Non ci sono problemi irrisolvibili, ma solo soluzioni che non funzionano.

Quello che ho notato in tanti anni di consulenza presso strutture del settore turistico – alberghiero è che spesso ci si accanisce su problemi della stessa portata senza riuscire a risolverli. Una sorta di coazione a ripetere. Si tentano le stesse soluzioni, anche se questa non funzionano.

Si narra, in una racconto greco, la storia di un mulo che tutte le notti fa lo stesso tragitto all’interno di un bosco, ma una notte un forte temporale fa cadere il tronco di un albero impedendo al mulo di fare lo stesso percorso. Il mulo impiega tutta la sua forza per spostare l’albero caduto, ma non ci riesce. Ma con insistenza ci riprova più e più volte fino a soccombere. Nelle organizzazioni produttive, talvolta accade la stessa e identica cosa. Si ripetono le stesse strategie commerciali, anche se non funzionano, si insiste a cercare di rendere più funzionali collaboratori improduttivi, anche se questi hanno manifestato il loro disinteresse per quel tipo di lavoro e di funzione, fino allo sfinimento e tanti altri eventi che tracciano una stessa strategia: perseveranza, nel tentare una soluzione anche se questa non funziona!

Qui ci può essere d’aiuto la strategia del problem-solving del Brief Terapy Center della Scuola di Palo Alto, la quale suggerisce 4 passaggi nel tentare di risolvere problemi:

1. Una chiara definizione del problema in termini concreti.
2. Un’analisi della soluzione finora tentata.
3. Una chiara definizione del cambiamento concreto da effettuare.
4. La formulazione e la messa in atto di un piano per provocare tale cambiamento.

 

Come gestire i dipendenti

Gli uomini per natura configgono, soprattutto nei luoghi di lavoro. Il parlar male l’un dell’altro, esercitare la prevaricazione, il pettegolezzo diffuso, la cattiveria che ammorba gli ambienti sono le condizioni permanenti che connotano la maggior parte degli ambienti di lavoro. Luoghi dove si produce sofferenza, incomprensione, dove le individualità sono prima offuscate e poi cancellate.

Tutti contro tutti !

Ho visto molte organizzazioni bloccate su se stesse, incapaci di dialogare, di incontrarsi, di conoscersi, di approssimarsi l’un all’altro, si, perché nel luogo dove si lavora la dimensione umana, fatta di stati d’animo, sentimenti, emozioni è ridotta a ruolo, a funzionario dell’apparato produttivo; ciò che conta sono le competenze, ciò che sai fare, non ciò che sei e che puoi ancora diventare.
Sono organizzazioni che non hanno mai avuto un’anima, e semmai l’avessero mai posseduta è stata prontamente barattata con il profitto, in nome del quale tutto è concesso e permesso. Sono organizzazioni che implodono su se stesse, che si rinchiuderanno prima o poi come un fiore che appassisce.

Ma cosa manca in questi gruppi di lavoro? Cosa li può far sbocciare e proliferare …?
Ma sicuramente un credo condiviso, che li accomuna, che li distingue, in cui i gruppi convergono intorno a dei valori condivisi e nei quali riconoscersi; individui che hanno imparato a stare assieme, a dialogare, a parlarsi serenamente, a condividere, a progettare e a realizzare, tutti insieme. Anche se è  difficile tenerli tutti assieme, è come cercare di mettere in fila dei gatti, ma si può fare! E’ un lavoro duro, serrato, ma dev’essere costante. Le organizzazioni non possono essere abbandonate a se stesse, in cui non si ha cognizione della loro storia, del loro percorso, del loro obiettivo, di quali sono i loro valori, la loro missione.

Vanno istituiste dei percorsi di relazione, dove imparare a dialogare, a confrontarsi, a gestire i conflitti e a chiarire le incomprensioni. Un luogo dove le persone si incontrano, consapevoli della difficoltà della relazione, ma anche della loro necessità. Relazioni liberate dai conflitti emozionali, dalle tensioni individuali, dalle cattive interpretazioni; se non lo si fa, si rischia di rimanere a lungo assorbiti da sentimenti di acredine, di rivalsa degli uni contro gli altri.

E si perde di vista lo scopo, quelle che li accomuna: creare la comunità tesa a progettare, a produrre, a saper leggere le aspettative dei clienti e a saperne interpretare le esigenze.

Dott. Emanuele Addabbo : Contattami

Nessun errore è gratuito

Quanti errori si commettono ogni giorno in un’organizzazione…e chi paga?

Si, perchè nessun errore è gratuito. Quando vanno in frantumi stoviglie, si rompono attrezzature, carrelli, per noncuranza dei dipendenti, ricadono inevitabilmente su qualcuno che dovrà metter mani al portafoglio.

Ma come mai così tanti errori sui luoghi di lavoro…? Semplice, si è distratti, non si è concentrati, con il corpo si è lì e con la testa altrove.

San Benedetto scrive in una delle sue 73 Regole che: “devi usare gli attrezzi di lavoro come i vasi sacri dell’altare” per sottolineare la sacralità degli strumenti di lavoro per la vita comunitaria e per il lavoro da cui si ricava il cibo per la mensa.

Non essere centrati, presenti a se stessi, essere continuamente distratti da cellulari che squillano, o ci segnalano che ci sono messaggi in arrivo, tutto questo produce distrazione, latitanza dal luogo che si abita fisicamente…

Come si può rimediare a tutto questo? Beh, innanzitutto attirando l’attenzione sugli errori commessi, li si può anche contare e di conseguenza si può misurare anche il loro impatto economico. Vi accorgerete come all’inizio questa analisi vi sorprenderà per la sua portata economica, ma poi quell’impatto così forte produrrà l’effetto contrario…aumenterà il livello di attenzione, la presenza sarà costante, gli errori e le rotture caleranno sensibilmente. Le perdite inesorabilmente diminuiranno!

Briefing di breve durata, qualche minuto solamente, prime di prendere servizio, potranno aiutarvi a recuperare il livello di attenzione e a portarlo in alto!

Nelle aziende dove queste attività sono state tenute (v.foto)

si è notato come l’impatto economico degli errori commessi è diminuito sensibilmente nella prima settimana, per poi riprendere a crescere nella seconda e nella terza, ma nella quarta settimana dove il briefing mensile era previsto sullo stesso tema sono tornati a calare.

Ergo, i briefing sono stati dapprima organizzati settimanalmente, e successivamente giornalmente nei singoli reparti con sessioni di 5/10 minuti.

Risultati, in quella stessa organizzazione nel giro di due mesi gli errori e le rotture varie sono calati del 93%, con un recupero economico di 37.000,00 € per ogni mese.

Emanuele Addabbo

 

La creazione del valore economico nell’industria dell’ospitalità

Nel percorso di Business Coaching, di accompagnamento alla crescita delle imprese nella settore dell’ospitalità o della ristorazione, più che fornire risposte formulo delle domande.

Le domande quando sono ben impostate contengono già metà della risposta.

Se lavori in questo settore e rivesti un ruolo di responsabilità, oppure ti interessa avviare o gestire un’impresa in questo ambito, devi farti subito tre domande che ritengo fondamentali:

1° Cosa crea valore
2° Come puoi misurare il valore creato
3° Come puoi farlo accrescere

Ti assicuro che in queste tre semplici domande c’è tutta l’essenza del tuo lavoro e se te le porrai ogni giorno, affioreranno risposte nella tua mente, avrai un incessante zampillio di idee, che dovrai sperimentare sul campo e quando funzionano ripeterle.

Il vero problema di chi opera in questo settore è che spesso il loro sguardo, la loro attenzione è rivolta altrove, su questioni meno importanti, di poco valore, per l’appunto.

E siccome le uniche cose che migliorano sono quelle dove rivolgiamo la nostra attenzione, ti invito a porti queste semplici domande e a focalizzarle bene, se vuoi veramente migliorare il tuo business:

1. Cosa voglio ottenere e cosa sto facendo per ottenerlo
2. Cosa devo continuare a fare e cosa devo smettere di fare
3. Quali sono i miei obiettivi nel breve, nel medio e nel lungo periodo
4. Con chi intendo realizzare i miei obiettivi
5. Ho misure alternative se qualcosa dovesse andare per il verso storto
6. Quali sono le competenze che devo migliorare
7. Conosco ogni dettaglio della mia attività
8. Quale sarà la differenza che farà la differenza tra me e i miei concorrenti
9. Ho una chiara visione di chi voglio diventare
10. Conosco bene il settore nel quale opero

Naturalmente qui le domande potrebbero continuare all’infinito …ma per il momento ti assicuro che se vedrai in queste 10 domande degli alleati fedeli per quanto insidiose e scomode la tua crescita personale e professionale non si arresterà mai e il tuo business crescerà insieme a te.

Un caro saluto

Emanuele Addabbo – Business Coach

Il “Business Coaching” per l’industria dell’ospitalità

 

L’obiettivo di un intervento di “Business Coaching” prevede lo sviluppo e il miglioramento delle competenze (per competenza si intende le capacità che consentono ad un individuo di effettuare una prestazione lavorativa) correlata a una performance definita.

Ad esempio, migliorare abilità comunicazionali del personale di contatto per incrementare le vendite interne (cross-selling), di una struttura alberghiera. Addetti al ricevimento che suggeriscono di fare un’esperienza nella SPA o di cenare al ristorante panoramico dove si accede solo su prenotazione.

Camerieri che propongono vini e non si fermano alla classica domanda: <<acqua liscia o gassata?>>.

L’applicazione del coaching nelle attività produttive con il “Business coaching” si è largamente affermato negli stati Uniti, nei paesi anglosassoni e in Australia. Secondo una ricerca della rivista Fortune risulta che tra le 100 aziende più innovative degli USA il 93% utilizza il coaching, così come fanno l’83% di quelle inglesi e il 71% di quelle australiane.

In uno specifico studio su una delle aziende Fortune Top 500, il R.O.I. (Return of Investiment o Ritorno sull’investimento) del percorso di coaching è stato del 592%, senza contare i significativi cambiamenti intangibili (fonte: Metrix Global – Wilson 2014).

Il coaching, come relazione professionale applicata nell’industria dell’ospitalità, registra importanti e notevoli incrementi dei risultati economici nelle aziende che lo applicano.

In un mercato che muta rapidamente, attraversato rivoluzioni tecnologiche, gli imprenditori del settore non possono presumere di poter fare tutto da soli. Non solo tecnologie e distribuzione online delle camere, ma anche sviluppo delle competenze delle risorse umane presenti nella struttura. Sono le persone che fanno il servizio, il prodotto nell’industria dell’ospitalità è la relazione tra cliente ed erogatore del servizio, oltre che agli impianti, alle camere, gli arredi, gli ambienti comuni e gli spazi all’aperto.

Ed ecco, Il Business Coaching per l’ospitalità, che si prefigge di accompagnare chi ricopre ruoli di responsabilità a saper cogliere le opportunità, che questa particolare fase storica porta con sé. Il rischio, è quello di non saperla cogliere e vedere spazzare via anni di duro lavoro e sacrifici.

 

Ma in cosa consiste il Business Coaching?

 

– Innanzitutto il Coach (l’allenatore) aiuta il Coachee (il cliente) a guardare nella direzione giusta; a fissare lo sguardo su obiettivi che devono essere ben formati, ben definiti e coerenti con la Mission e la Vision aziendale (se ne esiste una!)

– Visualizzato l’obiettivo (lo scopos in latino), cioè, ciò che tengo bene in vista, ciò su cui rivolgo lo sguardo, si stabiliscono i mezzi e i tempi per raggiungere tale risultato e poi si misurano sia in chiave economica che in chiave di benessere organizzativo. Con un’attenta analisi del clima aziendale che si è venuto a creare all’interno sull’organizzazione.

-Ma per raggiungere risultati ragguardevoli è necessario fare un lavoro di accompagnamento di tutto lo staff con il Team Coaching (sessioni di lavoro su specifici gruppi o interi reparti) o rivolto ad un ristretto numero di persone con il Corporate Coaching (direttori, capi-servizio, responsabili) che provvederanno successivamente a diffondere la nuova cultura aziendale, a cascata, sull’intera organizzazione.

– Analisi delle competenze e delle performance, individuazione delle aree di miglioramento, azioni correttive sul comportamento, comunicazione, cura dell’immagine, attenzione ai particolari, premi ed incentivazioni, sono gli strumenti di lavoro che un Coach Professionista utilizza all’interno delle aziende di servizio che offrono ospitalità e servizi complementari  o accessori: ristorazione, benessere, intrattenimento, escursioni, eventi ecc.

I risultati sono evidenti, perché un esercito di Ispettori della Qualità non remunerati, ma paganti, cioè i clienti, si adopereranno subito con le loro recensioni e i loro passaparola a divulgare subito il livello di “qualità’ percepita”. Recensioni che avranno una grande influenza nel condizionare le scelte d’acquisto dei loro colleghi-clienti, quando navigando nel web, sceglieranno dove soggiornare tenendo conto della Brand Reputation della struttura.

La TEAM MANAGEMENT è impegnata da tempo, ed ormai con molte strutture ricettive disseminate su tutto il territorio nazionale, con programmi di Business Coaching per l’ospitalità. I programmi vengono elaborati su misura, secondo le specifiche esigenze dei clienti e in relazione ad i loro obiettivi.

I risultati che si ottengono sono:

  • Aumento del punteggio delle recensioni su Booking.com, TripAdvisor, Holidays-Check.
  • Aumento del fatturato camere e servizi complementari.
  • Miglioramento del clima aziendale, benessere organizzativo e crescita professionale.
  • Feed-back positivo della clientela che apprezzano il livello di servizio e di attenzione.
  • Creazione di maggiore “Valore Economico” con iniziative e nuove proposte

 

Chiudo con una citazione:

Le persone imparano finché vivono,
le organizzazioni vivono finché imparano!

Lasciatevi guidare con il “Business Coaching” , il mondo sta cambiando rapidamente, non potete affrontare il futuro, guardando al passato!

 

Dott. Emanuele Addabbo :  Contattami

Recensione del libro “Fatti il letto” di William H. McRAVEN (ed. Piemme 2017)

 

Questa notte sono andato a letto alle 03:00. Mi ha inchiodato alla mia scrivania la lettura di un libro a cui di primo acchito non avevo riconosciuto il suo magnetismo. E’ uno di quei libri che compri, per la loro dimensione e per il fatto di poterlo fare viaggiare con te comodamente.

Mi ha incuriosito il fatto che fosse classificato tra i bestseller mondiali tradotto in 24 lingue. L’autore l’Ammiraglio William H. McRAVEN è un ex ufficiale dei Navy Seals e dopo una lunga carriera spesa in diverse missioni su campi di guerra è attualmente rettore di quindici università del Texas.

Ma veniamo al libro. “Fatti il letto” (ed. PIEMME 2017) diventato un bestseller mondiale, è suddiviso in 10 brevi capitoli, ognuno dei quali (prendendo spunto da aneddoti e fatti veramente accaduti, sia durante le fasi di addestramento che sui campi di battaglia) enuncia un principi, verità incontrovertibili che saranno indispensabile per la sopravvivenza di questi invincibili combattenti, ma lo sarà anche nella loro vita da civili.

I lettori come me, invece, troveranno diversi spunti di riflessioni su fatti e vicende veramente accaduti nelle loro esistenze; questo spiega la diffusione del libro a livello mondiale. Perché ognuno di noi alla fine si riconosce nei Seals, ma a differenza loro, non ha avuto “la fortuna” di frequentare l’accademia di Coronado a San Diego in California. Arriva nel mondo da impreparato, in attesa che si compia le beata speranza, e vi troverà invece, il più insidioso dei campi di battaglia.

Leggete il libro dell’Ammiraglio McRAVEN, i suoi spunti sono interessanti, i principi enunciati lo sono ancora di più. E’ un libro che alla fine ti incoraggia, ti aiuta a non sentirti solo sul campo di battaglia, e forse rivedere le tue sconfitte alla luce delle sue narrazioni aiuta a rivisitarle e probabilmente comprendi che, anche tu, come ogni Seal, sei chiamato ogni giorno a portare a termine bene un compito ben fatto, se vuoi che la tua vita diventi ordinata in un mondo caotico.

Pertanto, la mattina comincia a “rifarti il letto”.

Emanuele Addabbo

 

Crescono le richieste le offerte di lavoro+25% tra maggio e giugno 2018

Non si arresta la crescita degli occupati nella ristorazione, secondo i dati emersi dalla piattaforma InfoJobs il numero delle offerte di lavoro per gli addetti del settore della ristorazione sono cresciute del 25%. E’ un ulteriore segnale positivo che ci arriva dal mercato del lavoro, che ci indica che sono ripartiti anche i consumi interni e che la ripresa economica tende ad affermare il suo trend positivo.

Tra le figure più richieste cuochi, camerieri, pizzaioli, addetti al ricevimento; non mancano anche le richieste per figure quadro del settore, come i Food and Beverage Manager, i capi-ricevimento e i Direttori d’Albergo.

Il turismo ha in sé una forza trascinante, distribuendo i suoi effetti economici positivi su tutti gli altri settori diretti, indiretti e sull’indotto. Complice anche l’aumento delle temperature, la stagione si è allungata e il caldo è diventato più intenso, le destinazioni balneari registrano una buona occupazione delle loro strutture.

Ma le esigenze degli ospiti negli Hotel si fanno sempre più insidiose per gli addetti ai servizi alberghieri, ed ecco che le professionalità richieste devono essere trasversali e multitasking. La formazione rappresenta un passaggio ineludibile per chi vuole crescere professionalmente e imparare a gestire situazioni sempre più articolate; è quello che proponiamo nei nostri corsi in eLearning, tutti molto accessibili per il prezzo dove stando comodamente seduti davanti a un Pc, o al proprio cellulare si possono seguire corsi di formazione professionale per il settore turistico.

Uno dei corsi più richiesto è quello per Food and Beverage Manager fra gli argomenti affrontati l’ever green il Food Cost, croce e delizia di tutti i ristoratori, seguono altri interessanti argomenti come il menù engineering, che ci aiuta a capire quali delle nostre proposte alimentari sono quelle che hanno un maggior margine di contribuzione (il guadagno). Non mancano altri temi come quelli del management, del marketing che si fa sempre più web, la gestione del personale vero punto di forza di ogni impresa della ristorazione. L’elenco completo degli argomenti trattati lo trovate cliccando qui.

Credito d’imposta al 40% per la formazione 4.0

Siamo nel paradosso del mercato del lavoro, mentre da una parte avanza la richiesta di addetti ed esperti per l’industria 4.0 dall’altra la disoccupazione giovanile galoppa a due cifre con punte del 64% in alcune aree del sud del paese. Ci sono 150 mila posti di lavoro da subito disponibili, nell’industria 4.0 che non trovano occupanti con professionalità adeguate, per mancanza di competenze digitali. Il sistema della formazione, va da subito adeguato a quelle che sono le reali esigenze del sistema produttivo, senza rincorrere falsi miti di professioni e competenze ormai superate. Siamo entrati nell’era dell’intelligenza artificiale, che modificherà molti ruoli, alcuni saranno completamente soppiantati.

Con l’ultima legge di stabilità (205/2017) il Governo ha previsto dei fondi per 100 milioni di euro per la formazione 4.0 da effettuarsi nel 2018, individuando una serie di ambiti di applicazione inerenti all’innovazione tecnologica:

– big data e analisi dei dati;
– cloud e fog computing;
– cyber security;
– sistemi cyber-fisici;
– prototipazione rapida;
– sistemi di visualizzazione e realtà aumentata;
– robotica avanzata e collaborativa;
– interfaccia uomo macchina;
– manifattura additiva;
– internet delle cose e delle macchine;
– integrazione digitale dei processi aziendali.

La formazione dovrà riguardare specifici ambiti di competenza nelle seguenti aree:

– vendita e marketing;
– informatica e tecniche;
– tecnologie di produzione.

Per ognuna di queste 3 categorie, nell’Allegato A della legge di Bilancio 2018 vengono elencati i settori (ben 106 voci) nei quali svolgere la formazione.

Le aziende che hanno realizzato piani di industria 4.0 possono fare formazione ai loro dipendenti e beneficiare di un credito d’imposta del 40% del loro costo salariale fino a un massimo di 300 mila euro.

Alcune anticipazioni sul Decreto attuativo Formazione 4.0, atteso per giugno 2018, prevede l’utilizzo di dipendenti interni “Tutor” coinvolti come formatori e in questo caso il loro costo può essere scontato fino a un massimo del 30% della loro retribuzione.

La TEAM MANAGEMENT è stata già coinvolta in molti progetti di formazione 4.0 (v. foto) e registra un interesse sempre più alto sia da parte degli addetti ai lavori che dalle stesse imprese che vedono aumentare sia la loro produttività che la loro efficienza.

 

Quale sarà l’impatto che le tecnologie avranno sull’occupazione?

 

Quale sarà l’impatto che le tecnologie avranno sull’occupazione? E’ la domanda che tutti si pongono. Le previsioni degli esperti, sociologi, economisti, variano dalle più nefaste alle più rosee. L’unico dato certo è che finalmente tutte quelle funzioni ripetitive e alienanti saranno demandate alle macchine e ai robot, processo questo, già in corso in molte imprese manifatturiere e industriali … ma nei servizi, nel cosiddetto terziario quale sarà il suo impatto. Sul mercato già esistono dei call center dotati di intelligenza artificiale con voce umanizzata in grado di rispondere alle mille questioni che gli vengono poste e di imparare a sua volta riconoscendo e classificando le migliori risposte. Ma quando parliamo di tecnologia, basta guardarsi in giro e la si vede sparsa ovunque; negli aeroporti dove le hostess di terra vengono sostituite dai totem, ai Mc Donald’s dove è possibile fare l’ordinazione e pagare su un pannello tecnologico e interattivo posto all’ingresso e ritirare subito dopo il vassoio dal banco.

Alcuni esperti sostengono che in realtà non diminuiranno i posti di lavoro, ma che oggi l’uomo dispone finalmente di un know-how che gli permette di aumentare la sua produttività e la sua efficienza nei processi produttivi. Altri parlano di re-skilling, ovvero di riqualificare tutti quei lavoratori con scarse abilità nei nuovi processi automatizzati e tecnologicamente avanzati. E’ un mondo che sta cambiando velocemente e radicalmente, influenzerà molti dei ritmi produttivi e degli stili di vita sociali. Se prima la produzione delle fabbriche scandiva i tempi sociali, con orari di apertura e chiusura, fine settimana, ferie ad agosto, oggi i ritmi della produzione e della distribuzione sono fuori da questi canoni; chi ne ha risentito di più sono i servizi, dove ormai si può lavorare da casa connessi alle rete e non smettere mai…

L’Italia risulta al 25° posto nella classifica Global Connectivity Index di Huawei che misura l’indice di digitalizzazione dei singoli paesi a livello mondiale e l’impatto che gli investimenti digitali hanno sull’economia. Al primo posto troviamo gli Stati Uniti, segue Singapore, Svezia, Svizzera e Regno Unito. L’Italia con il suo 25° posto è molto più vicina ai primi che agli ultimi e hanno inciso su questo piazzamento le iniziative dell’impresa 4.0 e la corsa al 5G.
L’Europa ha stanziato qualche settimana fa 20 miliardi di euro per la ricerca e gli investimenti nell’intelligenza artificiale. Sotto la spinta dell’intelligenza artificiale l’economia 4.0 potrebbe valere nel 2025 qualcosa come 23 mila miliardi, cioè quasi il doppio di quelli stimati per il 2017.

Si stima che gli investimento digitali hanno un ROI di 6,7 volte superiore agli investimenti tradizionali, non a caso l’economia digitale mondiale è cresciuta a un ritmo quasi il triplo rispetto al Pil mondiale, ma il vero problema è che i paesi arretrati rimarranno sempre più indietro e quelli più avanzati correranno sempre di più, è una forbice che aumenta le distanze e che i sociologi chiamano “effetto San Matteo”.

Qual è lo stato dell’arte nel sistema produttivo italiano? Il Governo Gentiloni ha rifinanziato il piano nazionale “Impresa 4.0” con ulteriori 9,5 mld di euro fino al 2020, otre ai primi 20 già stanziati con il piano precedente “Industria 4.0”. Si stima che le imprese che hanno beneficiato del credito d’imposta nel 2017 siano aumentate del 107% rispetto al 2016. C’è molto ancora da fare, se il sistema produttivo italiano vuole rimanere in corsa e allinearsi al resto delle economie più tecnologicamente avanzate. Manca un’informazione capillare, spesso demandata ai commercialisti che dovrebbero informare le imprese sulle misure in atto e sui benefici previsti. Il gap, prima che tecnologico è culturale, siamo ancorati a un vecchio modello di business, a vecchie competenze ormai superate, il mondo della formazione dovrebbe emanciparsi da se stesso e cominciare a guardare quale futuro ci aspetta, cominciare a formare i giovani sulle vere competenze e abilità che saranno richieste, non su vecchie skills che saranno dimenticate.

Emanuele Addabbo

Il Governo del cambiamento

Il nuovo esecutivo a guida Conte, chiederà oggi la fiducia alle Camere. Nel suo discorso insediamento, il nuovo capo del Governo, ha confermato i punti programmatici previsti dal contratto siglato da Lega e M5S. Ma quali sono le vere novità rispetto al passato. Conte ha dichiarato che l’atteggiamento del Governo può riassumersi in tre passaggi: ascolto, esecuzione e controllo delle istanze che arrivano dalla pancia del paese, famiglie, imprese, sindacati, disoccupati. Le novità enunciate rispetto al passato sono tante, e questo segnale di rottura, di discontinuità arriva direttamente dalle urne, dal popolo sovrano, un profondo e radicale desiderio di cambiamento. Desiderio che ha dato il nome allo stesso Governo, del cambiamento.

Un coro di dissenso, quasi a rete unificate è arrivato proprio da quelle forze politiche, che questo bisogno di rinnovamento lo avevano determinato, con le politiche di austerity che hanno caratterizzato gli ultimi anni, creando ulteriore povertà nel paese (5 milioni di famiglie sotto la soglia di povertà) e una crescente disoccupazione giovanile soprattutto nelle aree meridionali. Il debito pubblico è cresciuto anziché diminuire, si è innalzato di altri 400 mld, malgrado il QE (quantitative easing) di Mario Draghi che ha tenuto a freno il costo dell’indebitamento pubblico. Le politiche economiche di austerity funzionano laddove i paesi a cui si applicano, non soffrono di eccessivo debito pubblico, altrimenti sortiscono l’effetto contrario. Bisogna ricorrere a quelle politiche economiche (Keynes- Roosevelt) che si realizzarono negli anni trenta negli Stati Uniti, con forti investimenti pubblici che portarono fuori dal baratro la grande economia americana. Anche in Europa si sono fatte promesse di grandi investimenti pubblici in opere e infrastrutture, ma dei 700 mld promessi da Junker, Presidente della Commissione Europea se ne sono visti solamente 5.

Il filosofo olandese Spinoza (nato ad Amsterdam nel 1632) asseriva che ogni cosa, secondo la sua ragion d’essere, tende a preservare nel suo essere. Questa tensione ”conatus” in latino, è una legge universale della vita che due secoli dopo anche la biologia ha confermato. Ogni organismo tende non solo a proteggersi ma anche ad accrescere la sua potenza vitale. E’ ciò a cui assistiamo in queste settimane: il “nonpuotismo” , il non si può fare a oltranza: reddito di cittadinanza, flat tax, abolizione legge Fornero, tutto semplicemente non si può fare a prescindere, mentre, vitalizi d’oro e privilegi riservate alle solo classi politiche rappresentative del popolo sovrano si possono conservare, si possono mantenere, per effetto di quel principio universale “conatus” del quale ci informava Spinoza. Per preservare se stessa, la stessa classe politica con la complicità dei media ha tirato fuori anche temi del tutto imprevisti nei punti del programma Lega-M5S: l’uscita dall’euro, con un diabolico “Piano-B” elaborato dal Ministro Savona nel 2013 di cui si trova traccia nel sito “scenari economici” , la richiesta di cancellazione di 250 mdl di debito pubblico, apparsa in un prima bozza del programma, la mancanza di copertura economica per la realizzazione del programma che ha un costo di 100 mld circa. Insomma, non si può fare.

In conclusione, io credo che l’unica cosa che si può fare è rimanere in Europa, rivedere i trattati economici che leniscono le economie dei paesi più deboli, con norme stringenti sui deficit di bilancio e dare la possibilità di far investimenti pubblici sforando quel rapporto Deficit-PIL di al 3% cui tanto si parla; abbassare la pressione fiscale che determinerebbe la maggiore disponibilità di reddito che sarà inevitabilmente destinato ai consumi, a cui corrisponderanno nuova creazione di posti di lavoro, crescita delle imprese e maggior gettito fiscale.
Keynes docet!

Emanuele Addabbo