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La pratica della Mindfulness in azienda

La pratica della Mindfulness in azienda riscuote sempre maggiore interesse da parte di manager e imprenditori lungimiranti, incuriositi dai risultati positivi ottenuti dalle organizzazioni che già l’hanno introdotta come vera e propria parte integrante della vita lavorativa dei propri dipendenti.

Che cos’è la Mindfulness?

La Mindfulness, letteralmente ‘consapevolezza’, affonda le sue radici nelle antiche pratiche meditative buddhiste e si concretizza attraverso l’applicazione concreta di differenti tecniche che puntano al rilassamento psicofisico e al raggiungimento di uno stato di benessere a trecentosessanta gradi.

Jon Kabat-Zinn, pioniere dell’uso terapeutico della Mindfulness anche nel contesto lavorativo, la definisce come “la consapevolezza che emerge prestando intenzionalmente attenzione, nel momento presente e in modo non giudicante, al dispiegarsi dell’esperienza, momento per momento”. La Mindfulness, dunque, supera il tradizionale concetto di ‘trance meditativa’, riconducibile al contrario a quelle pratiche orientate al distaccamento dalla realtà, prospettandosi invece su un livello di meditazione superiore che è possibile definire ‘lucida consapevolezza‘: chi pratica la Mindfulness punta al risveglio della propria mente, al raggiungimento di una concentrazione attiva ed ancorata al presente, ovvero l’unica dimensione dove il nostro pensare ed agire possono immediatamente manifestarsi e produrre risultati.

Quali sono le principali pratiche di Mindfulness?

La pratica della Mindfulness può essere sia individuale sia collettiva, a seconda dei casi. Esistono numerose tecniche sperimentabili che mirano all’estensione delle facoltà mentali di ogni individuo ed al relativo potenziamento psico-fisico. Esaminiamone alcune, tra le principali:

  • esercizi di respirazione, sono fondamentali in quanto il ritmo e l’intensità del nostro respiro comportano conseguenze significative sul nostro corpo – ad esempio, ad una respirazione troppo veloce ed affannosa seguirà certamente una scarsa ossigenazione dell’organismo con conseguente senso di malessere, irrequietezza e nervosismo, viceversa una respirazione regolare e profonda consente di equilibrare il ritmo di tutto il nostro corpo donandoci rilassatezza e tranquillità;
  • esercizi di postura, sono molto importanti poiché l’adozione di posture sbagliate e scomode, prolungata nel tempo, non farà altro che irrigidire il nostro corpo e rendere molto tesa, di conseguenza, anche la nostra mente – è fondamentale conoscere il proprio corpo ed essere in grado di interagirci con naturalezza, in tal senso le pratiche meditative basate sulla postura possono fornire un valido aiuto nella ricerca della consapevolezza del proprio equilibrio psico-fisico;
  • esercizi di meditazione guidata, si tratta di pratiche solitamente collettive dove un soggetto istruttore, previa elaborazione di un percorso di meditazione e delle relative ‘tappe’, accompagna l’individuo in un vero e proprio viaggio esplorativo all’interno di sé stessi alla ricerca della propria essenza, delle proprie capacità e potenzialità e di quella lucida consapevolezza che è fondamentale nell’esercizio del proprio lavoro.

Che ruolo ricopre la Mindfulness nella vita quotidiana?

Praticare la Mindfulness quotidianamente è sicuramente una sana abitudine che nel lungo periodo può produrre risultati davvero sorprendenti sia dal punto di vista del benessere individuale (ottima forma psico-fisica, autostima, armonia nello sviluppo di relazioni sociali, ecc.) sia dal punto di vista del benessere professionale (concentrazione focalizzata, ottime prestazioni nello svolgimento delle proprie mansioni, raggiungimento di nuovi importanti risultati, ecc.).

Naturalmente, per facilitare ed ottimizzare i risultati dell’esercizio costante e quotidiano della Mindfulness è consigliabile affiancarne uno stile di vita sano, facendo particolare attenzione alla dieta (variegata, genuina, senza troppi eccessi né restrizioni), all’attività motoria (in particolare camminata, yoga e fitness) e alla qualità del sonno.

Che impatto ha la Mindfulness praticata in azienda?

Sono già molte le realtà aziendali internazionali che hanno adottato la pratica quotidiana della Mindfulness come vero e proprio elemento caratteristico della vita lavorativa dei propri dipendenti. In particolare, i grandi colossi della tecnologia informatica, come Google e Apple, ormai da molti anni forniscono ai loro dipendenti spazio e tempo da dedicare al rilassamento e alla meditazione personale durante l’orario di lavoro; i risultati dell’efficacia dell’applicazione di queste pratiche meditative sono direttamente riscontrabili nell’enorme successo di queste aziende.

Introdurre la pratica della Mindfulness in azienda significa sostanzialmente promuovere un concetto che viene talvolta dimenticato da imprenditori e manager molto esigenti e poco umani, soprattutto nei confronti dei loro collaboratori subordinati: la Qualità Totale. Lavorare in un’azienda dotata di alti livelli qualitativi significa fare parte di un contesto organizzativo dove il raggiungimento del fine principale, cioè la creazione di valore economico, rappresenta a sua volta il mezzo per sviluppare un ambiente professionale sano, produttivo e stimolante che pone al centro del processo produttivo il lavoratore in quanto vera e propria risorsa umana.

Cosa aspetti? Hai già provato a praticare la Mindfulness nella tua azienda?

 

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vince chi comunica meglio

Come comunicare in modo efficace

La comunicazione oggi è uno dei pilastri fondamentali sui quali costruire una gestione produttiva ottimale presso aziende e organizzazioni di diversa natura. Tuttavia, proprio la comunicazione rappresenta una delle maggiori difficoltà per tutti coloro che, ogni giorno, si impegnano a gestire e coordinare progetti e gruppi di lavoro complessi, talvolta con prestazioni e risultati poco brillanti. Il problema, molto spesso, è proprio nella mancanza di un modello di comunicazione realmente efficace e condiviso.

Cosa non funziona nella comunicazione?

Comunicare non significa solo proferire parole, scrivere messaggi o pubblicare immagini o video; comunicare vuol dire soprattutto essere capaci di portare l’immaginario di chi ascolta quanto più vicino possibile alla visione di chi comunica. Molti imprenditori, manager, direttori – o chiunque ricopre ruoli gestionali sul lavoro – hanno vistose lacune da questo punto di vista: la loro comunicazione non coinvolge, non valorizza, non trasferisce e non esprime adeguatamente concetti e i loro contenuti finiscono per comunicare tutt’altro, spesso in chiave negativa.

La bontà della comunicazione è quindi determinata da ciò che il destinatario percepisce, considerando soprattutto il carico emozionale che essa produce. Pessima gestualità; assenza di introduzione, sviluppo e chiusura di un argomento; timbro di voce inadeguato; mancanza di enfasi; incapacità di sottolineare i passaggi nodali; discorsi sconnessi; assenza di linearità nell’esposizione: sono solo alcune delle difficoltà legate al modo di comunicare che, sommate tutte insieme, rendono una comunicazione pessima ed inefficace, producendo talvolta effetti totalmente opposti rispetto a quelli desiderati.

Come si configura una comunicazione efficace?

Da alcuni studi condotti su ‘aggregati di esseri viventi’, come ad esempio gli stormi di specie volatili o le squadre sportive professionistiche, si è notato come l’efficacia della comunicazione nel gruppo è un fattore determinante che assicura sopravvivenza nel regno animale e successo e buone prestazioni per le squadre impegnate in competizioni sportive.

Lo stesso concetto di ‘buona comunicazione nel gruppo‘ può essere trasferito ed applicato in tutte le aziende che hanno necessità di mettere in piedi sistemi produttivi che coinvolgono ed interconnettono diverse figure professionali per la realizzazione del prodotto e/o del servizio che si intende offrire al cliente, come succede ad esempio nel settore dell’ospitalità turistico-alberghiera. Quando in un team di lavoro la comunicazione funziona ed è strutturata in maniera tale da consentire l’invio di notifiche e la ricezione di feedback in tempo reale, sicuramente si produrranno anche delle ottime prestazioni professionali da parte di tutti i membri del team; viceversa, laddove la comunicazione non consente tutto questo, il rischio concreto è quello di produrre prestazioni professionali scarse, disinteresse e disorganizzazione generale.

Uno strumento molto utile per costruire un modello di comunicazione aziendale efficace e vincente può essere il business coaching: l’obiettivo principale di questa pratica consiste nell’accompagnare il team verso la migliore performance collettiva possibile, verificando puntualmente che la comunicazione nei gruppi di lavoro sia scorrevole e funzionale, senza errori formali o metodologici; quando emergono tali aspetti che minacciano e limitano il processo comunicativo all’interno di un team, è fondamentale sottolinearne la pericolosità in merito ai danni che essa può provocare in termini di prestazioni e, dunque, di rendimento.

Quanto è importante saper comunicare efficacemente?

Saper comunicare sicuramente è una delle abilità professionali più richieste in tutto il mercato del lavoro, in quanto la comunicazione è fondamentale per lo svolgimento corretto di tutte quelle mansioni che manifestano effetti immediati in tutta l’organizzazione aziendale, osservando ad esempio alcuni parametri chiave come la valutazione delle prestazioni dei dipendenti, il rendimento economico (in termini di vendite e fatturato) e la soddisfazione dei propri clienti.

Saper comunicare è inoltre un fattore importantissimo non solo per la comunicazione aziendale interna, relativa dunque a tutte quelle pratiche comunicative che consentono la condivisione di informazioni, l’assegnazione di compiti e lo scambio di feedback tra tutti i dipendenti che contribuiscono alla produttività aziendale, ma anche per la comunicazione dell’azienda verso l’esterno funzionale alla promozione e alla cura della brand reputation mediante la pubblicità, l’impiego di strategie di marketing e digital marketing e, naturalmente, il passaparola.

Come si comunica efficacemente?

In sintesi, per comunicare con efficacia basta seguire alcune semplici regole:

  • avere ben chiaro l’oggetto della comunicazione, ovvero ciò che si intende comunicare;
  • chiarire gli obiettivi della comunicazione, ovvero ciò che si intende ottenere;
  • determinare bene le tempistiche, ovvero in quanto tempo si attendono i risultati;
  • utilizzare sempre un linguaggio corretto, pulito ed adeguato al tipo di comunicazione;
  • esprimere i propri contenuti facendo un uso moderato di enfasi e altre figure retoriche.

Comunicare bene fa tutta la differenza del mondo. Una buona comunicazione qualifica positivamente chi espone, conferma il suo ruolo di guida e leader all’interno di uno o più gruppi di persone, valorizza la sua azienda e i suoi prodotti. Non bisogna mai sottovalutare l’importanza di una buona comunicazione, in qualsiasi settore: nella vita, nel business, nello sport…vince chi comunica meglio!

 

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idee per creare valore economico

Come creare valore economico partendo dalle idee

La creazione del valore economico rappresenta un obiettivo fondamentale presente nelle strategie di business di ogni tipologia di azienda e organizzazione, senza alcuna distinzione legata alle dimensioni aziendali o al settore di riferimento.

Ma cosa si intende per valore economico?

Il valore economico per un’azienda consiste sostanzialmente nell’individuazione del valore effettivo percepito dell’organizzazione stessa, in qualità di organizzazione di persone e di beni, e di tutte le sue attività. In tal senso, determinare in termini numerici il valore di un’azienda non è facile, poiché non tutto può essere misurato con la moneta; ad esempio, sicuramente risulta piuttosto semplice calcolare il valore economico di un’azienda in funzione alla sua produzione, considerando dunque il valore effettivo di mercato dei prodotti e dei servizi che essa offre, delle strutture fisiche delle quali dispone o di eventuali brevetti sviluppati; è certamente molto più difficile, invece, calcolare il valore economico di un’azienda in funzione alla sua capacità produttiva, ovvero in funzione al potenziale esprimibile dalle risorse umane coinvolte nei processi gestionali e produttivi dell’azienda con il loro bagaglio di conoscenze, competenze, performances e idee.

Perché le idee sono fondamentali per creare valore economico?

Le idee sono il vero cuore pulsante di ogni azienda, poiché è proprio dalle idee che nasce la volontà di fare impresa ridisegnando le regole di mercati già esistenti ed attivi o, come talvolta accade, lanciando un mercato del tutto nuovo. Ma le idee sono fondamentali anche per garantire la sopravvivenza a lungo termine di un’azienda: elaborare delle buone idee, al momento giusto e focalizzandosi concretamente sulle aree che generano profitto significa sostanzialmente dare nuova linfa alla produttività della propria attività aziendale, accrescendone il valore economico sotto diversi aspetti, ad esempio il fatturato, l’ammontare e la frequenza delle vendite, la creazione di relazioni forti e durature con una certa nicchia di clienti e, da non trascurare, la capacità di attrarne di nuovi.

Cosa significa ‘farsi venire delle buone idee’?

Delle buone idee non sono necessariamente complesse e difficili da realizzare, anzi. Elaborare delle buone idee significa saper cogliere tutti gli elementi di cui già si dispone, o comunque non difficili da reperire, e trovarne la giusta alchimia per avviare attività e progetti capaci di coinvolgere attivamente un pubblico ampio, generare un maggior numero di conversioni e quindi incrementare le vendite, migliorare l’esperienza del cliente con il proprio prodotto o servizio, costruire una propria nicchia di mercato forte e, naturalmente, incrementare la quantità e la qualità dei feedback su tutte le principali piattaforme (Google, Facebook, TripAdvisor, ecc). In poche parole, da idee di valore attraverso l’azione e la pratica si può generare valore economico concreto per l’azienda.

Come si possono sviluppare delle buone idee?

Bisogna concepire un’idea come un frutto che nasce da un albero per poi crescere, maturare ed essere consumato. Noi stessi siamo alberi, capaci di generare e modellare idee più o meno complesse e in maniera spesso del tutto spontanea e inattesa. La vera ricchezza, in quest’ottica, consiste nel saper coltivare con cura la propria inventiva in modo tale da mantenere sempre attiva la propria capacità di elaborare idee e farle maturare in specifiche attività o progetti veri e propri; è poi con l’azione e la pratica costante che le idee prendono forma, si realizzano e diventano fattori determinanti per la creazione e sviluppo di valore economico.

Cosa aspetti? Prendi carta e penna, annota quotidianamente gli obiettivi da raggiungere e quelli raggiunti, cosa funziona e cosa invece va migliorato nella tua azienda. Anche questo è business coaching!

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creazione di valore economico

Come creare valore economico nell’industria dell’ospitalità

La creazione del valore economico rappresenta una colonna portante del percorso di accompagnamento alla crescita delle imprese. Naturalmente, questo concetto vale anche per tutte le aziende attive nel settore dell’ospitalità, come hotel e bed & breakfast, grandi strutture alberghiere, ristoranti e pubblici esercizi legati alla vendita e consumo di cibo, SPA e centri benessere.

Ma come si fa a creare valore economico per un’azienda? Può sembrare strano, ma più che fornire risposte miracolose è di grande importanza formulare (ai propri collaboratori), e formularsi, delle domande. E le domande, quando sono ben impostate, contengono già parte della risposta che si intende cercare.

Qualunque sia il tuo settore di attività, se rivesti un ruolo di responsabilità oppure ti interessa avviare o gestire un’impresa autonomamente, devi farti subito tre domande fondamentali:

1. Cosa crea valore?
2. Come puoi misurare il valore creato?
3. Come puoi farlo accrescere?

In queste tre semplici domande c’è tutta l’essenza del tuo lavoro. Ponendosi ogni giorno queste domande affioreranno costantemente risposte nella mente, un vero e proprio brainstorming di idee che bisognerà cogliere e mettere in pratica concretamente con nuovi progetti, investimenti e attività.

Tuttavia, il vero problema che affligge molti imprenditori e manager è proprio la mancanza di attenzione verso le questioni realmente importanti per migliorare il proprio business e farlo crescere, non solo da un punto di vista puramente economico.

Considerando che le uniche cose che migliorano sono quelle alle quali rivolgiamo concretamente la nostra attenzione, porsi queste semplici domande, inquadrando con precisione il focus rispetto alle necessità della propria attività economica, può aprire la strada verso un palpabile miglioramento del tuo business:

1. Cosa voglio ottenere e cosa sto facendo, attualmente, per ottenerlo?
2. Cosa devo continuare a fare e cosa devo smettere di fare?
3. Quali sono i miei obiettivi nel breve, nel medio e nel lungo periodo?
4. Con chi intendo realizzare i miei obiettivi?
5. Ho previsto misure alternative se qualcosa non dovesse rispecchiare le aspettative?
6. Quali sono le competenze che possiedo e/o devo migliorare?
7. Conosco davvero ogni dettaglio della mia attività?
8. Quale sarà il dettaglio che farà la differenza tra me e i miei concorrenti?
9. Ho una chiara visione di chi voglio diventare?
10. Conosco realmente bene il settore nel quale opero?

Naturalmente, si potrebbe andare avanti all’infinito. Tuttavia, per il momento, focalizzare la propria concentrazione sulla costante ricerca di risposte a queste domande essenziali rappresenta l’asso nella manica per concretizzare il proprio impegno professionale in un percorso costante di crescita e successi.

 

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Come sviluppare una mentalità vincente sul lavoro con il business coaching

Spesso si sente sostenere la tesi che “la mentalità è tutto, ciò che pensi diventi”. Si tratta certamente di una frase iconica della quale talvolta si abusa, ma c’è di fatto che un fondo di verità c’è.

In realtà, il fenomeno preso in esame – vale a dire il complesso sistema cognitivo che determina la costruzione dei nostri modi di pensare e agire – è molto più articolato di quanto si possa immaginare e non è possibile parlarne in termini assoluti e definitivi. Numerosi studi di natura psicologica e sociologica, portati avanti da prestigiose università in tutto il mondo, testimoniano come lo sviluppo della mentalità rappresenti un processo molto influente sulla vita di un essere umano sin dall’infanzia: l’imporsi di un certo tipo di mentalità, infatti, ha nel bambino manifestazioni evidenti in situazioni concrete come, ad esempio, la socializzazione con il gruppo dei pari, l’interazione con gli adulti e il successo scolastico inteso come successo nel processo di apprendimento e sviluppo di un’intelligenza ben predisposta all’assimilazione di nuove conoscenze; una ricerca analoga, caratterizzata però da campioni di riferimento composti da persone adulte, ha invece dimostrato come molto spesso lo sviluppo della mentalità sia improntata principalmente sulle difficoltà legate al mondo del lavoro e, più in generale, allo stress di un’ordinarietà frenetica.

Dunque, per semplificare le carte in tavola è possibile individuare una dicotomia concettuale in merito allo sviluppo della mentalità: da una parte la mentalità dell’abbondanza, quella di chi vede il bicchiere sempre mezzo pieno, dall’altra la mentalità della scarsità, o del bicchiere mezzo vuoto.

È facile comprendere come implementare una buona attitudine allo sviluppo di una mentalità vincente sul lavoro, una mentalità dell’abbondanza, sia di fondamentale importanza per tutti quei manager e professionisti che ricoprono importanti ruoli dirigenziali, soprattutto in certi tipi di organizzazioni dove la coesione professionale, il team working e la formazione continua dei dipendenti sono fattori indispensabili. L’industria dell’ospitalità, considerando la sua estrema complessità organizzativa soprattutto in riferimento allo sviluppo di processi produttivi molto articolati (come, ad esempio, accade nei più rinomati e lussuosi alberghi) rappresenta senza dubbio un settore dove si rende necessaria una cultura positiva dei modelli di pensiero e azione di tutto l’organico aziendale.

Come fare, dunque, a concretizzare tutto questo e costruire una struttura organizzativa capace di trasmettere ai nostri collaboratori la mentalità dell’abbondanza? Uno strumento che si dimostra particolarmente vantaggioso e proficuo in tal senso è il business coaching. In estrema sintesi, si tratta di una relazione lavorativa che permette uno sviluppo personale e professionale di tutto il team di lavoro incrementandone produttività e potenziale. Analizziamo ora in cinque punti chiave come è possibile passare dalla mentalità del bicchiere mezzo vuoto a quella, certamente migliore, del bicchiere mezzo pieno:

  1. Focalizzarsi su ciò che si ha. Molto spesso l’errore principale che si fa è proprio quello di porre l’accento su ciò che manca, generando così un sentimento di stress e ansia verso il raggiungimento dei singoli obiettivi di crescita personale e professionale e implementando, di conseguenza, una mentalità ancorata alla scarsità;
  2. Circondarsi di persone ‘mentalmente abbondanti’. La positività è contagiosa, esattamente come il suo opposto, pertanto per costruire e mantenere una buona attitudine alla mentalità dell’abbondanza sul lavoro è doveroso sviluppare anche una rete sociale e interazionale propensa positivamente verso l’abbondanza;
  3. Sviluppare situazioni ‘win-win’. La competizione agguerrita non fa mai bene a nessuno, soprattutto sul lavoro, dunque è importante assicurarsi che tutte le possibili situazioni di confronto siano costruttive per le parti coinvolte e portino non verso l’affermazione del singolo (situazione win-lose) ma di tutto il team;
  4. Ringraziare sempre, ogni giorno. La gratitudine è un valore fondamentale da osservare nella vita di tutti i giorni e, soprattutto in quelle situazioni di crescita personale e professionale ovvero dove ci si pone obiettivi sia a breve che a lungo termine, rappresenta un formidabile strumento di auto-efficacia (ringraziare per ciò che si ha e ciò che si ottiene è sinonimo di abbondanza);
  5. Allenarsi a riconoscere le possibilità. Il mondo oggi è ricchissimo di opportunità che spesso non scorgiamo perché impossibilitati a guardare oltre la ‘nebbia della scarsità’, caratteristica di una mentalità chiusa e poco flessibile; sviluppare un assetto mentale basato sull’abbondanza significa soprattutto essere eclettici e individuare tutte le possibilità di sviluppo più adatte a noi.

In definitiva, forse ciò in cui crediamo rappresenta ciò che siamo, ma certamente ciò che crediamo corrisponde a ciò che riceviamo. Cambia passo, cambia mentalità e migliora il tuo rendimento sul lavoro e nella vita di tutti i giorni.

 

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la regola benedettina

La Regola benedettina e il management

 “Benedetto” Manager!

In una visita alle Abbazie Benedettine di Subiaco (a 90 Km. da Roma), ho cercato di scorgere tra le mura secolari dei due Monasteri quello di Santa Scolastica e di San Benedetto la straordinaria efficacia della Regola che Benedetto scrisse 1500 anni fa; mi sono chiesto cosa contenesse di così edificante e mistico da permettere ad antiche comunità monastiche che altro non sono che uomini che si organizzano intorno ad una Regola, di sopravvivere a tutti agli eventi funesti e belligeranti della storia.

Stiamo attraversando un periodo di profonda crisi economica e gli effetti che ne derivano sono devastanti sia nella vita degli individui sia nelle organizzazioni per le quali lavorano; si assiste a un disfacimento del sistema produttivo, a continui piani di ristrutturazione aziendali, a espulsione dei lavoratori dalle imprese, a chiusura di fabbriche, aziende di servizi e anche i lavoratori autonomi registrano serie difficoltà a rimanere sul mercato.

Oggi, come 1500 anni fa, la situazione sembra molto simile, mentre si assisteva alla caduta dell’Impero romano con la sconfitta della civiltà occidentale, oggi l’effetto domino delle banche americane ha avuto le sue tremende ripercussioni sull’economia reale dei paesi occidentali, producendo grandi perdite finanziarie alle famiglie e alle imprese, con serie ripercussioni sull’occupazione.

Non intendo con questo lavoro indagare sulle cause etiche che hanno prodotto tutto ciò, ma piuttosto, come ricostruire quel che è andato perso; a cominciare dalle micro imprese, che rappresentano il vero tessuto connettivo del sistema produttivo italiano. E’ di lì che bisogna ripartire, dove è occupata la maggior parte dei lavoratori.

La Santa Regola scritta da San Benedetto intorno al 540 d.C. pochi anni prima della sua morte, è nella sua stesura semplice e articolata in settantatré capitoli. La Regola non è solo un compendio tecnico-organizzativo della vita monacale nei monasteri benedettini, ma una visione ispiratrice e filosofica che potenzia la possibilità degli uomini che si organizzano intorno ad essa di esprimere al meglio se stessi per il raggiungimento del bene comune della loro comunità. Naturalmente, la vita monacale è tutta permeata sulla ricerca costante di Dio e sulle sacre scritture cui loro s’ispirano.

La Regola di San Benedetto ha in sé una straordinaria forza ordinatrice e creativa, l’effetto che si produce quando ci si accosta la prima volta alla regola è piuttosto una misteriosa e travolgente pace e serenità che pervade tutto l’essere; l’Animus è pervaso da un’autentica purificazione della mente che si connette finalmente con il nostro cuore. Di qui ripartono le nostre energie vitali, indirizzate verso un’incontenibile voglia di fare, di produrre, di creare.

Cerco di estrapolare oggi, come fecero allora i primi “, Abati” i principi che hanno guidato e ispirato le comunità benedettine organizzate nelle Abbazie, per ricostruire quello che andava perduto della civiltà occidentale dopo la caduta dell’Impero Romano.
San Benedetto riuscì in poco tempo a costruire dodici conventi benedettini con il solo lavoro manuale, allora non esistevano come oggi strumenti di cui disponiamo oggi, opera irrealizzabile se solo si dovesse ripetere. Eppure quell’opera cominciata all’epoca si è perpetrata lungo l’arco di tutti questi secoli sino ad arrivare a circa ottocento monasteri un tutta Europa e cinquantamila seguaci.

Ma da dove è possibile ripartire oggi nelle micro imprese, nelle piccole e medie aziende per ricostruire ciò che sta decadendo? Innanzitutto va recuperato il senso della comunità che si è smarrito nelle organizzazioni attuali; il livore che ammorba molte aziende, presso le quali ho lavorato come dipendente e in seguito quello che ho seguito come “Business Coach” mi ha sempre lasciato con la certezza che prima che ancora che i processi, i sistemi, le procedure si dovesse mettere mano nelle relazioni fra gli uomini che ci lavorano. San Benedetto è straordinario in questo, percepisce la necessità della Regola, ovvero, di uno strumento che disciplini il rapporto tra gli uomini e la scrive in maniera semplice e asciutta in 73 capitoli, prevede delle organizzazioni super piatte, con due soli livelli l’Abate e i monaci, in altri termini il Manager e i suoi collaboratori.

Poi chiama innanzitutto l’abate a guidare se stesso e gli altri; introduce principi democratici innovativi per quei tempi, per cui l’Abate è eletto dai monaci, ciò che non succede oggi, la leadership riconosciuta non subita come accade oggi nella maggior parte dei casi.

Il manager è chiamato a guidare gli uomini a infondere in loro un senso di appartenenza alla comunità, si lavora tutti insieme in ruoli chiari e ben definiti per il raggiungimento del bene comune. Per la crescita e lo sviluppo della comunità e del territorio nel quale il monastero sorge, non dimentichiamo che l’ordine benedettino è stato il vero motore dello sviluppo dell’economia dell’occidente, introducendo tutta una serie di innovazione e nuovi sistemi produttivi nel settore primario, dell’agricoltura principale fonte per il sostegno delle comunità locali, da strumenti innovativi per la pigiatura delle olive per l’estrazione dell’olio Ricerca e sviluppo a nuove tecniche di raccolta e mungitura del latte, con la produzione dei suoi derivati. Ricerca e sviluppo si chiama oggi nelle nostre organizzazioni aziendali, i benedettini introducevano questa funzione già 1500 anni fa.

Le mura spesse dei monasteri e la loro stabilità rappresentano la forza che esprimono e che sorregge lo spirito e la visione benedettina, “Stabilitas” dal latino stabilità, ciò che è venuto a mancare in questo periodo storico. Stabilità nel lavoro che ha ceduto il posto al precariato, stabilità nelle relazioni professionali, inquinate da un’etica latitante, stabilità nell’individuo che si sente smarrito in un mercato dinamico, cangiante e super veloce. San Benedetto ci fornisce una Regola contro l’instabilità, a noi oggi saperne trarre da quell’antico insegnamento i principi , i metodi e lo spirito che ha permesso di mantenere e far continuamente crescere questa antiche comunità monasteriali e adottarli nelle nostre aziende, che tanto risentono dell’assenza dello spirito di appartenenza, del senso della comunità che opera per il bene comune.

Tutti questi argomenti sono ampiamente trattati nel video-corso di:

Business Coaching (in eLearning) a soli 24,90 con attestato finale.

https://www.teammanagement.it/corsi/v…

Per la fruizione del corso online è necessario registrarsi alla piattaforma e Learning:
https://addabbocoaching.it/
una volta registrati e dopo aver effettuato l’acquisto si ha accesso alle visione del corso in e Learning.

Lo si può rivedere tutte le volte che si vuole, per sempre, si potrà scaricare l’attestato di partecipazione informato Pdf dopo aver visionato il corso per intero.

 

Come riconoscere un vero leader

Vi è mai capitato di avvertire un’energia incontenibile, che vi spinge a fare qualcosa per qualcuno? E che la fareste ad ogni costo…?

Avete mai avvertito il desiderio irrefrenabile di incontrare qualcuno senza sapere qual’è sarà l’oggetto del vostro incontro, ma la sola cosa che vi spinge a farlo è stare con quella persona…?

Avete mai avuto un interminabile zampillio di idee, propositi, progetti dopo aver incontrato una persona di questo genere ?

Desiderate incontrare nuovamente quella persona e non vedete l’ora di raccontargli tutto quello che vi è passato per la mente dall’ultima volta che l’avete incontrato…?

Bene! Se siete in presenza di queste sensazioni, emozioni e stati d’animo avete incontrato un VERO LEADER!

Il vero leader non lo si riconosce come persona, ma per quello che sprigiona in voi…

Il mondo delle organizzazioni produttive è carente di Leader. Piuttosto si entra in contatto con veri KILLER DELLE EMOZIONI, non appena hai una buona idea te la uccidono e con essa muore anche una piccola parte di te. Di conseguenza e per precauzione, ti guarderai bene dall’esprimere buone idee e dall’avere buoni propositi.

Le comunità produttive diventano dei veri e propri cimiteri di emozioni, luoghi di annientamento dell’animo umano, in cui il capo, carente di leadership, riversa sui propri collaboratori parte delle proprie frustrazioni e fa di loro un’estensione dei propri limiti.

Quando le organizzazioni non sono feconde, quando sono prive di progetti rigenerativi, significa che il terreno relazionale è arido! Non attecchisce più nulla…

Si dice che le cose nascano due volte: la prima volta nella testa e nel cuore di chi le genera e la seconda volta quando vengono finalmente realizzate. Pensate ai grandi progetti, alle meravigliose invenzioni che il genio umano ha saputo sfornare. Sono nate prima nel cuore e poi nel mondo.

Cosa fa un coach in azienda per favorire processi creativi e per riattivare la leadership di chi è deputato alla guida di un gruppo di persone?

Fa da specchio! Ripropone a chi ha profuso attacchi micidiali alle emozioni dei propri collaboratori le stesse parole e poi gli chiede: e adesso come ti senti…? E tu adesso come reagisci?

Se il coachee (cliente) è sensibile e attento si accorgerà che la mancanza di sensibilità, l’incapacità di comunicare un disappunto o la difficoltà a contenere rabbia e dissapori, nuoce innanzitutto a se stesso e poi a chi è sotto il proprio coordinamento.

E’ molto più facile essere temuti piuttosto che essere amati, quando si è un CAPO.

Ma, il vero LEADER è colui che riesce a far fare spontaneamente, di più, di ciò che le persone farebbero normalmente.

Dott. Emanuele Addabbo :  Contattami

L’investimento in conoscenza è quello a più alto tasso d’interesse!

Come consulente e formatore ho seguito molte avventure professionali nel settore della ristorazione, ma come ti dicevo nell’ultimo post, ci sono dei 10 principi ineluttabili che se applicati correttamente, non assicurano il successo della tua impresa ma evitano il fallimento, in questo settore sempre più ricco di opportunità di crescita e possibilità di affermarsi economicamente.

Tra i tanti casi aziendali a cui ho assistito nell’arco della mia carriera, ce ne uno in particolare che è rimasto impresso nella mia memoria.

Non più di qualche anno fa si iscrisse a un mio corso di Food and Beverage, Marco, un ragazzo cresciuto in una zona povera della nostra Italia, ma che amava questo settore e aveva tanta voglia di fare e crescere professionalmente.

Lo capii subito dalle domande che mi rivolgeva durante le mie lezioni in aula, sembrava che avesse fretta di imparare, di metter in pratica e così fu.

Aveva da poco preso in gestione una pizzeria d’asporto, un buco, ma quello poteva permettersi con i risparmi di anni di lavoro e di fatica prima come cameriere e poi come pizzaiolo nei vari locali della sua provincia.

Ma il suo sogno era gestire direttamente un’attività e applicare tutti quelle strategie che i suoi datori di lavoro ignoravano, anche se lui con un po’ d’insistenza cercava di propinargli.

Durante il corso oltre che alle classiche tematiche sul controllo di gestione e quindi dei costi, ricavi, margine di contribuzione, profitto, punto di equilibrio, introdussi il tema del Revenue Management applicato alla ristorazione, cioè su come incrementare le vendite e far aumentare il profitto d’impresa.

Marco mostrò subito grande interesse su questo tema e appena terminavano le lezioni correva nella sua piccola azienda ad applicare quanto era stato esposto durante la lezione.

Tra gli argomenti del corso c’era anche un’area tematica che riguardava il web e digital marketing applicato alla ristorazione, con tutte le nuove app ormai disponibili e i canali social.

Anche qui Marco non faceva che prendere appunti e smanettare sul suo cellulare già durante le lezioni.

Marco, per tutto il corso si sedette da solo e durante la pausa metteva in ordine i suoi appunti. Prima di riprendere la lezione con gli argomenti successivi, mi inondava di domande e sottoponeva questioni gestionali.

Il corso terminò e lui ringraziandomi per quanto appreso mi promise che avrebbe sperimentato tutto quello che era stato detto in quel ciclo di lezioni.

Sono tornato nella stessa città qualche anno dopo per un altro corso e come spesso accade quando sono fuori casa, mi piace cenare sempre in posti diversi, per vedere nuovi locali e gustare le ultime proposte della buona cucina.

Alcuni corsisti mi suggerirono di provare una nuova pizzeria che si era appena aperta e che stava riscuotendo un grande successo, mi dissero che il sabato e la domenica si faceva la fila per entrare e senza prenotazione era impossibile sedersi a tavola in quel posto.

Per fortuna non capitai in quella città nel week-end, era un mercoledì come tanti altri e dopo quei suggerimenti sulla prenotazione non esitai a chiamare il locale e a prenotare.

Lasciai il mio cognome: ADDABBO.

Arrivai puntuale all’ora prevista e con grande sorpresa ad accogliermi vestito di tutto punto in giacca e cravatta, trovai Marco. Professionale, elegante, con aria molto sicura di sé e con un gran sorriso mi disse: – dal cognome ho capito subito che era lei – e dopo i saluti iniziali e gli apprezzamenti per il locale mi chiese se poteva quella sera sedersi con me per fare due chiacchiere, gli risposi: con grande piacere. Gli chiesi: ma cosa hai combinato in questi anni dopo il corso che hai fatto con me? E lui mi rispose: ho messo in pratica tutte le cose che ci ha detto durante il corso di formazione, alla lettera, parola dopo parola.

Rimasi piacevolmente sorpreso di come i corsi di formazione, quando non sono costruiti sul nozionismo ma, sulla conoscenza che nasce dall’esperienza e dalla sperimentazione sul campo, danno ottimi risultati.

Come Marco aveva dimostrato. Bravo Marco!

Abbiamo programmato per il prossimo autunno 2017  a Torino il 7-8 e 9 novembre   e a Roma il 14 – 15 e 16 novembre  due edizioni del corso di Food and Beverage Manager come quello che Marco ha seguito qualche anno fa. Non perdere la grande occasione di essere preparato e pronto per affrontare il fantastico mondo della ristorazione.

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Cos'è il business coaching

Cos’è il business coaching?

Che cos’è il business coaching? Questa è una domanda molto comune tra coloro che non hanno particolare dimestichezza con il management aziendale, l’attività imprenditoriale e il mondo del business in genere.

La definizione del business coaching è variegata, in quanto sono molteplici le sfaccettature che questa pratica può assumere all’interno di un’organizzazione a seconda di diversi fattori, tra i quali il settore economico nel quale si opera, gli obiettivi concreti e misurabili che si intendono raggiungere nel breve-medio periodo e i bisogni formativi professionali che, conseguentemente, occorre implementare in azienda mediante una formazione mirata e pianificata del personale.

Il business coaching si può fondamentalmente definire come una relazione professionale tra un coach, ovvero colui che pone la sua professionalità in veste di “allenatore”, ed il coachee, ovvero il cliente che ne richiede l’intervento. Si configura come uno strumento per lo sviluppo e il miglioramento organizzativo, ma a differenza della formazione che avviene in un’aula, quindi in un ambiente protetto, il business coaching interviene direttamente sul campo, nei luoghi di lavoro, dove l’agire si sostituisce alla dialettica e si traduce in azioni concrete da apportare all’interno dell’organizzazione modificandone i comportamenti produttivi. Il coaching può essere paragonato a ciò che i greci chiamavano la práxis (greco πρᾶξις), cioè l’agire in vista di uno scopo. Il coach aiuta il coachee a guardare nella direzione giusta, a fissare lo sguardo su obiettivi che devono essere ben definiti e coerenti con la mission aziendale. Visualizzati gli obiettivi, si stabiliscono i mezzi e i tempi per raggiungere tali risultati che poi saranno misurati sia in chiave economica sia in chiave di benessere organizzativo, con un’attenta analisi del clima aziendale che si è venuto a creare grazie all’intervento del coaching in azienda.

Si possono individuare sostanzialmente tre diverse definizioni di business coaching:

  • La prima definizione è quella proposta dall’ICF – International Coach Federation, la più grande associazione di coach professionisti al mondo che conta oltre 20.000 associati presenti in oltre 100 Paesi e si occupa di favorire il progresso dell’arte, della scienza e della pratica del coaching professionale. Il business coaching si configura come una partnership con i clienti che, attraverso un processo creativo di stimolazione della riflessione, ispira a massimizzare il proprio potenziale personale e professionale.
  • La seconda definizione è dovuta a Timothy Gallwey: il business coaching consente di sbloccare il potenziale di una persona per massimizzarne le prestazioni, non insegnando ma aiutando ad imparare. Questa definizione, generata da chi per primo ha utilizzato il coaching in ambito sportivo, rende chiaro che il coaching ha come scopo primario il miglioramento della performance e che il coach non è un docente, ma qualcuno che accompagna nell’apprendimento creando le opportune condizioni di crescita personale e professionale.
  • La  terza definizione, tratta dal sito www.coachinginsider.com, illustra in termini semplici e chiari come avviene concretamente una sessione di coaching: il processo di business coaching è fondamentalmente una conversazione, un dialogo tra coach e cliente in un contesto produttivo ed orientato al risultato. Una conversazione in cui, ponendo le domande giuste al momento giusto, il coach incoraggia ed aiuta a considerare prospettive e strategie diverse. In questo caso è utile sottolineare la necessità di “un contesto produttivo ed orientato al risultato” che indica la necessaria volontà del cliente di muoversi verso il risultato, rendendolo anche responsabile del suo conseguimento.

Ma in cosa consiste concretamente il business coaching?

Innanzitutto il coach (l’allenatore) aiuta il coachee (il cliente) a guardare nella direzione giusta, a fissare lo sguardo su obiettivi che devono essere ben definiti e coerenti con la mission aziendale. Visualizzato l’obiettivo (lo scopos in latino), cioè ciò su cui rivolgo lo sguardo, si stabiliscono i mezzi e i tempi per raggiungere tali risultati e poi si misurano sia in chiave economica che in chiave di benessere organizzativo. Ma per raggiungere risultati importanti è necessario mettere in pratica un lavoro di accompagnamento rivolto a tutto lo staff con il team coaching (sessioni di lavoro su specifici gruppi o interi reparti) oppure rivolto ad un ristretto numero di persone con il corporate coaching (direttori, capi-servizio, responsabili) che provvederanno successivamente a diffondere la nuova cultura aziendale, a cascata, sull’intera organizzazione. Il business coach, in azienda, si occupa anche dell’analisi delle competenze e delle performance, dell’individuazione delle aree di miglioramento, delle azioni correttive sul comportamento, della cura della comunicazione e dell’immagine, della predisposizione di premi ed incentivi: sono questi gli strumenti di lavoro che un business coach professionista utilizza nello svolgimento del proprio lavoro.

I risultati di un intervento di business coaching in azienda spesso sono ben evidenti già nel breve periodo. Tali risultati possono riguardare l’incremento del fatturato aziendale, l’aumento dei feedback positivi e dunque anche del punteggio delle recensioni sulle principali piattaforme (Google, Facebook, Booking, TripAdvisor, ecc), il miglioramento del clima aziendale e del benessere organizzativo, la crescita personale e professionale di manager e dipendenti: in sostanza, un buon intervento di business coaching può contribuire notevolmente alla creazione di valore economico valorizzando la qualità, come bussola da seguire per orientarsi verso la costruzione di una forte brand reputation, e la creatività e l’innovazione in termini di iniziative, proposte, investimenti e attività – chi si ferma, soprattutto nel mondo imprenditoriale, è perduto!

Per concludere, il business coaching è: una relazione professionale che mira a costruire competenze valide per raggiungere specifici risultati e consolidarli nel tempo; uno strumento per lo sviluppo organizzativo, idoneo all’analisi dei fabbisogni formativi delle risorse umane coinvolte nei processi produttivi e all’individuazione di percorsi formativi su misura per generare o migliorare conoscenze e competenze professionali; una pratica orientata “al fare”, che opera direttamente sul campo correggendo comportamenti sbagliati ed implementando buone pratiche, in particolar modo basandosi sul binomio domande-risposte (imparando a porsi le giuste domande, nel modo e nel momento giusto, e trovare le risposte adeguate); un catalizzatore del miglioramento, in quanto il business coach non si sostituisce al manager o all’imprenditore, ma lo affianca sul campo nello svolgimento delle mansioni quotidiane che caratterizzano il suo lavoro, osservandone ed analizzandone i comportamenti, apportando le dovute correzioni e fornendo feedback costruttivi tenendo sempre ben chiari in mente gli obiettivi prefissati e i risultati che si intendono conseguire.

Scopri di più sul business coaching con il nostro corso dedicato.

Approfondisci le tematiche del business coaching nell’industria dell’ospitalità con il nostro e-book.

Video dell’intervento sull’Hospitality Business Coaching alla BTM di Lecce il 17 febbraio 2017

Hospitality Business Coaching: la creazione del valore economico nell’industria dell’ospitalità.

Il Business Coaching è una relazione professionale tra un Coach e il suo cliente, il coachee; è uno strumento per lo sviluppo e il miglioramento organizzativo. A differenza della formazione che avviene in un’aula, in un ambiente protetto, il Business Coaching, invece, interviene direttamente sul campo, nei luoghi di lavoro, dove l’agire si sostituisce alla dialettica e si traduce in azioni concrete da apportare all’interno della propria organizzazione modificando la sfera dei comportamenti produttivi.
Il coaching può essere paragonato a ciò che i greci chiamavano la práxis (greco πρᾶξις) cioè l’agire in vista di uno scopo. Il coach aiuta il coachee (cliente) a guardare nella direzione giusta; a fissare lo sguardo su obiettivi che devono essere ben formati, ben definiti e coerenti con la Mission e la Vision aziendale.
Visualizzato l’obiettivo, definito lo scopo (in latino scopos, cioè tenere bene in vista, ciò su cui rivolgo lo sguardo) si stabiliscono i mezzi e i tempi per raggiungere tale risultato che poi saranno misurati sia in chiave economica che in chiave di benessere organizzativo (con un’attenta analisi del clima aziendale che si è venuto a creare grazie all’intervento

del coaching sull’organizzazione).

Dott. Emanuele ADDABBO

Business  Coach e fondatore della Team Management  società  di consulenza e formazione per il turismo.

E’ consulente-formatore per le imprese del turismo e del mondo alberghiero, si occupa di business coaching per l’industria dell’ospitalità.  E’ autore del libro Hospitality Business Coaching pubblicato nel a novembre del 2016.

Dottore Magistrale in Economia del Turismo, ha conseguito la Laurea Specialistica presso l’Università  degli Studi di Perugia, facoltà  di Economia, con indirizzo Gestionale – Formativo e presso la stessa facoltà ha conseguito una Laurea triennale in “Economia e Gestione delle aziende turistiche”.

Ha ricoperto funzioni manageriali presso importanti multinazionali come: Marriott Italia SpA presso la sede di Roma e Sodexho SpA prima presso la sede di Milano e successivamente alla direzione generale di Parigi.

Attualmente è impegnato come Business Coach  nel mondo dell’ospitalità, assiste aziende su tutto il campo nazionale che operano dal mondo alberghiero alla ristorazione. E’ Executive Coach di numerosi imprenditori  e di manager con importanti ruoli di responsabilità.

 

Dott. Emanuele Addabbo [button_icon icon=”none” url=”https://www.teammanagement.it/contatti/” blank=”true” size=”middle” colour=”green”]Contattami[/button_icon]