizi, dove ormai si può lavorare da casa connessi alle rete e non smettere mai…

L’Italia risulta al 25° posto nella classifica Global Connectivity Index di Huawei che misura l’indice di digitalizzazione dei singoli paesi a livello mondiale e l’impatto che gli investimenti digitali hanno sull’economia. Al primo posto troviamo gli Stati Uniti, segue Singapore, Svezia, Svizzera e Regno Unito. L’Italia con il suo 25° posto è molto più vicina ai primi che agli ultimi e hanno inciso su questo piazzamento le iniziative dell’impresa 4.0 e la corsa al 5G.
L’Europa ha stanziato qualche settimana fa 20 miliardi di euro per la ricerca e gli investimenti nell’intelligenza artificiale. Sotto la spinta dell’intelligenza artificiale l’economia 4.0 potrebbe valere nel 2025 qualcosa come 23 mila miliardi, cioè quasi il doppio di quelli stimati per il 2017.

Si stima che gli investimento digitali hanno un ROI di 6,7 volte superiore agli investimenti tradizionali, non a caso l’economia digitale mondiale è cresciuta a un ritmo quasi il triplo rispetto al Pil mondiale, ma il vero problema è che i paesi arretrati rimarranno sempre più indietro e quelli più avanzati correranno sempre di più, è una forbice che aumenta le distanze e che i sociologi chiamano “effetto San Matteo”.

Qual è lo stato dell’arte nel sistema produttivo italiano? Il Governo Gentiloni ha rifinanziato il piano nazionale “Impresa 4.0” con ulteriori 9,5 mld di euro fino al 2020, otre ai primi 20 già stanziati con il piano precedente “Industria 4.0”. Si stima che le imprese che hanno beneficiato del credito d’imposta nel 2017 siano aumentate del 107% rispetto al 2016. C’è molto ancora da fare, se il sistema produttivo italiano vuole rimanere in corsa e allinearsi al resto delle economie più tecnologicamente avanzate. Manca un’informazione capillare, spesso demandata ai commercialisti che dovrebbero informare le imprese sulle misure in atto e sui benefici previsti. Il gap, prima che tecnologico è culturale, siamo ancorati a un vecchio modello di business, a vecchie competenze ormai superate, il mondo della formazione dovrebbe emanciparsi da se stesso e cominciare a guardare quale futuro ci aspetta, cominciare a formare i giovani sulle vere competenze e abilità che saranno richieste, non su vecchie skills che saranno dimenticate.

Emanuele Addabbo

L’investimento in conoscenza è quello a più alto tasso d’interesse!

Come consulente e formatore ho seguito molte avventure professionali nel settore della ristorazione, ma come ti dicevo nell’ultimo post, ci sono dei 10 principi ineluttabili che se applicati correttamente, non assicurano il successo della tua impresa ma evitano il fallimento, in questo settore sempre più ricco di opportunità di crescita e possibilità di affermarsi economicamente.

Tra i tanti casi aziendali a cui ho assistito nell’arco della mia carriera, ce ne uno in particolare che è rimasto impresso nella mia memoria.

Non più di qualche anno fa si iscrisse a un mio corso di Food and Beverage, Marco, un ragazzo cresciuto in una zona povera della nostra Italia, ma che amava questo settore e aveva tanta voglia di fare e crescere professionalmente.

Lo capii subito dalle domande che mi rivolgeva durante le mie lezioni in aula, sembrava che avesse fretta di imparare, di metter in pratica e così fu.

Aveva da poco preso in gestione una pizzeria d’asporto, un buco, ma quello poteva permettersi con i risparmi di anni di lavoro e di fatica prima come cameriere e poi come pizzaiolo nei vari locali della sua provincia.

Ma il suo sogno era gestire direttamente un’attività e applicare tutti quelle strategie che i suoi datori di lavoro ignoravano, anche se lui con un po’ d’insistenza cercava di propinargli.

Durante il corso oltre che alle classiche tematiche sul controllo di gestione e quindi dei costi, ricavi, margine di contribuzione, profitto, punto di equilibrio, introdussi il tema del Revenue Management applicato alla ristorazione, cioè su come incrementare le vendite e far aumentare il profitto d’impresa.

Marco mostrò subito grande interesse su questo tema e appena terminavano le lezioni correva nella sua piccola azienda ad applicare quanto era stato esposto durante la lezione.

Tra gli argomenti del corso c’era anche un’area tematica che riguardava il web e digital marketing applicato alla ristorazione, con tutte le nuove app ormai disponibili e i canali social.

Anche qui Marco non faceva che prendere appunti e smanettare sul suo cellulare già durante le lezioni.

Marco, per tutto il corso si sedette da solo e durante la pausa metteva in ordine i suoi appunti. Prima di riprendere la lezione con gli argomenti successivi, mi inondava di domande e sottoponeva questioni gestionali.

Il corso terminò e lui ringraziandomi per quanto appreso mi promise che avrebbe sperimentato tutto quello che era stato detto in quel ciclo di lezioni.

Sono tornato nella stessa città qualche anno dopo per un altro corso e come spesso accade quando sono fuori casa, mi piace cenare sempre in posti diversi, per vedere nuovi locali e gustare le ultime proposte della buona cucina.

Alcuni corsisti mi suggerirono di provare una nuova pizzeria che si era appena aperta e che stava riscuotendo un grande successo, mi dissero che il sabato e la domenica si faceva la fila per entrare e senza prenotazione era impossibile sedersi a tavola in quel posto.

Per fortuna non capitai in quella città nel week-end, era un mercoledì come tanti altri e dopo quei suggerimenti sulla prenotazione non esitai a chiamare il locale e a prenotare.

Lasciai il mio cognome: ADDABBO.

Arrivai puntuale all’ora prevista e con grande sorpresa ad accogliermi vestito di tutto punto in giacca e cravatta, trovai Marco. Professionale, elegante, con aria molto sicura di sé e con un gran sorriso mi disse: – dal cognome ho capito subito che era lei – e dopo i saluti iniziali e gli apprezzamenti per il locale mi chiese se poteva quella sera sedersi con me per fare due chiacchiere, gli risposi: con grande piacere. Gli chiesi: ma cosa hai combinato in questi anni dopo il corso che hai fatto con me? E lui mi rispose: ho messo in pratica tutte le cose che ci ha detto durante il corso di formazione, alla lettera, parola dopo parola.

Rimasi piacevolmente sorpreso di come i corsi di formazione, quando non sono costruiti sul nozionismo ma, sulla conoscenza che nasce dall’esperienza e dalla sperimentazione sul campo, danno ottimi risultati.

Come Marco aveva dimostrato. Bravo Marco!

Abbiamo programmato per il prossimo autunno 2017  a Torino il 7-8 e 9 novembre   e a Roma il 14 – 15 e 16 novembre  due edizioni del corso di Food and Beverage Manager come quello che Marco ha seguito qualche anno fa. Non perdere la grande occasione di essere preparato e pronto per affrontare il fantastico mondo della ristorazione.

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In questa fantastica puntata abbiamo il piacere di ospitare Emanuele Addabbo, Consulente e Formatore titolare della Team ManagementIl Dott. Addabbo e’ consulente-formatore per le imprese del turismo e del mondo del benessere, si occupa anche di coaching e sviluppo personale. Dottore Magistrale in Economia del Turismo, ha conseguito la Laurea Specialistica presso l’Università  degli Studi di Perugia, facoltà  di Economia. Svolge la sua attività  con il marchio della Team Management, società  di consulenza e formazione da lui stesso costituita nel 2000. Ha organizzato numerosi corsi di formazione su tutto il territorio nazionale, occupandosi prevalentemente della formazione di figure manageriali del sistema turistico. Ha lavorato alle dipendenze di multinazionali in diverse sedi, Roma, Milano e Parigi, ricoprendo funzioni manageriali.

 

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