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Come gestire i dipendenti

Gli uomini per natura configgono, soprattutto nei luoghi di lavoro. Il parlar male l’un dell’altro, esercitare la prevaricazione, il pettegolezzo diffuso, la cattiveria che ammorba gli ambienti sono le condizioni permanenti che connotano la maggior parte degli ambienti di lavoro. Luoghi dove si produce sofferenza, incomprensione, dove le individualità sono prima offuscate e poi cancellate.

Tutti contro tutti !

Ho visto molte organizzazioni bloccate su se stesse, incapaci di dialogare, di incontrarsi, di conoscersi, di approssimarsi l’un all’altro, si, perché nel luogo dove si lavora la dimensione umana, fatta di stati d’animo, sentimenti, emozioni è ridotta a ruolo, a funzionario dell’apparato produttivo; ciò che conta sono le competenze, ciò che sai fare, non ciò che sei e che puoi ancora diventare.
Sono organizzazioni che non hanno mai avuto un’anima, e semmai l’avessero mai posseduta è stata prontamente barattata con il profitto, in nome del quale tutto è concesso e permesso. Sono organizzazioni che implodono su se stesse, che si rinchiuderanno prima o poi come un fiore che appassisce.

Ma cosa manca in questi gruppi di lavoro? Cosa li può far sbocciare e proliferare …?
Ma sicuramente un credo condiviso, che li accomuna, che li distingue, in cui i gruppi convergono intorno a dei valori condivisi e nei quali riconoscersi; individui che hanno imparato a stare assieme, a dialogare, a parlarsi serenamente, a condividere, a progettare e a realizzare, tutti insieme. Anche se è  difficile tenerli tutti assieme, è come cercare di mettere in fila dei gatti, ma si può fare! E’ un lavoro duro, serrato, ma dev’essere costante. Le organizzazioni non possono essere abbandonate a se stesse, in cui non si ha cognizione della loro storia, del loro percorso, del loro obiettivo, di quali sono i loro valori, la loro missione.

Vanno istituiste dei percorsi di relazione, dove imparare a dialogare, a confrontarsi, a gestire i conflitti e a chiarire le incomprensioni. Un luogo dove le persone si incontrano, consapevoli della difficoltà della relazione, ma anche della loro necessità. Relazioni liberate dai conflitti emozionali, dalle tensioni individuali, dalle cattive interpretazioni; se non lo si fa, si rischia di rimanere a lungo assorbiti da sentimenti di acredine, di rivalsa degli uni contro gli altri.

E si perde di vista lo scopo, quelle che li accomuna: creare la comunità tesa a progettare, a produrre, a saper leggere le aspettative dei clienti e a saperne interpretare le esigenze.

Dott. Emanuele Addabbo : Contattami

Un locale si definisce in base alla sua tipologia di clientela, la sua domanda diventa l’offerta!

Molti locali hanno un’offerta ibrida, non sono ben caratterizzati, ben definita…per cui un locale orientato a una clientela giovanile si ritroverà presto ai suoi tavoli famiglie con bambini, che schiamazzano su e giù per la sala. Ma anche per quanto riguarda i loro menù saranno inadeguati se il target non è ben definito.

E’ il caso dei tanti locali “PIZZORANTE” dove ce ne per tutti i gusti, dai più piccoli ai più grandi, con prezzi trasversali che attraversano ogni fascia di clientela.

La definizione del TARGET e la corrispondente offerta in linea con le attese della clientela è alla base delle strategie di marketing per l’affermazione di un locale, altrimenti si va fuori mercato.

Questo concetto per quanto basilare e scontato troppo spesso è trascurato, nella fase di progettazione dell’attività, ma anche nella sua gestione. Sovente accade che un locale dopo che lo si è aperto subisce delle modifiche, ai banconi, al forno per la pizzeria, perché nel frattempo ci si è accorti che la clientela a cui ci si voleva rivolgere inizialmente, non entra in quel locale, ne arrivano altri di tutt’altra tipologia.

Un’analisi della tipologia di mercato al quale ci si vuole rivolgere, è necessaria, da questa definizione dipenderanno tutta una serie di strategie, dalla comunicazione al menù, dal tipo di personale che dobbiamo cercare alla carta dei vini.

Il TARGET prima di tutto, come ci hanno insegnato nelle università negli anni ’80 quando si accennava qualcosa sul marketing e dei servizi e della ristorazione. Ma vedo, come dopo un trentennio, nulla è cambiato, continuano ad aprirsi locali generalisti, per tutti i gusti, siano essi bar, pizzerie, ristoranti …
In un locale la tipologia della domanda diventa l’offerta.

Tutti questi temi li affrontiamo nei nostri corsi in eLearning.

Recensione del libro “Fatti il letto” di William H. McRAVEN (ed. Piemme 2017)

 

Questa notte sono andato a letto alle 03:00. Mi ha inchiodato alla mia scrivania la lettura di un libro a cui di primo acchito non avevo riconosciuto il suo magnetismo. E’ uno di quei libri che compri, per la loro dimensione e per il fatto di poterlo fare viaggiare con te comodamente.

Mi ha incuriosito il fatto che fosse classificato tra i bestseller mondiali tradotto in 24 lingue. L’autore l’Ammiraglio William H. McRAVEN è un ex ufficiale dei Navy Seals e dopo una lunga carriera spesa in diverse missioni su campi di guerra è attualmente rettore di quindici università del Texas.

Ma veniamo al libro. “Fatti il letto” (ed. PIEMME 2017) diventato un bestseller mondiale, è suddiviso in 10 brevi capitoli, ognuno dei quali (prendendo spunto da aneddoti e fatti veramente accaduti, sia durante le fasi di addestramento che sui campi di battaglia) enuncia un principi, verità incontrovertibili che saranno indispensabile per la sopravvivenza di questi invincibili combattenti, ma lo sarà anche nella loro vita da civili.

I lettori come me, invece, troveranno diversi spunti di riflessioni su fatti e vicende veramente accaduti nelle loro esistenze; questo spiega la diffusione del libro a livello mondiale. Perché ognuno di noi alla fine si riconosce nei Seals, ma a differenza loro, non ha avuto “la fortuna” di frequentare l’accademia di Coronado a San Diego in California. Arriva nel mondo da impreparato, in attesa che si compia le beata speranza, e vi troverà invece, il più insidioso dei campi di battaglia.

Leggete il libro dell’Ammiraglio McRAVEN, i suoi spunti sono interessanti, i principi enunciati lo sono ancora di più. E’ un libro che alla fine ti incoraggia, ti aiuta a non sentirti solo sul campo di battaglia, e forse rivedere le tue sconfitte alla luce delle sue narrazioni aiuta a rivisitarle e probabilmente comprendi che, anche tu, come ogni Seal, sei chiamato ogni giorno a portare a termine bene un compito ben fatto, se vuoi che la tua vita diventi ordinata in un mondo caotico.

Pertanto, la mattina comincia a “rifarti il letto”.

Emanuele Addabbo

 

PILLOLE DI COACHING – Quando il marketing mix più che una teoria diventa una pratica!

Carni di ottima scelta, il proprietario del locale che ti sorride mentre affila i coltelli per il prossimo taglio di prima scelta, il personale in sala che ti accoglie riconoscendoti, piatti fumanti che ti passano sotto gli occhi per essere serviti …
Siamo in una braceria, il locale è sempre pieno e se non prenoti non trovi posti disponibili … lo scontrino medio è di 20/25,00 € a persona. Quando hai terminato la tua consumazione ti alzi da tavola soddisfatto che la memoria gustati viva piena di ricordi, che sai bene li potrai ritrovare solo lì …

Il marketing mix, Il noto modello delle 4P (poi diventate 5) è stato introdotto dal Professor Jerome McCarthy nei primi anni ’60, ci ha insegnato le sue leve: prezzo, prodotto, punto vendita e promozione, quando questi 4 elementi agiscono in squadra e all’unisono è impossibile perdere la sfida con la concorrenza!

In questo video tutti questi elementi sono contemporaneamente presenti, siamo in una braceria nella provincia di Bari, guardate il video:

Fa bene ricordare qualche volta la definizione che Philip Kotler, guru del marketing, ha dato alla sua disciplina:

IL MARKETING

è la funzione tecnica dello scegliere:
A chi vendere;
Cosa vendere
Come vendere

nonché del programmare le azioni conseguenti perseguendo la realizzazione del profitto tramite la soddisfazione dei bisogni del consumatore.

Il marketing non è solo teoria, ma una pratica professionale che parte dai bisogni dei consumatori e sa bene che solo attraverso la loro soddisfazione si otterrà il profitto.

 

Questi e altri temi sono affrontati nei corsi in eLearning che ho video-registrato per te!

 

Credito d’imposta al 40% per la formazione 4.0

Siamo nel paradosso del mercato del lavoro, mentre da una parte avanza la richiesta di addetti ed esperti per l’industria 4.0 dall’altra la disoccupazione giovanile galoppa a due cifre con punte del 64% in alcune aree del sud del paese. Ci sono 150 mila posti di lavoro da subito disponibili, nell’industria 4.0 che non trovano occupanti con professionalità adeguate, per mancanza di competenze digitali. Il sistema della formazione, va da subito adeguato a quelle che sono le reali esigenze del sistema produttivo, senza rincorrere falsi miti di professioni e competenze ormai superate. Siamo entrati nell’era dell’intelligenza artificiale, che modificherà molti ruoli, alcuni saranno completamente soppiantati.

Con l’ultima legge di stabilità (205/2017) il Governo ha previsto dei fondi per 100 milioni di euro per la formazione 4.0 da effettuarsi nel 2018, individuando una serie di ambiti di applicazione inerenti all’innovazione tecnologica:

– big data e analisi dei dati;
– cloud e fog computing;
– cyber security;
– sistemi cyber-fisici;
– prototipazione rapida;
– sistemi di visualizzazione e realtà aumentata;
– robotica avanzata e collaborativa;
– interfaccia uomo macchina;
– manifattura additiva;
– internet delle cose e delle macchine;
– integrazione digitale dei processi aziendali.

La formazione dovrà riguardare specifici ambiti di competenza nelle seguenti aree:

– vendita e marketing;
– informatica e tecniche;
– tecnologie di produzione.

Per ognuna di queste 3 categorie, nell’Allegato A della legge di Bilancio 2018 vengono elencati i settori (ben 106 voci) nei quali svolgere la formazione.

Le aziende che hanno realizzato piani di industria 4.0 possono fare formazione ai loro dipendenti e beneficiare di un credito d’imposta del 40% del loro costo salariale fino a un massimo di 300 mila euro.

Alcune anticipazioni sul Decreto attuativo Formazione 4.0, atteso per giugno 2018, prevede l’utilizzo di dipendenti interni “Tutor” coinvolti come formatori e in questo caso il loro costo può essere scontato fino a un massimo del 30% della loro retribuzione.

La TEAM MANAGEMENT è stata già coinvolta in molti progetti di formazione 4.0 (v. foto) e registra un interesse sempre più alto sia da parte degli addetti ai lavori che dalle stesse imprese che vedono aumentare sia la loro produttività che la loro efficienza.